In treno.

Alle sei.
Allora, facciamo giovedì?
No, giovedì c’ho da fare, ma dalla prossima settimana ho tutto il tempo che vuoi, tipo… lunedì, lunedì prossimo.
Eh, io lunedì ci avrei già un impegno, qualche altro giorno?
Onestamente… nessuno, senti, facciamo che ci sentiamo più avanti e vediamo, magari quando torno da Las Vegas, ok?
Magari per il tuo compleanno – ch’è già passato.
Magari.

Se decidi di intrattenere relazioni sociali nella metropoli, funziona così, i giorni corrono veloci e si dividono tra quelli in cui non riesci a trovar nessuno neppure per una birretta lampo, quelli in cui dovresti essere Padre Pio per accontentare tutti, quei pochi finalmente in cui riesci a metter d’accordo le agende implicate e organizzare un rendez-vous. Che poi all’ultimo minuto salta per qualche non meglio precisata bega altrui. Non va mai a finire come vorresti, ti ci vogliono sei mesi per preparare e male altrettante canzonette, ti puoi ritrovare sbronzo e lontano da casa alle due di un martedì mattina, a meditare sui tuoi superpoteri o sulla possibilità di prendersi un giorno di malattia. O puoi arrivare sbronzo ad una cena di gente compassata o puoi arrivare sbronzo in ufficio, come pure decidere di rimanere sobrio ad un convegno intercontinentale di gente della bassa. Arrivi ad avere l’impressione di essere sfasato con il bioritmo cosmico, di marciare col piede sbagliato, forse basta un saltello, o un giorno asserragliato in casa, per rimetterti in linea, avere il vestito pronto per ogni occasione e non sbagliarlo. Bisognerebbe imparare da quelli che sanno sempre cos’è giusto e quanto è giusto, come quella tipa accanto a me, sul treno per Bologna, che illustrava alla sua amica le regole della buona educazione.

…Eh, e adesso che si sposa la Marinella, ci tocca pure di darle quattrocento euro…
Vabbe’ se non te la senti dàlle meno.
Eh no! Bisogna!
Bisogna?
Scusa, non lo sai? Si fa così: tu vai ad un matrimonio, ti paghi il ristorante e poi dài conforme a quanto guadagni, è il bon ton.
Scusa, ognuno dà quello che si sente, no?
No no no cara, tu sbagli – sguardo compassionevole. Guarda, tu prendi il ristorante meno caro in giro e sai quanto ti chiede per un matrimonio? Sono minimo minimo cento euro a persona, fai quattro conti. Ma lo sai quanto ho speso io quando mi sono sposata? Venticinquemila euro, cara mia, sono tanti sai? – Li me’ cojoni.
Vabbe’ sì, ma è stata una tua scelta no? Poi uno se è invitato decide cosa regalarti.
…Chè poi io ancora ce l’ho con mio fratello, che sì, lui ha preso gli anelli, ok, che son trecento euro l’uno, però lo sai quanto prende mio fratello al mese? Guarda che lui prende quasi duemila euro, c’ha un buon lavoro lui, e non mi ha dato niente di più. Perchè scusa tu quello che dai è per permettere agli sposi di iniziare la loro nuova vita assieme, è una questione di educazione.
Mah, ma se io voglio…
No, sbagli, ti dico che sbagli. La Monica per esempio, erano anni che non ci si sentiva, da dopo che mi ha fatto quella cosa là… però adesso, cioè al matrimonio è venuta e s’è comportata bene e adesso ci siamo riavvicinate, cioè, le cose non sono più come una volta, però…
Però ancora ci sono rimasta che la Chiara non è venuta.
Eh ma scusa, poverina, non lo sai? La Chiara s’è laureata in filosofia l’anno scorso, sono solo tre mesi che ha trovato da fare uno stage, non pagato, è proprio messa male sai? Non l’ho invitata per non metterla in imbarazzo.

Mi perdevo poi il resto della conversazione, mentre finivo sotto il sedile a cercare i miei testicoli a terra rotolati. Alle volte quello che ci vuole è un norvegese ultraconservatore alla guida di un trattore munito di spandiletame.
Che poi il tipo rischia di farsi solo ventunanni di galera, non che la cosa possa cambiare in qualche modo lo stato delle cose, i tizi sono morti e lui è e rimane in una dimensione mentale parallela, ma se ci pensi l’umanità cambia in fretta. Solo una manciata di secoli fa, uno così lo avrebbero scorticato vivo e ne avrebbero appesa la pelle alle mura della città, cent’anni fa lo avrebbero fatto fuori in qualche modo meno bizzarro ma comunque entro il tramonto. Non è meglio ora o un tempo, le cose sono cambiate e basta, e se vuoi dirmi quanto costa venire al tuo matrimonio ti puoi attaccare al cazzo, certe cose non le faccio più! Come si sposano i cinesi te lo racconto un’altra volta, sono già le sei e un quarto.

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Una risposta a In treno.

  1. paola ha detto:

    Un ritorno Miozza-fiato!

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