L’ora dell’amore – Oggi sposi.

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Trallallillallillallei… bah,
dopo aver rischiato in poche ore di mandare a fare in culo tutte le mie brigate musicali, e aver scoperto quanto la gente può essere irritante, infantile, testarda, ottusa, snob e dai gusti pessimi, anche in materia di hair style (no, Ste, non ce l’ho con te), decido di affrontare la folla portobellina del mattino di festa e andarmi a fare un caffè dalla tenera Rika. Ma Rika non c’è, c’è quella vecchia e acida che non sa scaldare il latte, e stranamente la mia Londra è vuota, qualche giornale arranca tra lo sporco sul marciapiede e dai pochi negozi aperti arrivano seriose voci di radio. Che sia un revival della seconda guerra, chè qua tanto ci piace ricordarla? O una nuova di zecca? Mah, posata la tazzina ricordo perchè è venerdì e non sono al lavoro, e capisco che ‘sta storia del matrimonio reale è qualcosa di più di una scusa per starsene a letto fino a tardi. Così, mentre la padrona di casa si arrampica sul tetto per vedere la parata degli aerei d’epoca, perchè qualcosa della seconda guerra ci dev’esser per forza, io tolgo la pellicola dagli spaghetti alla bolognese offerta due pound appena usciti dal microonde e lavo il mio pessimismo umano nella televisiva gioia di una nazione intera che si compiace delle proprie tradizioni. Ed ecco più o meno com’è andata.

The Royal Wedding Special.
Ladies and gentlemen in ascolto, siamo qui davanti all’hotel in cui ha pernottato quella là che non ricordo come si chiama, e non è poi ‘sta gran gnocca, in attesa di vederla salire sul taxi reale, in direzione Westminster. Con noi, migliaia di bandiere e il popolo trepidante, la cui attesa è resa meno angosciosa dalle festanti note di Handel, sparse al vento dai violini dell’orchestra reale a cavallo. Ma eccola, circondata da guardie ed entourage, lo stalliere siciliano, l’avvocato Mills, le assistenti minorenni, che indossano cappelli rappresentanti i momenti salienti della storia di famiglia… lei, finalmente. Ed il vestito ladies and gentlemen è… è… non si riesce a vedere bene, sembra sia bianco! era dato dodici a sette al centro Sisal di West Brompton ieri sera e mi ci mangio le mani.
Ora il convoglio parte e imbocca il primo dei quarantadue sensi unici, a ricordo delle contee di cui la futura principessa è già nominalmente sovrana, appositamente allestiti tra le boutiques di Mayfair. L’orchestra a cavallo segue, intonando benauguranti La bella Gigogin di Beethoven. Ma ora ci colleghiamo con la cappella…
Daghela avanti un passo, eccoci qui, in questo solenne giorno di festa, nel luogo che da secoli ospita gli eventi più importanti per la nazione tutta. Mancano solo cinquantatre minuti e ventott… ventisette secondi all’inizio della cerimonia e gli ospiti sembra siano già tutti al loro posto: il parrucchino di Elton John nel coro, qualche politico, un calciatore tatuato e l’intera squadra di cappelli acrobatici di Hackney. Ovviamente inchino alla sosia di Sua Maestà la regina ricoperta di paillettes gialle – l’originale, si sa, sta arbitrando un match di cricket tra pakistani valido per il campionato minimarket – il principe Andrea e la massaggiatrice che s’è portato a casa ieri sera, coso ancora mezzo imbriago e un’altra fila di parenti: gli zii del Salento, la burrata è già in frigo, il cugino che nessuno ricorda e un paio di imboscati. All’altare è già pronto il principe, nella sua tenuta “Lo Schiaccianoci 2011”, sembra nervoso, si dice abbia lasciato il cellulare sul tetto della macchina stamattina, accanto a lui il padre, quello con le orecchie lunghe. Si odono dall’esterno grida di giubilo…
Daghela avanti un passo caro Miotsu, eccoci qui fuori della chiesa, dove il popolo delle bandierine è in crisi amfetaminica, raffiche di vento per i natanti sul Tamigi in direzione Ventimiglia, e la simpaticissima bambina del cazzo mi si para davanti impallandomi la perfetta tenuta di giornalista rampante strafiga che non sono altro. Il tempo di darle un calcio in culo, fare il dito alla madre indignata e già arriva il taxi imperiale con le insegne araldiche delle trentasei birre preferite dal padre della sposa, cui tocca di sostenerlo – ieri sera ha dato troppo anche lui allo strip club reale. L’orchestra a cavallo è impegnata a caricare un gruppo di fondamentalisti cristiani in protesta per non so cosa riguardo i culattoni. Daghela avanti un passo, a voi là dentro.
Trallallei… trallallimo… vabbeh, il maestoso organo con cambio Shimano a diciotto tonalità ruggisce la marcia nuziale, mentre, secondo un rituale che si perpetua da secoli, l’arcivescovo di Canterbury si disarcivescoviscanterburizza e spegne la sigaretta sulla moquette rossa dell’altare maggiore di Westminster, tanto la cambiano in ottobre. Tutto è a posto, si può iniziare l’infinita cerimonia allietata dagli ultimi tre campioni mondiali di banalità e noia politicamente corretta – manco a dirlo, tutti e tre orgoglio d’Inghilterra, assistiti dai compagni finalisti e dal coro in formazione a testuggine con gli spartiti sopra la testa. Il terzo sermone viene disturbato da un brusìo indignato, sembra che la regina abbia eliminato un battitore ch’era dentro di così e già il marchese di Biscardington grida alla moviola in campo, poi il fiume di parole riprende jalissiano e la bolognese ai fosfati fa il suo dovere.
Apro gli occhi e sembra che i tizi siano già “principe e principessa, futuri re e regina… ma anche marito e moglie”. E daghela avanti un passo, mi beccherò mica tutto il corteo, con il finto poliziotto, la tipa in guepiere e il vecchietto pelato di Benny Hill, sulle note di Yaketi sax – cortesia dell’orchestra a cavallo. Per non parlare dei talk show, i dibattiti, le interviste, i collegamenti, li ‘sti cazzi, manco fosse Sanremo, o la cosificazione del polacco là. Alla faccia di un’intera nazione in festa, meglio andare a farsi un altro caffè, vuoi mai che Rika abbia il turno del pomeriggio.

E tu cara, vuoi tu accasarti con questo bel biondino in rosso col riporto, e passare il resto della tua vita votata alla formalità più vuota, con la continua responsabilità che il finto potere della rappresentanza dà, e l’incubo costante che ogni tua parola, ogni tua bocca storta, ogni tua tetta al vento possano essere usate contro di te, su tutta la stampa guardona e impicciona dell’Impero britannico?

Sì, lo Miotsu.

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2 risposte a L’ora dell’amore – Oggi sposi.

  1. ceci ha detto:

    grazie, sentitamente, grazie.

  2. miryana ha detto:

    Anvedi quanto je la daghela sto Miozzu !

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