L’ora dell’amore – L’una.

http://www.youtube.com/watch?v=CTFOb5f1Ip0&feature=related

Ordunque,
l’altra notte mi sono svegliato ch’erano le quattro, con il cuore che batteva forte forte, e non sono più riuscito a riaddormentarmi. Alle solite, dirai, sempre la stessa storia dell’insonnia, sarà da prima che ti conoscessi che vieni a frignarmi i tuoi debiti notturni e ancora vengo a leggerti… Ah sì? Allora beccati pure questa: mentre ero lì che mi rigiravo sotto le coperte, pensavo: ehi, non ricordo più l’ultima volta che invece di coccolarmi qualche grosso maschione sudato sulla materassina dell’accademia sono stato con un delicato dolce donnino, quand’è ch’è stato? L’anno scorso? Quello prima? Mah. Com’è ‘sta cosa che chi troppo, chi poco, ch’io niente? Adesso sì che ho chiuso il cerchio, e puoi darmi del noioso fino alla morte, abbandonando per sempre questi lidi. Alla pazienza c’è un limite e ti capisco se la tua l’ho provata oltre, dovrei chieder scusa e prometterti di non venire più a piangere da te, che c’hai la tua vita e le tue cose da fare, e invece sai che ti dico? Ti dico che anche la mia di pazienza ha raggiunto il limite e questa volta la promessa la faccio a me stesso: d’ora innanzi ci proverò con almeno una tipa a settimana, limite la domenica sera, all’arrembaggio, caricando a testa bassa contro ogni ostacolo, contro ogni pronostico sfavorevole, contro ogni fidanzato geloso, tanto male che vada gli rompo un braccio. Un approccio alla questione scientifico, nel senso di metodico, che mi porterà a considerare qualsiasi individuo di sesso femminile di età compresa tra i diciotto e i quarantotto anni, senza nessuna distinzione di occupazione, livello di studi, ceto sociale, religione e razza, fatta eccezione naturalmente per le indiane, con il curry ho chiuso, ok? Come il soldato accerchiato grida e fa di sè furia cieca a cercare la morte comune, incosciente mi getterò nella mischia, senza colpo parare, e quello che (non) accadrà (non) accadrà. Una decisione importante e impegnativa, lo so, che mi proverà nelle forze e nello spirito, ma che non potevo non prendere, per il bene dell’umanità. Sì perchè poi, mica lo sanno che cos’è che si perdono, in termini umani intendo, tutte quelle signorine, e quando si parla di spreco, è il momento in cui il fascino deve lasciare spazio alla statistica. Per la legge dei grandi numeri, prima o poi una che ci stia la trovi. Poi insomma, mi ero un po’ stufato del vecchio sfondo, e dopo quella simpatica cosina che Andrei ha fatto al mio alluce chissà quando ci torno a fare la lotta.
Mentre il pensiero prende una sterzata monotematica in direzione genitale, il resto della mia vita procede placidamente, addirittura rinfrescata da gradevoli piccole novità. Sul lavoro, ad esempio, c’è di che essere orgogliosi nel leggere che Israele ha sequestrato un cargo di armi destinate ai terroristi palestinesi, comprendente alcuni dei nostri radar, appositamente modificati da qualche topo cinese per funzionare con i loro missilotti. Certo, Hamas non è proprio il testimonial migliore per la qualità dei nostri prodotti, ma è pur sempre un nome in più nel portfolio. Ma torniamo a noi.

This week’s pollastrels.
Monìca è una bella e florida cameriera di Bilbao con un pendente di giada al collo, fuma Lucky Strike ed è venuta a Londra per il concerto del figlio di Bob Marley. Chiede un tavolo da uno al solito thai di Bayswater, nella coda un ancora per poco giovane ingenière veronese che quando arriva il suo turno le offre di abbreviare l’attesa cenando assieme. Aggiungi un posto a tavola e raddoppia l’allegria, beh, più o meno. La tipa sfoglia riviste, guide, una agenda piena di appunti: è indecisa su quale mercato visitare l’indomani. Le consiglio Bricklane, chè ce la vedo bene, lei si fida e ci si può concedere una piacevole digressione sui grandi sconosciuti idoli del reggae contemporaneo – se vai addonne oramai, devi essere infarinato in tutto cara/o mia/o. Novelli Lilli e il vagabondo, ingurgitiamo gli spaghetti dell’ammòre, poi è tempo di saluti, sono in ritardo per il pub, mi offro di accompagnarla al mercato. E la scusa della settimana è: “Non è per te, ma preferisco visitare un posto da me, mi imbarazza dover sostenere per ore una conversazione con una persona sola.”

