Londra se ne va.

Aprivo gli occhi, quella volta, a fatica, con il tendaggio del sonno ad opprimermi la fronte, cercando di capire dove fossi. L’odore non era dei migliori, ma aveva qualcosa di familiare e non mi sbagliavo, perché quella era una scena ormai abituale: il quotidiano risveglio nella metro. Stavo andando al lavoro? Ne stavo tornando? Come mi chiamavo? E soprattutto: quel tipo lì di fronte, che cazzo di capelli aveva? E mentre cercavo di trovare un ruolo nel tessuto spazio-temporale un nuovo pianeta occupava il mio sguardo tondo, gonfio e alieno. Una donna della city, abito costoso, pantaloni e scarpe da corsa, una di quelle col tacco in borsa, e un piccolo stronzo in pancia. Sì, cosa credi diventerà quel gonfiore un giorno: un agente di borsa, un banchiere, un avvocato, banalmente ladro come tutti gli altri, e io, io dovrei alzarmi e cedere il mio posto ad una stronza e al suo piccolo stronzo in potenza? Giammai – pensavo, e richiudevo gli occhi.

Nella mia vita di errori ne ho commessi parecchi, ma ora è il momento di non sbaliare più. Scusa: sbagliare… ok, perché c’è qualcosa di più tristo di Londra? Sì, io a Londra. Questa città e tutta la sua sporcizia m’hanno ripulito d’ogni residuo di umanità, rimpiazzandola con uno spesso strato di moquette polverosa. A questo mi sono ridotto: a frugare tra la spazzatura, cercando il cartone del surgelato appena buttato per leggerne i tempi di cottura al microonde, a meditare se conviene fare la spesa o semplicemente l’abbonamento dell’autobus e vivere degli avanzi sparsi ovunque tra i sedili. Mi preoccupo della wifi: va così male che persino gli scarafaggi sono migrati dai vicini, e delle donne incinte? Non me ne frega un cazzo volante. Ora, io del mondo e della gente non ne so molto, quel che so l’ho imparato giocando a The Sims, ma c’è qualcosa che non va: non si può andare avanti così, è ora di riprendere in mano le redini dell’esistenza e ascoltare la propria vocazione originale.

Come saprai bene all’acqua piace muoversi, con gran diletto, tra cielo, mari, monti e reti fognarie, piace muoversi al punto tale che essa stessa in principio creò la vita nelle infinite sue forme per farsi scarrozzare in giro a sbafo. E checchè ne dicano gli umanisti presuntuosi, i filosofi tutti e pure il tuo dio, qualunque esso sia, questo soltanto è lo scopo della nostra permanenza a questo mondo, l’unico vero senso della vita: spostare masse d’acqua. E di acqua ne sposterò parecchia nei prossimi mesi, nel mistico ciclo di assunzione-minzione che scandisce il ritmo dell’universo. Sì, me ne vado, per sempre spero ma non credo, comunque parto e vado via, e con me se ne parte questo luogo della mente. Londra si toglie dai piedi, da sotto i miei piedi, ospite indesiderata del mio campo di coscienza.

 Aspetta mie notizie…

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6 risposte a Londra se ne va.

  1. dozeq ha detto:

    Certo che Londra ci fa un po’ a tutti lo stesso effetto..

  2. ciku ha detto:

    tu mi ispiri sempre troisi.

    buon cambiamento, dunque.

  3. argnesa ha detto:

    EVVIVAAAAAA!!!

  4. magneTICo ha detto:

    ‘Questa città e tutta la sua sporcizia m’hanno ripulito d’ogni residuo di umanità’
    umanità? sicuro di averne avuta?
    e indove cazzo vai c’è l’internet?
    o ti devo dare il mio indirizzo di casa?

  5. bolognese pie ha detto:

    ma sei poi partito/a? curiosita’..

  6. Federico Lovat ha detto:

    questo post è pura poesia

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