A proposito di morte.

A proposito di morte, mi spiace dovermi ripetere, ma credo sia doveroso da parte mia rinnovare il mio accorato appello.
Guarda, se hai deciso che vivere non fa per te, hai tutta la mia comprensione. Vivere è come il porno con gli animali: non fa per tutti, forse la tua disperazione è tale per cui neppure il sorriso di un bambino, un fiore che sboccia a primavera, il rumore dell’acqua che gorgoglia riescono a farti apprezzare la bellezza del creato e diciamocela tutta: se davvero pensavi che queste fossero le cose per cui valesse la pena vivere, e non un gran bel pom insomma, un po’ te la sei cercata, no? Forse è una questione d’onore, forse un gesto razionale di fronte alla prospettiva di una fine più lenta e dolorosa, non lo so, nè onestamente me ne frega, forse sei un hipster, e in questo caso hai anche tutto il mio incoraggiamento, ma il fatto è che caro mio, se proprio proprio ti devi togliere dai coglioni non buttarti sotto la metro, è mala educazione, pensa un po’ anche a noialtri cristo. Eh sì perchè l’autiere, lui poveretto s’è scelto un lavoro tranquillo, se ne sta lì lui, a far finta di guidare – i treni son tutti telecomandati oramai, che credi? – se magna le patatine, racconta barzellette sporche via radio, e tu, birbante, tu ti ci pari innanzi così, facendo il vago, e niente niente ti fai ragù davanti ai suoi occhi. Magari è pure vegetariano il poveretto. E alla manutenzione, a loro non ci vogliamo pensare? Non avessero già ogni giorno i loro quintali di forfora, le balle di capelli, le montagne di caccole da buttare, no: tu devi fare il coglione e farti portar via dentro a un secchio, finire in una credenza poi, come già è successo e lo sai, chè arriva la signora delle pulizie, si vuole fare un the e me la spaventi tutta, dài, c’ha le coronarie. E soprattutto: ma ti sembrano ore, le due del pomeriggio? Perchè non aspetti le undici e mezza, mezzanotte, ti becchi l’ultimo treno, chè tanto ci son solo ubriachi, e non rompi i coglioni? No, lui, il disgraziato, l’unica vittima di un destino crudele, gna gna gna, deve poter alzarsi a mezzogiorno, il signorino, farsi pure la colazione al bar magari, poi andarsene con calma alla stazione e fare i suoi porci comodi, sì chè ore più tardi, quando il sottoscritto esce dall’ufficio, stranamente tutto bello allegro, con la gioia di vivere dentro, pronto ad un gaio massacro in accademia, ancora se ne stanno a raccattare i pezzetti inutili di un altro inutile personaggio. E i treni son sospesi, e io voglio andare a casa. Che non mi tocchi di spiegarti io come si fa, è mala educazione, cristo.

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Una risposta a A proposito di morte.

  1. magneTICo ha detto:

    cosa si inventa oggi la gente per non lavorare…

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