Mi si faccia la carità.

Alle ore 18:21 di Lunedì 19 Marzo 2012, sulla carrozza di coda del Central Line train per West Ruislip (che si legge uèst rèslip) un omone di mezza età emetteva fragoroso peto che in seguito a successivi accertamenti si rivelava essere di peso specifico ben superiore al limite consentito. Ma niente panico: dice s’è cagato addosso per beneficenza. Eh sì, perchè in the UK le opere di bene funzionano così, dando il pretesto per trasgredire alle regole sociali, ai consigli del proprio medico curante o alle esigenze contrattuali lavorative. Vuoi vestirti come una deficiente senza aspettare l’addio al nubilato, farti un viaggetto al polo nord, svegliare i pendolari con schitarrate, schiamazzi e parrucche da Elvis? Nessun problema, everything goes – vale tutto, finchè lo fai in nome di non meglio specificati bambini poveri, bambini malati, bambini rompicoglioni. Mai che a nessuno venga in mente di fare qualcosa di veramente utile, tipo chenneso, andarsene in Africa a fare il muratore. Sarebbe troppo facile, e demagogico, meglio fare il figo e correre trenta maratone in un mese, spogliarsi in tivu, lasciarsi crescere i baffi, perchè l’inglese è persona dal senso pratico e la beneficenza la fa come va fatta. E a proposito di beneficenza, mi si viene ad agitare innanzi un secchiello di monetine, per combattere il cancro alla forfora, tenuto in mano da un enorme drago di peluche, dentro il quale suda profusamente un ragazzotto indiano. Fermo lì: gli indiani che muovono un dito senza il prospetto di un ritorno economico? Vuoi dire che per tutto questo tempo i miei pregiudizi erano solo ottuse farneticazioni razziste? O forse – e ti rovino la sorpresa: è proprio così – vuoi dire che le charity sono organizzazioni a scopo di lucro in tutto e per tutto, i cui dirigenti guadagnano profumatamente ed esentasse e la cui manovalanza percepisce una percentuale sostanziosa sul raccolto? Quanto finisce nelle mani dell’avido bambino povero dopo tutti quelle scremature non lo so, ma l’impressione è che il disgraziato non debba preoccuparsi dell’obesità. Anche fosse, c’è un’organizzazione che raccoglie fondi pure per quello.

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2 risposte a Mi si faccia la carità.

  1. argnesa ha detto:

    Ah beh, allora vogliamo parlare del mondo delle cooperative in Italia?
    Le cooperative: all’insegna del “mutuo aiuto”. Nel senso che aiutano a pagare il mutuo a chi le dirige.

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