L’ora dell’amore – Le dieci

Sbucciando un kiwi, anzi, un kiwi “rinfrescante” come dice l’etichetta, ne approfitto per mettere in pausa la macchinetta da lavoro in surriscaldamento, e meditare la chiusura del mio blog, in fondo sono rimaste poche le cose da dire e ancora meno sono quelli in ascolto. Scelte difficili alle volte, decisioni importanti da prendere, e magari non hai neppure il tempo per pensarci troppo. Diciamo tre minuti, quattro va’. Ecco, questa settimana, ispirato dalla diabolica Alice, ho risparmiato i soldi della solita litania etilica e me ne sono andato ad una serata di speed-dating. Un paio d’orette ricche di spunti interessanti, di gente simpatica, ma anche diciamo di un po’ di chissenefrega. In allegato la trascrizione degli appunti che ho annotato sull’apposito modulo rilasciato dall’organizzazione. Se sei timido e vuoi fare un po’ di pratica nel ciaccolare con membri dell’altro sesso cosa aspetti, è il posto ideale. Se davvero credi di conoscere qualcuno scopo amicizia barra relazione barra matrimonio, beh scordatelo, a meno che tu non sia l’amico molto sexy della situazione. Ragazze carine come quelle, e chi se le sarebbe aspettate mmmai, non hanno certo bisogno di un gioco senza frontiere per farsi avvicinare dal morettone di turno dal portafogli sugoso, sono lì loro, per le solite conferme, per ripassarsi il trucco prima d’uscirsene davvero. Forse in qualcuna puoi intravedere, se guardi bene dietro la maschera della commedia, una ruga di malinconia e fioca speranza, accanto a quella della delusione. Eh sì, perchè che razza di uomini t’aspetti mai di trovare in un posto del genere: una manica di sfigati: calvi, alti un metro e un pelo d’ascella, fuorisciti da qualche aula studio di ingegneria, conciati come nonni, e un paio di ragazzotti alla buona – che se ne vanno poi con le due ragazzotte alla buona – e nient’altro. Ecco, un motivo in più per chiudere baracca e burattini, enormi bersagli a distanza ravvicinata su cui scaricare un’intera cartuccera di sarcasmo dum dum e non ne ho voglia. Non ho piu voglia di aprire un paragrafo, titolarlo People e prendere un po’ pel culo Ciro, napoletano verace, un giovane Antonio Lubrano che vedendomi arrivare nel suo gruppetto post-evento accoglie la mia cravatta rossa con un “ecco vedi, è arrivato il comunista”. Io lo guardo come per dire ma te l’hanno mai spiegato che mai si parla al primo incontro di politica, religione e una terza cosa che non mi ricordo? Ti sembra che le ideologie, se ancora malauguratamente esistono, siano come le squadre del pallone, da esibirne colori e gagliardetti? E’ questa la politica per te, un giuoco a squadre? Ma sei pirla, ma hai il cervello in zona retrocessione? Lui rimane un pochino interdetto dalla mia reazione e per levarsi d’impaccio, virtuoso senza fine, infila un magico unoddue schermandosi: no, scusa, sherzavo, non volevo certo offenderti. Ecco, non mi va più, come non mi va più di parlare di quella modella da playboy dal corpo esageratamente sensuale fasciato in aderenze nere e stivali, seduta accanto a me sulla metro a leggere offerte di lavoro per segretarie. Sale poi una cinquantenne, orrendamente sciatta, e soprattutto con la faccia tipica dell’acida rompicoglioni, e si mette in piedi di fronte a me. Non ci vuole molto prima che la nuova regina dei miei sogni sfoderi un sorriso irresistibile e le offra il suo posto. “E’ così rincuorante sapere che esistono ragazze belle e gentili come te, sai? Non come certi uomini del giorno d’oggi…” e mi guarda l’arpia, ignara del fatto che nel dopo-pisolo sulla metro perdo buonumore e timidezza assieme. “Non le ho ceduto il mio di posto, perchè avevo l’impressione che lei fosse una persona antipatica e fastidiosa, e con piacere noto che mi sta dando pienamente ragione”. Checchè insegnino i giapponesi, un vecchio stronzo è pur sempre uno stronzo e il mio rispetto se lo deve guadagnare. Ma di parlar di queste cose non c’ho più voglia, ho perduto le energie. Pure l’ora dell’amore è passata, senza deludere alcuna aspettativa – il fallimento su tutta la linea – dovrei ammettere compiaciuto, e adesso è il momento di schiarirsi un po’ le idee.
Ok, non insistere, giuro mi rifaccio vivo,
Miotsu.

Allegato:
Ragazza N. 1:    biondina insipida
Ragazza N. 2:    avvocatessa carina
Ragazza N. 3:    insegnante di ‘food tech’ (taglia la verdura in forme strane)
Ragazza N. 4:    avvocatessa gnocca
Ragazza N. 5:    assente
Ragazza N. 6:    ghanese (numero 1)
Ragazza N. 7:    occhi verdi alla buona
Ragazza N. 8:    maestrina alla buona
Ragazza N. 9:    ghanese numero due
Ragazza N. 10:    bellissima italiana di classe
Ragazza N. 11:    inutile canadese laureata in storia
Ragazza N. 12:    australiana che viveva in riviera mussato
Ragazza N. 13:    inutile e basta
Ragazza N. 14:    bionda scavezzacollo
Ragazza N. 15:    morettina insipida
Ragazza N. 16:    americana asiatica – ride soltanto
Ragazza N. 17:    assente
Ragazza N. 18:    losca ragazza seria russa

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Una risposta a L’ora dell’amore – Le dieci

  1. Maurizio Scrostabarile ha detto:

    Hah! Mi hanno incuriosito non poco, la 12 australiana che viveva in riv. Mussato, e la 18 losca ragazza seria russa.
    Io credo che gente che segue il tuo blog ce ne sia un sacco: sarà che io lo seguo e tanto mi basta. Non ti metto i commentini perché sono pigro: mi comprerò un cingalese a cui farlo commentare con pubblicità di viagri e altre pillolanze così sei contento. Ma tanto è tutta una tattichetta (“strategismo”, direbbe Marra) per farti fare le coccole, e quindi non meriti che io stia lì a dirti di non ammazzare il blog.

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