Dio non esiste, period.

La gente mi ferma per strada e mi dice: Miotsu, sono francamente toccata dalla piega blasfema che hanno assunto negli ultimi mesi le tue scelte lessicali. Sguardo di disapprovazione, prima dell’argomento tipico della giovane catechista di provincia: perchè poi, guarda che Lllui non ti ha fatto mica niente sai?
“Come niente, cara la mia saputella dalle scarse attitudini alla dialettica, mi ha… vediamo, mi ha… ecco, mi ha fatto perdere i capelli, quel bastardo! Tiè, contenta? E adesso come la mettiamo?”
“Beh, ti sembra una cosa tanto grave?”
“Non lo so, dimmelo tu, preferiresti una tonsura inappellabile a vita o qualche occasionale accostamento del tuo nome a generici animali da cortile? Che faccio, vuoi provare? Vado a prendere il rasoio? Tranquilla, dài, non ti spaventare, era solo per dire. Ma parlando di cose più serie, ce l’hai il ragazzo?”
“Sì.”
“Ed è qui adesso?”
“No, è fuori città, per lavoro.”
“Quindi non è un problema se ti lecco la faccia come uno yorkshire terrier, no?”
“Stai scherzando, vero?”
“Sì, anche se ci fosse il tuo ragazzo qui attorno, che ci sarebbe di male? In fondo, non avresti alcun problema a farti leccare da un cane, no? E la mia lingua è decisamente più gradevole, di quella di un quadrupede tristemente noto per la golosità con cui divora escrementi, quindi perchè no?”
Sto forse sfruttando la proprietà transitiva dell’insulto per fare illazioni sulla presunta coprofagia di Nostro Signore delle Cime? Può darsi, ma la morale della storia è: non blaterare troppo con le tipe dopo la quinta pinta e pensa piuttosto che tra quattro ore ti si aspetta in un ufficio dell’Essex per lavorare ad un importante progetto sulla sicurezza marittima. Sonora bestemmia, alla faccia della catechista e del MonaDelPret.

Una verità scomoda che viene troppe volte taciuta nelle guide turistiche di Londra, anche il Notting Hill Carnival, come tutti i carnevali che si rispettino, ha la sua maschera caratteristica: il MonaDelPret, o più semplicemente il Mona. Un personaggio bizzarro, dalle grottesche sembianze di rachitico sgorbio pelato e occhialuto che sa rendersi odioso fin da subito, col fare affettato dei connazionali che dopo cinque anni in Londra fingono di essersi dimenticati la madrelingua e infilano mezze frasi in inglese here and there. Ma forse esagero, forse è perchè il Mona l’italiano non l’ha saputo mai, e non ne ha imparato che frasi fatte, da manuale di conversazione, come “Dio c’è”, “sono credente ma non praticante”, “il bagno è in fondo a destra”. Persona gradevole come una varicocele, mi sbatte le sue verità in faccia, spavaldo, mentre la folla si disperde verso casa, e sebbene mi veda a suo dire visibilmente alterato dall’eccessivo consumo di alcol. Lo rassicuro sulla mia lucidita, ma non basta, se e quanto sono sbronzo lo decide lui, sicchè non sa se ne valga davvero la pena di esibirsi oltre nel suo squallido teatrino. Solo quando il pubblico si fa più folto lo spettacolo può andare avanti:
“No, ecco, perchè lo dicono anche i non-credenti, sai? Cioè, prova a fare un sondaggio in giro, chiedi a un po’ di gente. Anche i medici lo dicono, che ci sono delle malattie che le trovi solo tra… No, perchè, cioè, io ho pure colleghi e amici omosessuali e tutto, cioè non sono uno che. Perè è sbagliato dài, non è così che funziona, è contro la volontà di dio, è per quello che si ammalano. E poi… poi non possono essere felici, perchè un uomo non potrà mai avere quello che cerca da un altro uomo, è colpa dell’ambiente familiare in cui uno cresce, e anche una donna, figuriamoci, con un’altra donna…”
Fortunato il nostro amico che la mia malattia si chiami invece civiltà, e tra i suoi sintomi annoveri il contenimento del consistente prurito alle mani. Caro, io sì che potrei essere felice con un uomo: con te e le tue braccia broken, ma ti lascio lì, tra la pazienza degli altri, in una di quelle discussioni infinutili che portano alle tre del mattino senza tabacco e con le proprie opinioni magnificamente immutate. Tu, che il tuo dio ha fornito di cotanti estetici pretesti per odiarlo, rimani pure lì a difenderlo, a credere nel paradiso e tutto il resto, e a guadagnartelo questo tuo paradiso, a modo tuo, rimanendo ignaro di come sia starsene nudi su un divano di pelle nera, mentre una escort di lusso dai lunghi capelli corvini e gli occhi blu, nuda anch’ella, ti prepara una grassa canna dell’erba migliore: awesome!

Miotsu.

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2 risposte a Dio non esiste, period.

  1. magneTICo ha detto:

    Mentre leggevo il tuo post il tempo si è fermato e ho avuto seriamente paura di essere a cena con Gianni Morandi e Giovanardi… l’unica maniera per guarire da quella malattia che ho anch’io.

  2. paulet1983 ha detto:

    Dio Canàia. C’è ancora gente convinta che un uomo da un altro uomo cerchi moglie e figli? Che fatica le credenze, Miotsu.

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