L’ora dell’amore – Le due

http://www.youtube.com/watch?v=mTLcZOPIY50

Luce,
luce ovunque, nel cielo di Londra più limpido che mai il sole ti entra negli occhi e ti porta dritto in mare aperto. Persino la domenica mattina, con il sapore dell’ultima sigaretta ancora lì e il croccante mal di testa da intrugli, non troppi, ma tanti. Da sotto le lenzuola arrivano gli echi d’una trombetta, che suona come gli spari sordi dei cacciatori, nella nebbia fredda delle valli della bassa, e ritorni ai luoghi di infanzia, per scappare dall’amaro esilio di una giornata che bisognerà tirare a campare. No, ingenuo o arrogante non l’avevo messo in conto, intraprendendo questa memorabile spedizione, che ci avrei potuto rimettere del mio – che sia animale mitologico il niente da perdere? – perchè uno arriva ad un punto e pensa di essere cresciuto ed esente dai gorghi dell’animo. E invece. Può ancora fare male, il che non è cosa buona per me sai, perchè alla fine non sono mica Ligabue, e le ferite mi tocca di leccarmele da solo.

This week’s pollastrels.
Dafne è una ballerina, repertorio classico. Quando il dovere chiama, lei lascia la sua isoletta nell’Egeo e se ne viene quassu a improvvisare cervellotiche quanto mal pagate performance in esclusive gallerie d’arte moderna. Quelle cose sai, dove la scultura incontra il movimento e la creazione estemporanea si fonde con la ridicola superbia della classe più che agiata, ma divago. Sa mettersi la gamba dietro la testa rimanendo in piedi, la giovane afrodite, ma questo non l’ho visto, quello che ho visto invece sono i suoi occhi neri e incendiari, che ti oscurano tutto il resto, fin quasi a dimenticare il corpo muscolare ma bellissimo e l’incredibile somiglianza con Rebeca Linares, una che se ti sei mai sentito solo molto probabilmente sai chi è. Si va al parco a vedere i giardini giapponesi, poi sedersi sull’erba vicino alle tartarughe di bronzo, e presto i comuni amici scompaiono e a rimanere è il lungo elenco di ciò che noi due abbiamo in comune. Qualcosa si muove, non so ancora bene riconoscere quella sensazione da anni perduta, ma è piacevolmente strana. E inarrestabile. Cresce che diventa quasi euforia, in un turbine di tapas pretenziose tra la compagnia dei dottorandi in chimica, sì che per un attimo dimentico la mia missione e penso che forse il navigare ulisseo non fa per me, e ci si potrebbe fermare un po’, nel profumo di quella pianta che cresce solo nell’isola di Dafne. Ma c’è una cosa che di Dafne non sai, ed è la sua mancanza di gusto, forse educazione addirittura, perchè dico, ti sembra il caso, dopo tutte queste ore eterne, in viaggio verso la notte che ci aspetta di… E la scusa della settimana è: “Sto da tre anni con un tipo in Grecia, e DI RECENTE ho deciso di prendere la cosa sul serio.”

I maledetti pescatori greci, un tuffo freddo nelle prime cassette prese dalla radio, con il dito pronto sul tasto Rec. Sono colpi bassi, che quasi rimpiango la scorsa primavera, in cui a far male erano i pugni in faccia, ma non è posto per musoni qui, e si riesce lo stesso a rifinirsi a ballare – sì, io, non ti vien da ridere? – nel club più posh, per non dir fighetto, di tutta Notting Hill. Tra la gioventù milionaria pressata in una catasta di mobilio barocco sono nota alquanto dissonante ma bisogna divertirsi, lo devo al mio angelo Amelie, e sono queste le situazioni in cui il banco è buon punto di partenza. Cinquanta euro il primo giro, cara/o, e sono lezioni importanti, che ti insegnano l’arte del rubar bicchieri, dai vassoi dei camerieri, tra i baristi indaffarati, ai tavolini di attempate a caccia del magnaccia, pardon, del magnate. Le ore volano leggere, si riesce a tenere in pausa la macchina della tristezza, come una cassetta pronta a registrare, mentre inconsciamente sadica Dafne mostra il virtuosismo di movimenti che col balletto c’entrano poco, ma più ricordano la penombra di certi locali per gentiluomini. Sono ancora troppo sobrio per sopportare certe visioni, tanto per star sul sicuro è meglio cercare dell’anestetico, cheddici? un buon bicchiere di rosso. Prendo la bottiglia dalla faccia dei suoi padroni, mi guardano confusi, io sorrido e i miei occhi dicono: sì, lo sto facendo, con la limpida pace del giusto. Brindiamo tutti assieme e la dance degli anni ottanta si spande ovunque. Di coca ce n’è tanta in giro, non in me, eppure non sono il solito, ci dev’essere qualcosa di strano nell’inchiostro delle pupille di Dafne, che mi inebria come olimpico oplite e basta una mano sulla spalla a quell’imbriaco, per farlo mollare la piccola Amelie e profondersi in scuse e servili inchini, lui e gli amici suoi tutti. Povera coinquilina sorellina, anche lei ha esagerato un po’ con il frutto della vite, è ora di resistere al canto corporeo della sirena e portarla a casa, con un braccio attorno sì che possa camminare ad occhi chiusi. L’alba è quasi lontana, ma siamo già alla fine del capitolo.
E adesso che la parola d’ordine è ne arriverà un’altra, rimane questa scoperta: ancora so sentirmi ragazzino che si tuffa dalla scogliera. Dicono sia cosa buona, non lo so, forse domani la saprò apprezzare, oggi cara/o, mi manca il profumo di Chios, di quella pianta che cresce solo sulle rive di Dafne.

Miotsu.

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2 risposte a L’ora dell’amore – Le due

  1. Maurizio Scrostabarile ha detto:

    Che bella! My compliments!

  2. ceci ha detto:

    si è sempre saputo che per produrre poesia ci vuole una bella dose di sfighe amorose. complimenti!!!!

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