Ascetismo e mortificazione della carne.

“Ogni giorno, in ogni modo, sono sempre, sempre!, più meglio”, diceva il buon Emile Couè agli albori della psicologia, e ne era ben convinto, e un po’ lo volevo credere anch’io che l’evoluzione dell’individuo fosse una continua espansione verso inarrivate altezze di eccellenza, attraverso la magia dell’apprendimento, ma lasciati rovinare la giornata: non è vero. Non c’è dubbio che ogni giorno io sia una persona diversa dal Miotsu ch’era andato a dormire la sera prima, ma ciò non comporta necessariamente un effettivo miglioramento su ogni scala di valutazione personale, fatti eccezione forse una decadenza fisica così veloce da esserne orgogliosi e la tendenza ad usare una terminologia inutilmente bizantina. A dimostrazione di ciò, le sempre più frequenti battute di spirito sul design software della nostra piattaforma, le post-moderne coreografie sonnambule con cui inquieto i compari pendolari, il sentirmi irresistibilmente attratto da una ragazza solo in virtù dell’incredibile somiglianza tra le sue lune e quelle della mia ultima sciagurata compagna. Maledetta Bulgaria. Non c’è bisogno di farmi notare come questi sintomi non siano dei più rassicuranti, grazie, ma la diagnosi non è poi così difficile.
Ero rinomato ai vecchi tempi per saper squisitamente citare alla cazzo proverbi, luoghi comuni e altre banali amenità, come se davvero vi fosse in essi una qualche forma di valore didattico. Eccomi allora tornare alla carica con un presunto detto giapponese: qualunque cosa stai facendo, ti ci stai allenando, qualunque cosa essa sia. Alla luce di questo teorema si spiegano i virtuosi del divano, i grandi rompicoglioni, i campioni del tabagismo e tutte cose, mentre io di certo non esercito la mia lucidità, nè intelligenza, o contegno, facendomi strada nel mondo della programmazione ad oggetti, della lotta a terra e della sistematica meditazione onanistica (se hai solo la terza media, sia mai che voglia snobbarti, voglio semplicemente dire che mi tiro un vagone di seghe). Nient’altro? Ah sì, sto pure aspirando al ruolo di alcolista, e scusatemi s’è poco. Lo so, non stiamo parlando di sviluppi piacevoli, ma perlomeno si tratta di un processo ormai sviscerato nella sua semplicità e non del tutto irreversibile, sia benedetta la rehab, e di conseguenza si può rimanere relativamente calmi e dormire sonni tranquilli, tra un doloretto e l’altro.
Alla mia vasta collezione di piccoli-medi-grandi infortuni sul tappeto sono infatti finalmente riuscito ad aggiungere una simpatica abrasione al capezzolo destro, che costante mi ricorda della sua presenza come un occhiuto triangolo nella toilette di un preadolescente. In effetti, sembra strano non gli fosse successo niente prima, a pensarci adesso, a farsi rotolare in una casacca di cotone ruvido come la iuta, se non addirittura come la juta, per tutte quelle ore. Guarda, mi alzo la maglietta e me lo guardo un po’, e scopro che per poco non rischiavo di raschiarmi via il bottoncino e restare con un cratere da estinzione giurassica. Lo so, probabilmente mi starai maledendo per il raccapriccio o la smorfia di dolore che ti sarà venuta al solo pensiero di immagini così crude, ma non prendere la cosa troppo sul serio, a parole farà pure impressione, ma non stiamo parlando di tortura qui, piuttosto della sensazione di avere un gruppo di peperoncini che suonano e ballano il flamenco sul tuo pettorale, niente più. Alleeelllleeeellleeaaaeeaaa.
Questo a ricordarti che qualsiasi cosa succeda, mantieni la calma: passerà.
Passerotto Miotsu.

Alle volte il paradenti non basta.

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3 risposte a Ascetismo e mortificazione della carne.

  1. ciku ha detto:

    prova così. magari aiuta.

  2. magneTICo ha detto:

    Ma è stata una delle pratiche onanistiche che ti ha conciato così?

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