L’ora dell’amore – Le cinque.

Shawna,
l’ho vista là in fondo, piegata in due contro un palo, sopra una pozza di roba rosa shocking, come le scarpe del tipo che pareva il chitarrista dei Rolling Stones. Se ne stava, il vecchio dico, in quel buco di club sotterraneo che suona il rock dei capelli cotonati. Sei regazzini che corrono per le strade di Soho, come ladri, per arrivare prima che ti facciano pagare per entrare. Sei pound dritti nel culo invece e il fiatone, affondando le mani in sacchetti di patatine in offerta. C’è da sbrigarsi anche lì: l’indiano te li dà a meno, ma sono come Cenerentola, a mezzanotte scadono. Rosa shocking, chissà che cazzo avrà mangiato. Le passiamo accanto che ancora non sta in piedi e la fascia leopardata che ha addosso le lascia scoperte le chiappe belle, grosse e nere, ha perso il senno e pure le mutande. A certe ore fare il buon samaritano ti può mettere nei guai, ma dopo i soliti litri il Nesty non è uno da fregarsene e si ferma a vedere come sta: tutta rigata sta, di lacrime acide, l’avranno scaricata. E non mi sbaglio, padre e fratello l’hanno beccata imbriaca e non se la sono portata a casa, adesso è tutto una merda. Ok, son tragedie da sangue al ketchup, concordiamo civilmente che domani resterà solo il mal di testa, chè tutto il resto lo ha già lasciato sul marciapiede e la coscienza sta a posto. Io, me ne vado ad aspettare il night bus, restino gli altri lì a rischiar fraintesi, fa freddo e per oggi i giochi son fatti, un po’ anch’io. Lungo la strada fino alla fermata, mi capita di pensare come sia incredibilmente andato tutto liscio in settimana, non che avessi cattivi presentimenti, ma uno di quegli attimi new age in cui ti va di credere tutto sia a posto. Il momento perfetto perchè una mucca volante geneticamente modificata ti scarichi dal cielo qualche chilo di organico in testa. Ci vuole una sigaretta. Non so poi come funziona, ma me ne sto in piedi sul corrierone e me la ritrovo seduta lì, che ancora piange, cerca di nasconderlo, ma non ce la fa, dei ragazzetti se ne accorgono e cominciano a farle storie. Non sono cattivi, fastidiosi però, e non capiscono ancora quando è ora di farsi i propri cazzi, lei se la prende ma continua a dar corda, è donna, ha l’Africa nel sangue. Il casino comincia a dar noia e li guardo, vuoi mai che si ricordino le buone maniere e se la vedano. Uno di loro, un gangsta rapper di quindic’anni e dei miei coglioni, mi incrocia gli occhi e grida agli altri calma!, c’è uno sbirro. Un branco di scimmie in una piantagione di coca, e la storia comincia a farsi tesa. Tranquillo guardo avanti e gioco freddo. Adesso si gira, l’ufficiale! Fa finta di niente, crede di darmela a bere, tira fuori il tesserino dài, con quella faccia, sei della pula, sicuro. Potrei dirti che sono uno che non si caga mai addosso, ma la verità è che sono troppo sfatto per esser nervoso, mentre i diavoletti biondi si fanno agitati. La cosa va oltre la pubblica quiete e l’autiere frena i cavalli, spegne il mezzo e apre la porta, il messaggio è chiaro. Io volevo solo andarmene a casa, veloce, e mi tocca di restarmene qui, dove, Marble Arch, chi lo sa quanto andrà avanti ‘sta tempesta da bicchiere e se si spanderà qualcosa. Cominciano a girarmi e non va bene, chè poi la birra in pancia mi va in acido e divento irritabile, pianto gli occhi in faccia all’infante e aspetto che qualcosa succeda. Ma la gang dei teletubbies ha capito d’aver rotto il cazzo e se lo porta giù per un braccio, aspetteranno il prossimo. Io me la cavo con qualche gesto idiota dal ghetto, chissà che voleva dire, e anche questa sera porto a casa il culo intero. Shawna abita dalle mie parti e scende con me. Camminiamo assieme, in silenzio, poi all’incrocio chiede scusa a me e al mondo per non esser buona a niente e prende un’altra strada. Sono le cinque e galleggio sul materasso. Ho fumato troppo e non dormo.

Scusa,
Miotsu.

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