Una lattina di Grass Jelly

“Scusa, non vorrei disturbarti…”
“Però lo fai stesso, eh?”
“Beh, sì, volevo ringraziarti… mi hai dato molto…”
“Sì, sì, ok, ok…”

Capita a tutti di essere regazzini e rimanere folgorati sulla via di Damasco da una band anglosassone che prima credevi essere solo un’azienda produttrice di macabre magliette. Essere ipnotizzati dal carisma di quel capellone ingobbito col chitarrone bianco – battipenna a specchio – e dal frenetico vorticare delle sue dita. Chi non ha poi scoperto a questo punto che quel coso si chiama basso e non se n’è andato un’estate in fabbrichètta a guadagnarsene uno, non sapendo ancora bene che suono avesse o che cosa facesse di preciso. Gli anni dei primi peli sono anche quelli dei miti che vedi sulle copertine dei dischi e pensi sovrumani. Per fortuna poi si cresce e si impara che in fondo in fondo, siamo poi tutti lì, non proprio uguali ma più o meno dài. Però sai, quando a tutti succede di ritrovarsi in un pub semideserto di Londra e beccarsi il multimilionario pluriplatinato, alto come una pinta e conciato come un barbone a bersi una birretta al concertino della figlia poco talentuosa, come fanno tutti a non andare a ringraziarlo dell’ispirazione giovanile, anche se a ben vedere sarebbe lui a dover ringraziare tutti per i soldi spesi dietro i suoi dischi, compresi quelli più discutibili – i best of no, sono proprio dei furti. Eqquindi Steve Harris, ma vaffanculo va’, è pure dal ’92 che non scrivi un pezzo decente. E tua figlia è inascoltabile, me la farei per carità, me me la porterei a letto per canticchiarle i tuoi cavalli di battaglia mentre è lei a cavalcarmi, giusto per metterla in edipico imbarazzo.
Vuoi mettere gli A New Tomorrow? Loro sì che te li vai ad ascoltare volentieri, con una morbidezza nel manico, una facilità nel suonare, un batterista in meno, ma soprattutto te li vai a vedere, perchè sono proprio dei bei ragazzi. (Scusa cara, approfittavo del post per inserire messaggi cifrati alla mia loggia massonica.) Ora invece me ne vado a vomitare, certi atteggiamenti mi nauseano.
Ok, diciamo pure certi atteggiamenti assieme a ingenti quantità di alcol.

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8 risposte a Una lattina di Grass Jelly

  1. ciku ha detto:

    però steve harris era il più figo del gruppo, fisicamente parlando. non che ci volesse molto, in realtà.

    • miotsu ha detto:

      non saprei, mia sorella preferiva Bruce Dickinson, mappoi è quello che ha scritto quasi tutti i pezzi, suonava come una scheggia e sempre è parso persona alla buona. forse, e i loro ultimi sei album un po’ lo suggeriscono, s’è semplicemente rincoglionito, s’è seccato dentro. mah. boh.

      • ciku ha detto:

        non so, ho smesso di seguirli dopo no prayer for the dying. però fino a quel momento spaccavano della madonna. magari ora mi butterò sui così, lì… ‘spetta, com’è? ah, sì. gli a new tomorrow.

      • miotsu ha detto:

        beh, Fear of the Dark è strepitoso pure, poi sì, meglio passare ad altro.

  2. ciku ha detto:

    (ah, vedo che lassù è “cosi”, non “così”. che ne so come m’è uscito l’accento…)

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