Banane.

Ogni settimana mi compro un ciuffo di banane. Le prendo che sono ancora verdi, sei, sette, perchè mi piacciono non troppo dolci e belle dure, leggici quello che vuoi. Ora, non serve mica un genio per capire che non ho intenzione di mangiarmele una dietro l’altra, me ne basta una, a colazione, tanto per avere qualcosa di pesante sullo stomaco fin dal primo mattino. Ma allora perchè non farne confezioni a scadenza distribuita nel tempo? Perchè venderle tutte allo stesso stadio di maturazione, sicchè il mercoledi mattina, che la strada verso la spesa del sabato ancora è lunga, me le ritrovo tutte, senza eccezione alcuna, marroni, dolciastre e mosce? Non si potrebbe adottare il principio delle pillole anticoncezionali, una banana per ogni giorno, col suo bel bollino promemoria? No, dico, è solo una proposta.
Quelle di questa settimana invece ancora sono verdi, ma nel momento in cui scrivo, rubando parte del mio immeritato stipendio, già chiazzate ovunque di nere lentiggini, come dei flaccidi dalmata marziani. Le avranno selezionate per i bambini, perchè ci piacciono le cose colorate, per invogliarli a mangiare più frutta. O forse lo hanno fatto apposta per farmeli girare. No, dico, è solo una teoria, ed è incredibile come certe parole richiamino immediatamente la sfera sessuale, che società malata, e flaccida.
Tanto comunque non me la prendo per la storia delle banane, ho altro cui pensare. Da qualche tempo c’è una nuova barista al caffè vicino alla stazione, bionda e minuta, con occhi grandi grandi e tondi, non so perchè, mi ricorda una nocciola, o uno scoiattolo forse, non so. Quando arrivo al mattino lei sa già cosa prendo, quasi non c’è bisogno di parlare, ci si sorride e questo basta, perdendosi per pochi attimi negli occhi dell’altro. Eh sì, sono cose che ti cambiano la giornata, o perlomeno i dieci minuti a venire, e allora sai che ti dico, quasi quasi domani mi fermo e ci faccio quattro chiacchiere, sì, dài, domani.
Già, domani. Domani chiamo il medico per quella roba là, domani mi stiro i pantaloni grigi, domani vado in banca. Domani chiedo l’aumento, domani mi porto il pranzo da casa, domani studio, come ai vecchi tempi. Un bell’armadio, il domani, sembra sempre ci stia di tutto, ma alla fine poi c’è poco di che stupirsi, se il giorno dopo non si combina un cazzo: con tutta la roba che c’è da fare chi mai lo troverebbe il tempo.
Senza contare che nel domani in questione, dietro il banco del caffè, mi ritrovo un giovane nordafricano trecciato e baffuto. Per carità, sorride anche lui, ma preferivo la bionda. Cosa vuoi che faccia: vuoi che venga di nuovo meno a un buon proposito? Si chiama Ahmed, venerdì finisce alle sei e si esce a cena. No, dico, è solo un’avventura.
Carpe diem, cara mia, porco diem.

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3 risposte a Banane.

  1. Maurizio Scrostabarile ha detto:

    Dove son finite le stelline? Volevo metterne 6! Ah, eccole là, si aprono coi commenti adesso.
    Ma poi, con Ahmed, com’è andata?

    • miotsu ha detto:

      Un paio di birrette, le solite banalità sulla vita di coppia e l’ho accompagnato alla fermata dell’autobus, luogo di limonaggio per eccellenza, tenendo la lingua al suo posto.

  2. magneTICo ha detto:

    ti sei portato dietro una banana?
    no non è razzista…
    è solo malata e flaccida.

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