Una terra promessa.

A detta di Mark, con la barba e i quadrettoni del mio dolcevita marrone sembro uscito da un libro di educazione sessuale degli anni settanta, ma non è questo il punto, il punto è che così, di punto in bianco, m’arriva una mail da tizio, cripticamente annunciandomi: hey, domani ti scriverò una mail. No ma grazie per avermi avvisato, nonchè sprecato risorse energetiche per trasmettere contenuto di informazione pressochè nullo e datomi qualcosa a cui pensare durante l’altrimenti desolato orario d’ufficio, perchè se uno ti deve preparare a delle notizie si deve trattare di qualcosa di importante per forza, come suggerisce il mio consulente di fiducia. L’ironia della vita sta invece nel fatto che poi il giorno dopo tizio mica mi ha scritto, lasciandomi così, come l’aratro in mezzo alla maggese. Ma lasciando stare l’erotismo represso pascoliano e la scuola positivista bolognese, cosa è peggio di una promessa non mantenuta se non una promessa non richiesta e non mantenuta? Chi l’ha mai chieste tutte quelle promesse a coso, eh? Non poteva restarsene a casa sua? Sì, la so già la risposta: doveva farlo se non voleva finire in galera dopo tutti i casini ch’aveva combinato, senza tacere poi la sua naturale predisposizione a farne sempre di nuovi e più grandi. Eh sì, da quello che sento sembra proprio che sia finito, finalmente, il secondo ‘ventennio’ italiano e potrei lanciarmi ora in acute analisi e riflessioni e ancora analisi e quant’altro su ciò ch’è stato e sui segni che esso ha lasciato sul vostro paese, ma preferisco guardare avanti e porre l’accento sulle infinite possibilità che il futuro riserva ora alla politica peninsulare: morto uno stronzo se ne fa un altro. Nel frattempo non so se lo sai, ma tutti nel mondo sono alquanto preoccupati per te e mentre i tuoi giornali come sempre da quando ho memoria sprecano inchiostro a riportare le chiacchiere inutili della tua inutile classe dirigente, i miei di giornali ti danno per spacciata e già fanno i conti di quanti debiti lascerà l’Italia nelle banche inglesi, una volta avvenuto l’imminente quanto inevitabile patatrac. Dirai tu: arrivati a questo punto, cosa ci si può più fare. Beh, non saprei, ma se vuoi un consiglio, va’ su google.com e cerca “do a barrel roll”.

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2 risposte a Una terra promessa.

  1. ciku ha detto:

    la barba fa sempre figo però la storia della mail non la dovevi raccontare. ‘sta cosa dei discorsi in sospeso non è carina. sul tuo finale faccio finta di niente, fischietto e batto le mani sulle orecchie. e intanto penso a come potrebbe essere trasferirsi in slovenia.

  2. magneTICo ha detto:

    oh cazzo mi è risalito un trip del ’94. ah no è google!

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