Giro Girotondo – 2 Many Punks Are Dead

I Menace vengono da fuori Londra e fanno punk, da quarant’anni ormai. Suonavano ai tempi dei Sex Pistols e tutti gli altri, erano finiti pure in radio, poi hanno tirato troppo la corda con i testi e nessuno li ha voluti più. Stasera arrivano in città e suonano in una tana di Soho. Io vengo da un concerto mediocre, una notte in bianco psicoattivamente intensa e l’ennesimo bidone e sono nello stesso covo di Soho, con una rappresentanza della crema hard rock della bassa veronese. Tornando un po’ indietro, non sono uso parlare delle mie sciagure con le donne, ma certe cose lasciano il segno: mai, mai ero stato così umiliato da una femmina, mai avrei immaginato mai che in vita mia una ragazza avrebbe preferito a me un indiano e le sue consonanti tarlate. Certe cose non si possono dimenticare, nè perdonare, sono storie malate, anche se stiamo pur sempre parlando di Safia.

People.
Safia è mezza di qui, mezza nordafricana, mezza rincoglionita. Culotta e nasona, ti guarda con quegli occhi che sanno di deserto, sorride e resistere non puoi alla felinità maliziosa dei suoi lineamenti promiscui, devi devi devi devi devi masticar. Masticare amaro. Ma non stiamo parlando della solita trojettina insopportabile, bensì di una personalità profonda e spirituale, che tra una strombazzata e l’altra si guadagna il paradiso col sudore della fronte. Su una panchina notturna, la tipa mi fa:
“Ho scoperto… ho scoperto ecco, che tutti i nostri pensieri, sono riuscita a vedermeli passare davanti l’altra sera – avevo fumato – e ho scoperto che… che tutti i pensieri che ti vengono in mente, tutti, da dove vengono, o vengono da Dio, o vengono dal Diavolo. Dico, you know, è terrificante, cioè, perchè praticamente i pensieri del Diavolo sono malvagi, quelli di Dio sono buoni, però a volte non si sa come distinguerli. E come si fa? L’unico modo per saperlo, se un pensiero è di Dio o del Diavolo, è cercare nei Libri Sacri. Sì, nel Corano, nella Bibbia, nel Talmud… solo loro ti possono dire cosa è giusto, o cosa è sbagliato, noi da soli non possiamo farlo. E allora dopo ho avuto paura, perchè siamo deboli, e allora ho pregato, per ore, ho pregato e poi stavo bene. Bisogna pregare sempre, bisogna vivere pregando, sempre, e leggere le Scritture.” Ed evidentemente la mia minchia nei Testi Sacri mica l’ha vista, auguri.

Ora, se un uomo arriva ad ascoltare simili finezze senza scoppiare a ridere in faccia all’idiozia, vuol dire che il suo giocattolone ha davvero carenza d’affetto, cristo, ma lasciamo perdere e torniamo alle cose importanti, torniamo a Soho. Riunita la truppa, sto ancora dormendo in piedi, tento timidamente di oppormi ad una decisione che so avrà per certo conseguenze importanti: facciamo un giro a testa. In simili circostanze la serata prende sempre una piega, perchè non importa se sei in quattro o venticinque, un giro a testa è marchio di qualità etilica e anche stavolta ci toccherà di andare a casa piegati. E un’ora dopo, mi ribadisce nella testa la padrona di casa. Ecco, a settant’anni sono questi gli eventi importanti: il cambio dell’ora, la telefonata a casa, l’aiuto del pubblico. A cinquantasette invece, se suoni nei Menace, gli eventi sono punk, e acusticamente fradici. Noi siamo lì, sotto il palchetto sozzo, si riesce a sentire l’ascella importante del batterista, e mentre il casino si propaga, penso che se allungassi la lingua potrei toccare le corde di quella Gibson e farci qualche accordo pure io. La potenza è tanta, anarchica e fraterna, si brinda col bassista, sembra lo zio Tarcisio, il Girardi, quello che aveva la moglie che stava in curva a Sustinenza, e poi si sono separati e lei s’è tenuta il panificio, e lui ha aperto la trattoria là in fondo alla pontara, dove fanno i bigoli col musso. No, questa vita i Menace non l’hanno fatta: l’undici settembre duemilauno erano a New York, le torri gemelle cadevano e uno di loro se lo stava facendo soffiare da una tizia. Ops, tieni il segreto però, chè non s’era ancora divorziato. E nemmeno il pubblico ha fatto quella vita, faranno un millennio in tutto, il posto è piccolo e gente non ce ne sta tanta, ma ancora te li vedi i punk, i primi. Sono i sopravvissuti, con i loro figli, e qualche nipote. Una tizia, potrebbe essere mia madre, con uno scopettone anni ottanta in testa, ci passa dietro e tasta la mercanzia di tutti, un grosso e cattivo, tatuato che sembra un frigorifero pieno di calamite, se ne va in giro errando, lo sguardo perennemente altrove. E mentre una tizia esplicitamente propone rapporti manuali alla band, dal vivo, il suo ragazzo – cresta e bretelline – la riprende col telefonino di grido. Mi verrebbe d’esser triste per lui, chè mi sembra un po’ coglione, ma siamo tutti punk stasera, e se lui è contento sono cazzi suoi. Cazzi nostri sono invece le birre, il giogo del giro a testa è sollevato ormai, ma una ruota non si ferma così di colpo, e l’inerzia porta altre pinte. Le ordina G perchè all’altro P lo guardano in faccia e non gli vogliono dar da bere. Siamo oltre ormai, alla fine dei bis, blateriamo quattro ciaccole con la band, s’aspetta che uno dei nostri finalizzi con la bionda il promettente scambio di numeri ed è subito kebab. Un pound e cinquanta, e saran due euro cara/o, ti chiede il magrebbino, per dei tovaglioli di carta in più. Lo avrà letto nelle Scritture, lo stronzo. Noi ce ne andiamo a mani unte, gente della bassa, impastando la bocca di bestemmie, chè questo ci hanno insegnato. E adesso autobus.

Ciao bella/o, s’è fatta ora di andare a suonare (male) per strada,
Miotsu.

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Una risposta a Giro Girotondo – 2 Many Punks Are Dead

  1. FabriTz ha detto:

    …ecco, appunto, al prossimo giro fallo BENE (per strada).
    W il Punkgenuinodegliannisettantaottanta

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