Pomeriggio ore sei, la soluzione. Parte Prima.

Non è il solito pezzo d’amore della tradizione melodica italiana, la melodia c’è sì, ma i lisi patemi e i consumati luoghi comuni no. Non è neppure una canzone di denuncia, di lotta, un manifesto di rabbia generazionale, anche se per qualcuno lo potrebbe essere, direi più un testo da pagina di costume e società, oppure una trasposizione moderna degli aneddoti medievali sull’astuzia del debole contro la tirannia dei potenti. La storia è semplice: “lei è molto giovaneee”, neppure maggiorenne, ma questo agli occhi dell’artista non può giustificare il fatto che si debba attendere per uscire la sera e poi “fare i sogni che vogliamo noi” – ti rovino la sorpresa: vuol dire scopare. “Perciò”, ed è una parola importante, che implica causalità, i ragazzi si ritrovano a casa di lui, il pomeriggio alle tre. Il concetto espresso è chiaro: l’uscire la sera ha importanza secondaria rispetto al fare i sogni che vogliamo noi – leggi: chiavare – attività che si può invece svolgere benissimo anche in fascia pomeridiana entro le mura domestiche e quindi perchè perdersi d’animo, alè.
Ma ecco ch’entra in scena un genitore, il quale, forse invidioso per aver perso la verginità a ventottanni come il sottoscritto, adduce presunte questioni patronimiche per mantenere la virtù della figlia, arzigogolando fino alla terza generazione. Ciononostante i nostri due protagonisti non si curano dei genitoriali ammonimenti e continuano a fare i sogni che vogliono loro – credi voglia dire accoppiarsi furiosamente? Io penso proprio di sì – giungendo fino al tragico pomeriggio in cui il di lei padre si accorge che la natura del loro rapporto non è del tutto platonica – secondo me scopavano – e le proibisce di uscire di casa. Oi lasso, quanto tristo il destino del difensore degli antichi costumi, orco che altre armi non ha se non una ben poco astuta condanna alla prigionia, perchè, sai che c’è, il poveraccio il pomeriggio se ne sta a lavorare, per mantenere moglie e figlia puttanella, e i nostri volpini continuano a fare i loro porci comodi, pardon: quei cazzo di sogni che vogliono loro, a casa di lei.
Una farsa? uno sberleffo? o un dramma dei valori? Ai posteri l’ardua sentenza. Quello che invece inquieta le mie notti è che di questo pezzo esiste un video… Ecco, riguardiamocelo per favore.

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4 risposte a Pomeriggio ore sei, la soluzione. Parte Prima.

  1. argnesa ha detto:

    sei un vero genio incompreso, cazzo.
    mi hai regalato degli attimi brividosi di gioia, mi hai fatto tornare in mente quando ero minorenne e scopavo, e non pensavo alla prigione.
    E su questo verso ti rimando a questo tuffo nella nostra infanzia:
    http://www.filastrocche.it/nostalgici/canzoni/ticetac.htm

  2. sanderrimo ha detto:

    sei un vero genio, punto.
    continua a non scopare per favore.

  3. Ezzelino ha detto:

    ma spiegati meglio, alla fine i due, cos’e’ cje facevano?

  4. ciku ha detto:

    l’ambientazione del video fa molto jesus christ con il cantante (del quale non ricordo/voglio ricordare il nome) che potrebbe benissimo fare la parte di erode. due cose non mi convincono: cosa c’entrano quelli del kkk? e perché un signore si mette ad annusare un’ascella?

    (cmq, dalla faccia sconsolata di lui, non credo che i sogni che vogliono loro siano ‘sto granché)

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