L’ora dell’amore – Le nove

Fatti, cose e cosine.

Dunque, ci vogliono 11579 mappe per navigare ovunque nel mondo. Per mandare avanti una band invece basta una prova la settimana, ma salta fuori ch’è più facile esplorare i sette mari che non trovarsi in tre e suonare, com’è più facile affrontare armadi polacchi in kimono variopinti piuttosto che la nostalgia per la mia ormai ex-coinquilina.

Più uno spuntino è fragile, più lo troverai in alto nella macchinetta degli sneks.

Mi ci vogliono quindici minuti per capire se un problema si può sistemare alla svelta oppure è destinato a rimanere un mistero irrisolto, nel primo caso lavoro mezz’ora poi mi annoio, nel secondo mi annoio due settimane poi rinuncio. Tertium non datur.

Come non bastasse, contrariamente a quanto ragionevolmente si potrebbe pensare, cento meno trentacinque fa sessantacinque, non settantacinque. Sconvolto ti rifugi in bagno solo per scoprire allo specchio che l’orecchio umano è rivoltante, fa finta di niente lui, se ne sta attaccato alla testa, in disparte, sicchè uno non ci faccia troppa attenzione, ma prova a isolarlo, a osservarla, quella massa stropicciata di carne, è semplicemente disgustosa. E gli indiani, e le indiane, ce le hanno pure pelose, di un pelo lungo e sinistro. Vien voglia di mettersi a correre, ma scappare dalle proprie responsabilità non è cosa facile, figuriamoci dalle proprie orecchie.

Dopo aver sperperato in un mese la cifra record di duemilaquattrocento pound, decido di spendere un venerdì sera ad un seminario sulla gestione delle finanze personali, duecento sterline l’iscrizione, tanto per darti subito una bella lezione.

All’alba del sabato cammino avvolto dal sole sorseggiando caffè da un bicchiere di carta e incrocio una signora giapponese minuta minuta, con un largo cappello di paglia, e al guinzaglio un enorme San Bernardo. Il cane si ferma ad annusarmi tra le gambe, gli accarezzo la testa, la donna dietro gli occhialoni scuri ha una faccia da presagio di morte in un film su Venezia.

Anche questa sera non riesco più a respirare, raccolgo la casacca da terra e mi rivesto, sistemo la cintura e mi metto in linea per il saluto.
“Bene ragazzi, ottimo allenamento, ma devo dire questa sera c’è un uomo che mi ha veramente impressionato ed è tempo di dargli una bella promozione.” Questi inglesi, sempre ad esagerare con le parole. Poi gli occhi aquilini dell’istruttore puntano nella mia direzione, io, prudente come sempre, mi guardo alle spalle, poi realizzo di meritare qualcosa anch’io di tanto in tanto e vado a raccogliere un sudato applauso da sudate mani. La serata ideale per intrattenere un’amichevole conversazione con la bionda più alta e carina di tutta la stazione di Earls Court, poi ripensare a quanto un presagio di morte possa affamarti di vita.

This week’s pollastrels.
Mi ritrovo in un club il sabato sera e di punto in bianco, memore dei miei mancati impegni, decido di abbordare tutte le ragazze che mi si parano innanzi. Si comincia con la norvegese paffuta, poi la spagnola con la frangetta, l’ungherese con l’amica che non capisce una parola, la modella fidanzata, la trentenne sposata. Saltello tra la bruttina minacciosa che mi indica la porta e la francesina danzerina che sorveglia il corridoio, poi atterro nel sorriso di una sudafricana dall’occhietto azzurrino. Ma non preoccuparti, il finale te lo svelo subito, non sono mica quello delle patatine io e alla fine della pesca me ne torno a casa con due numeri di telefono, un appuntamento in agenda, e il ricordo di Candy.
Candy è una biondina di quelle che sanno come funziona il mondo e se ne sta in culottes e reggicalze nere su di uno sgabello, a parlare con la sua raffinata e stronza amichetta bruna. A certe tonalità di rossetto non so proprio resistere, me ne sto per andar via, ma devio il cammino e mi faccio avanti. Incespicando qua e là, l’inglese, la stanchezza, la posta in gioco, arrivo a sbrigare i convenevoli e m’invento di chiedere chi delle due sia il diavolo e chi l’angelo. Candy si guarda, indica il nudo delle sue cosce e mi chiede di indovinare, io deglutisco. Sai? – le faccio – stavo giusto parlando col mio amico – immaginario – poco fa e mi diceva che ci sono ragazze che preferiscono le scarpe agli uomini, tu che dici? Già, che dice? Mi guarda come fossi un moscerino, sorride felina, irride anzi, apre le gambe, poi mi afferra la cravatta e mi tira a sè, per sussurrarmi: gli uomini, ma ne ho già troppi, caro.

Buon per te, piccola, ebbonanotte.
Miotsu.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Uncategorized. Contrassegna il permalink.

Lascia anche tu un Commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...