Pick-up artists.
In un gradevole pub dal sapore metal, dall’altra della città, festeggio il primo fallimento di questo epico ciclo insaccandomi di birra nera fino a ridurmi ad una salsiccia ‘mbriaga. Nel frattempo gli alticci complici della serata suppliscono alla mia inabilità nell’approccio portando al nostro tavolo un paio di giapponesi metallare. Nome-che-non-ricordo è un pechinese ricoperto di tatuaggi, mentre nome-che-non-ho-sentito sembra Spock con parrucca e rossetto. Rapido scambio di battute, poi i due gruppi si isolano, fino alla capitolazione: le tizie prendono e vanno a farsi un giro. Il rimpiazzo è rapido e chirurgico: arrivano due giovini australiane da poco trasferitesi in London City. Nome-che-forse-non-mi-è-stato-nemmeno-detto è caruccia e si fa subito intramare da un faccia di culo di gallina seduto al tavolo accanto, mentre nome-di-cui-non-me-ne-frega-un-cazzo è un’infermiera cessa e questo ci rimane. Ora, se c’è una cosa che devi sapere delle australiane è che non le devi criticare mai, sono territoriali, abituate ai grandi spazi, non sanno incassare e diventano aggressive in fretta. Poco di che stupirsi se poi uno le dice che non dovrebbe essere così stanca alla sua età – no, tranqui, non ero io – e lei prende quasi in lacrime le sue cose e se ne esce dal locale. Una cosa che qui non si deve dimenticare mai: ogni testa è cablata a modo suo, e non c’è niente da capire, solo da imparare e, se vuoi, sopportare.

Pensieri un po’ troppo difficili per me, mentre cammino verso casa alle cinque del mattino. In Oxford Street, un tizio che sto per incrociare tira fuori la mano dalla tasca e la alza. Senza battere ciglio, come fosse la cosa più naturale del mondo, gli batto il cinque e continuo per la mia strada, mi aspetta un gran brutto mal di testa.

Lascivamente tuo,
Miotsu.

Ordunque,
l’altra notte mi sono svegliato ch’erano le quattro, con il cuore che batteva forte forte, e non sono più riuscito a riaddormentarmi. Alle solite, dirai, sempre la stessa storia dell’insonnia, sarà da prima che ti conoscessi che vieni a frignarmi i tuoi debiti notturni e ancora vengo a leggerti… Ah sì? Allora beccati pure questa: mentre ero lì che mi rigiravo sotto le coperte, pensavo: ehi, non ricordo più l’ultima volta che invece di coccolarmi qualche grosso maschione sudato sulla materassina dell’accademia sono stato con un delicato dolce donnino, quand’è ch’è stato? L’anno scorso? Quello prima? Mah. Com’è ‘sta cosa che chi troppo, chi poco, ch’io niente? Adesso sì che ho chiuso il cerchio, e puoi darmi del noioso fino alla morte, abbandonando per sempre questi lidi. Alla pazienza c’è un limite e ti capisco se la tua l’ho provata oltre, dovrei chieder scusa e prometterti di non venire più a piangere da te, che c’hai la tua vita e le tue cose da fare, e invece sai che ti dico? Ti dico che anche la mia di pazienza ha raggiunto il limite e questa volta la promessa la faccio a me stesso: d’ora innanzi ci proverò con almeno una tipa a settimana, limite la domenica sera, all’arrembaggio, caricando a testa bassa contro ogni ostacolo, contro ogni pronostico sfavorevole, contro ogni fidanzato geloso, tanto male che vada gli rompo un braccio. Un approccio alla questione scientifico, nel senso di metodico, che mi porterà a considerare qualsiasi individuo di sesso femminile di età compresa tra i diciotto e i quarantotto anni, senza nessuna distinzione di occupazione, livello di studi, ceto sociale, religione e razza, fatta eccezione naturalmente per le indiane, con il curry ho chiuso, ok? Come il soldato accerchiato grida e fa di sè furia cieca a cercare la morte comune, incosciente mi getterò nella mischia, senza colpo parare, e quello che (non) accadrà (non) accadrà. Una decisione importante e impegnativa, lo so, che mi proverà nelle forze e nello spirito, ma che non potevo non prendere, per il bene dell’umanità. Sì perchè poi, mica lo sanno che cos’è che si perdono, in termini umani intendo, tutte quelle signorine, e quando si parla di spreco, è il momento in cui il fascino deve lasciare spazio alla statistica. Per la legge dei grandi numeri, prima o poi una che ci stia la trovi. Poi insomma, mi ero un po’ stufato di questo sfondo dai toni ospedalieri, e dopo quella simpatica cosina che Andrei ha fatto al mio alluce chissà quando ci torno a fare la lotta.
Mentre il pensiero prende una sterzata monotematica in direzione genitale, il resto della mia vita procede placidamente, addirittura rinfrescata da gradevoli piccole novità. Sul lavoro, ad esempio, c’è di che essere orgogliosi nel leggere che Israele ha sequestrato un cargo di armi destinate ai terroristi palestinesi, comprendente alcuni dei nostri radar, appositamente modificati da qualche topo cinese per funzionare con i loro missilotti. Certo, Hamas non è certo il testimonial migliore per la qualità dei nostri prodotti, ma è pur sempre un nome in più nel portfolio. Ma torniamo a noi. 

