Giro Girotondo – Pump up the valium.

Energia, cara mia,
energìo caro mio, ce ne vuole a palate, sai? per sostenere il logorio della vita moderna, altro che amarezze al cuore di carciofo. Una variabile spesso sottovalutata, nelle pianificazioni agendali, e così poi sono aspre conseguenze falliche, as-pre a dir poco. E il jiu jitsu, grande metafora della vita virile, senza alcuna connotazione sessista per carità, è buon maestro nel ricordartene l’importanza. Dopo un’ora di lotta a terra senza uniforme con maschioni sudati, se ti fermi pure alla lezione dopo, perfino il sosia del tipo di Hollywood Party, che lo strangoli a guardarlo storto, riesce a metterti in difficoltà. L’aria si fa liquida nei polmoni e bollente in volto, le braccia non reggono più, le gambe si trascinano già e la tecnica rimane teoria – cosa gli farei adesso. Già, cosa LE farei adesso, se non mi avesse dato buca, maledetta bellezza etnicamente miscellanea, e non me ne fossi dovuto andare al thai da solo. Ma torniamo all’insegnamento della settimana, l’importanza della resistenza, in forma di fiato, ed in forma di rapporto tra tensione e corrente. La corrente che viene a mancare dopo mezz’ora che si suona sotto il cielo di Tottenham Court, davanti al grande Freddy Mercury patrono dorato, nel pomeriggio più bello dell’anno, e la tensione che se ne crea: la batteria la dovevo ricaricare io. E vaffanculo, c’ho una laurea e trent’anni, era carica, per quanto potesse esserlo. Ma chissenefrega poi, adesso che i turisti italiani apprezzano non sonorità improvvisate ma solo sapienti sequenze di bestemmie antiche. E lo scioglilingua sacro va a consolarsi con sbobba alla caffeina e dolci del giorno prima, ma è una pezza temporanea, ci vuole una bella ricarica, e allora non resta che passare la domenica pomeriggio sul tappeto, a pregare che il ginocchio destro – due brutte storte in tre giorni – non se ne vada del tutto, perchè con una gamba in meno le possibilità creative della tua marzialità si impoveriscono assai. La camminata storpia? Si sopravvive, no? Come? Pulsioni autodistruttive? Naaa, credo più l’essere uomini, senza alcuna connotazione sessista per carità, capirsi forti, e deboli, sentirsi nemici e andarsene sottobraccio alle docce che non ci sono. Suona gay, ma adesso la/il sessista sei tu.

Piccoli amici si avvicinano.
Louis è uno degli insegnanti, qui alla fighting academy, l’unico veramente brasiliano, e che brasiliano: un marcantonio di due metri con le braccia che sono le mie gambe e un gi – il “kimono” – mimetico. Con l’inglese stenta un po’, parla a scatti, nervosetto, ma sulla materassina si fa capire bene eccome quello lì. Tutta colpa di Alfredo, il suo leggendario maestro. Ma dal suo paese il nostro rullo compressore un po’ di sole lo ha portato, e ogni tanto anche lui si scioglie, nell’accento più soave del mondo, in comicità che gli si addica. “Look, se lui fa così, e voi fate così… non funziona mai. Forse con un barbone, o un ubriaco, il venerdì sera, non di sabato… ma se lo fate ne la strada del Brasiu… ah ah ah ah”. Tutti ridono, impiegati fantozziani, qualcuno sotto di lui rantola.

Food.
Se un uomo suona un campanello a Bayswater, sai sempre il perchè. Mesi fa incontravo nel mio diner preferito Jimmy Page, e da allora molte cose sono cambiate, nella fattispecie ho trovato un posticino a Bayswater – il thai, che pur essendo decisamente meno sporco, con il cibo più buono e meno caro allo stesso tempo, non so come è diventato la mia nuova destinazione nelle serate di solitudine mondana. Bayswater è una zona così colorata, affollata di ristoranti e ritrovi, a due passi da Paddington, una delle stazioni ferroviarie più importanti, a due passi dal centro – beh, in fondo è già centro, con affitti alti sì, ma ancora umani. Tutte caratteristiche che contribuiscono a rendere questo quartierino carino il trojaio di Londra, la zona a più alta densità di squillo del Regno Unito, al punto che virtualmente ogni condominio ne ospita almeno una, e sopra le teste dei turisti passeggianti ignari tra le vetrine colorate si dà fondo ad una riserva inesauribile di preservativi. Non mi stupisco dunque, quando nel tavolino da uno di fronte al mio, vedo cenare un angelo appena sceso dalla passerella del paradiso, biondo, alto, prosperoso, dall’inglese di Ivan Drago. Uomo di mondo ormai, evito di piantarle lo sguardo addosso, è proprio di fronte a me, e mi metto ad osservare invece gli altri avventori. Ed è uno spettacolo imperdibile, vedere come quella bellezza da manuale, tirata e ingioiellata per la grande occasione, costituisca il centro gravitazionale di tutte le pupille maschili del locale. Se curiosamente le donne la ignorano, o forse usano maggiore discrezione, le espressioni di tutti non lasciano dubbio alcuno. Ci sono i due ragazzastri spagnoli che palesemente si girano e sguinzagliano il loro sguardo più magnetico, senza troppo successo sembra, e il cinese che gli vengono gli occhi tondi e per poco non se ne va con la scoliosi. Il signore di mezza età sfodera gli occhiali per vedere meglio, poi se li toglie per sembrare più giovane, il ragazzotto italiano per bene seduto accanto palleggia tra la morosa un po’ cessa barra petulante e l’eterna visione, il viso gli si fa triste, chissà che gli passa per la testa. Eh già, chissà che passa per la testa di tutti questi ominidi, davanti ad una calamita sessuale del genere, che si ritrova un sabato sera a mangiar da sola in un posto da sei pound a pasto. Chissà cosa serve, per emergere dalla folla dei concorrenti, per far colpo sulla bella imperiale, che si vede, s’è accorta del trambusto e, cos’altro vuoi che faccia, se la ride di gusto. Cosa servirà mai, dicevo, anzi: dicevano, perchè io ce lo so… A raga’, a occhio e croce, 150, 180 toh, in contanti.

Maledicente gli incroci anglo-nordafricani, e senza alcuna connotazione sessista per carità, ti lascio in buona compagnia,
Miotsu.

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