A tutto gas.

Parole e pensieri rubati ad italiani muniti di regolare biglietto sul tredueotto direzione Sheperd’s Bush.
Biondina con amico, accento romano frignesco:
“No, no, no, io voglio tornare a casa, Londra m’ha stufato. Come? Sì, sì, ‘na figata… ‘na figata ‘sto cazzo, guarda, me sta avveni’ ‘a depressione, so’ ttriste, so’, so’ ttriste. Sì, sì, ce l’ho capito io, tutti i locali, ‘e discoteche, ma chi le vede mai, sempre a lavorare sto. C’ho ddiciannove anni io, e sto a lavorare, non vabbène così, nonvabbène. So’ triste, so’!



me so’ scassata er cicciolo de ‘a fregna de ‘sta cazzo de Londra.”

Trentenne dentro, barba pallida e rada, telefono all’orecchio:
“Ti dico che è una cazzo di coincidenza, sembra che lo fai apposta. Un’ora sono uscito oggi, un’ora sola, e proprio in quell’ora mi vieni a chiamare. Quattordici volte!

Sempre in casa sto, sempre. E non mi chiami mai. E non ti fai mai trovare, poi ogni volta che esco, anche solo dieci minuti… come? Sì, no, un’ora stasera, un’ora, ok, anche solo un’ora e mi vieni a chiamare quattordici volte. E ti incazzi pure.

– tono lento e grave, leggero vibrato –
comincio a pensare che non mi ami più.”
Se non lo sai ancora, quando qualcuno arriva a dire: “inizio a pensare”, la storia è già irrimediabilmente compromessa, ma ssst!, non è ancora finita…
“Perchè mi tratti come un cane.”
Silenzio. Ok, adesso è finita.

Pallido pelato, panzetta etilica e ingombrante custodia per basso elettrico – Fender Precision mancino, manico in palissandro, nero con battipenna bianco.
“Aaaahhh, che risotto ragazzi, che risotto. E il Valpolicella… e la grappetta.

Dì quello che vuoi, ma di tutto quello che ho fatto e visto qua, non c’è niente come stare con amici così, niente.”

Ma lasciamo da parte gli attimi di gioia ebete e torniamo a cose ben più importanti: torna a far parlare di sè il tizio che qualche mese fa in fabbrica s’è gonfiato la budella a dieci atmosfere. Come se l’ugello di un compressore che si stacca dal proprio supporto e guidato dalla pressione si infila lungo le bermuda di uno per poi conficcarvisi dritto dritto nell’orifizio posteriore non fosse la cosa più naturale del mondo, i giudici sono decisi a far luce sull’accaduto e accertare se vi siano responsabilità da dare e a chi. Ingenui, lo sanno tutti che i macchinari industriali sono progettati appositamente per metterlo nel culo agli operai. Ciononostante le indagini continuano, nessuna delle ipotesi viene scartata. Personalmente, approfitto dell’occasione per continuare la mia missione di propaganda anti-India e accusare quel lestofante di sikh che il poveraccio si ritrovava come caposquadra. Incantatori di serpenti, mai dar loro le spalle.

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