This week’s pollastrels.
Monìca è una bella e florida cameriera di Bilbao con un pendente di giada al collo, fuma Lucky Strike ed è venuta a Londra per il concerto del figlio di Bob Marley. Chiede un tavolo da uno al solito thai di Bayswater, nella coda un ancora per poco giovane ingenière veronese che quando arriva il suo turno le offre di abbreviare l’attesa cenando assieme. Aggiungi un posto a tavola e raddoppia l’allegria, beh, più o meno. La tipa sfoglia riviste, guide, una agenda piena di appunti: è indecisa su quale mercato visitare l’indomani. Le consiglio Bricklane, chè ce la vedo bene, lei si fida e ci si può concedere una piacevole digressione sui grandi sconosciuti idoli del reggae contemporaneo – se vai addonne oramai, devi essere infarinato in tutto cara/o mia/o. Novelli Lilli e il vagabondo, ingurgitiamo gli spaghetti dell’ammòre, poi è tempo di saluti, sono in ritardo per il pub, mi offro di accompagnarla al mercato. E la scusa della settimana è: “Non è per te, ma preferisco visitare un posto da me, mi imbarazza dover sostenere per ore una conversazione con una persona sola.”

Pick-up artists.
In un gradevole pub dal sapore metal, dall’altra della città, festeggio il primo fallimento di questo epico ciclo insaccandomi di birra nera fino a ridurmi ad una salsiccia ‘mbriaga. Nel frattempo gli alticci complici della serata suppliscono alla mia inabilità nell’approccio portando al nostro tavolo un paio di giapponesi metallare. Nome-che-non-ricordo è un pechinese ricoperto di tatuaggi, mentre nome-che-non-ho-sentito sembra Spock con parrucca e rossetto. Rapido scambio di battute, poi i due gruppi si isolano, fino alla capitolazione: le tizie prendono e vanno a farsi un giro. Il rimpiazzo è rapido e chirurgico: arrivano due giovini australiane da poco trasferitesi in London City. Nome-che-forse-non-mi-è-stato-nemmeno-detto è caruccia e si fa subito intramare da un faccia di culo di gallina seduto al tavolo accanto, mentre nome-di-cui-non-me-ne-frega-un-cazzo è un’infermiera cessa e questo ci rimane. Ora, se c’è una cosa che devi sapere delle australiane è che non le devi criticare mai, sono territoriali, abituate agli grandi spazi, non sanno incassare e diventano aggressive in fretta. Poco di che stupirsi se poi uno le dice che non dovrebbe essere così stanca alla sua età – no, tranqui, non ero io – e lei prende quasi in lacrime le sue cose e se ne esce dal locale. Una cosa che qui non si deve dimenticare mai: ogni testa è cablata a modo suo, e non c’è niente da capire, solo da imparare e, se vuoi, sopportare.

Pensieri un po’ troppo difficili per me, mentre cammino verso casa alle cinque del mattino. In Oxford Street, un tizio che sto per incrociare tira fuori la mano dalla tasca e la alza. Senza battere ciglio, come fosse la cosa più naturale del mondo, gli batto il cinque e continuo per la mia strada, mi aspetta un gran brutto mal di testa.

Lascivamente tuo,
Miotsu.

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4 risposte a L’ora dell’amore – L’una.

  1. Maurizio Scrostabarile ha detto:

    Yeah. Questa primavera sta portando lo yeah nella vita di tutti.

  2. Maurizio Scrostabarile ha detto:

    E soprattutto, su quel tatuaggio “Love”, lo so, c’è la vaselina. Si vede da qua.
    Vecchio porco.

  3. Matteo ha detto:

    Fuck Yeah, Maurizio.

    Davide, rendiamo ‘stu blog interattivo!
    Iscriviti ad un’agenzia di incontri o trova un giornale di annunci. Scegli tre-quattro profili e lascia decidere al televoto,ok?

    Alternativa reality, che in realtà preferisco: posta il giovedì tre programmi di caccia per il tuo sabato sera, dettagliati, e anche qui lascia decidere al televoto. Puoi anche strutturarli come una storia a bivi del Topolino, così votano anche Fede e Ilenia. Forse non troverai la donna dei tuoi sogni, forse non troverai nemmeno una donna, ma mi piace l’idea di farti passare un’incantevole serata appostato con un sorriso piacione davanti a SH!, 57 Hoxton Square, London N1 6PB

  4. Renato Rascel e i piedi d'atleta ha detto:

    Ed ecco che ho trovato cosa fa per te: la guida al cucco di Londra
    http://www.thesocialcoach.com/2009/03/10-places-to-meet-women-in-london/

    10 tattiche assolutamente infallibili.

    E’ assolutamente ridicola, ma per favore, potresti seguirla, una tattica a settimana, e raccontarci che succede?Dai Truman, ti vedo bene, soprattutto nel London Javascript Group!

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