Una volta.

Una volta mi sono ritrovato alle tre del mattino, tra i tavoli vuoti di un locale chiuso, ad aprire lattine di birra, degno membro di una massa informe di italiani all’estero.
Una volta il fumo lo trovavi ovunque, e la coca costava un casino, adesso invece sniff.
Una volta avevo un programma a Radio Sherwood, poi hanno menato uno e io mi sono cagato addosso.
Una volta questo posto era un appartamento.
Una volta in questa azienda si faceva ricerca, adesso si passano carte soltanto.
Una volta c’erano rave dappertutto, adesso solo nei parchi, e finiscono alla mattina, perchè alle sei arrivano i pensionati coi cani, i corpi speciali della cinofila d’argento.
Una volta i piastrellisti fornivano prestazioni qualitativamente superiori e il risultato del loro lavoro era strutturalmente adeguato, adesso per star tranquillo devo rivolgermi a gente dall’acconciatura bizzarra che si esprime soltanto attraverso il dialetto veneto.
Una volta in Italia ci tornavo spesso, adesso cosa vado giù a fare, chè non posso guidare, con tutti quei test, perchè io mi drogo, e se mi fermano cosa gli dico, qualsiasi cosa mi cercano in corpo ce l’ho.
Una volta c’era la canzone napoletana, che ha cinquecento anni, come il pentagramma di Guido d’Arezzo, adesso per sistemarti ti ci vogliono tre successi: con uno campi cinque anni, con due dieci, con tre sei a posto e puoi fregartene di dare un senso alle tue frasi.
Una volta in quella pizzeria ho mangiato bene, poi ci sono tornato altre due volte ed era sempre una merda, com’è possibile, perfino il padrone era diverso.
Una volta gli affitti qui uno se li poteva permettere, poi sono arrivati quelli della city, i banchieri fighetti, e i prezzi sono andati alle stelle, senza contare che nel frattempo ho cominciato a tirare di coca.
Una volta si parlava il romanesco, adesso c’è solo il romanaccio, e il dialetto romano vero si parla solo in due quartieri: Trastevere e quell’altro.
Una volta con le ragazze era più semplice, andavi e ti facevi una bella chiacchierata, poi se ti piacevano te le portavi a letto. Una volta non erano come adesso, non ti schivavano, non cercavano soltanto qualcosa di cool da raccontare alle amiche il giorno dopo, vivevano per davvero.
Una volta non sembravo un diabolico incrocio tra Paolo Conti e un obeso di mezza età afflitto dalle malattie professionali tipiche dell’autotrasportatore germanico.
Una volta mi sono sorpreso a fare del sarcasmo, adesso non sembra poi nemmeno così divertente.

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Una risposta a Una volta.

  1. FabriTz ha detto:

    The grass was greener
    The light was brighter
    The taste was sweeter
    The nights of wonder
    With friends surrounded
    The dawn mist glowing
    The water flowing
    The endless river

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