Giro Girotondo – Cerco un po’ di blu

Ci-elo grigio suuuu,
(tu:) ci-elo grigio suuuu… Foglie gialle… foglie gialle no, è marzo cara/o, decisamente marzo, a testimoniare la rapidità del tempo. Possibile che i potenti del mondo se ne stiano a fare i cazzoni con guerrette e commerci varii, quando c’è da rallentare il tempo? Non c’è un minuto da perdere, dico: stiamo invecchiando! E forse il mio senno si sta perdendo tra i cunicoli sotterranei di Londra. Pensavo che avere una finestra nei paraggi della mia scrivania fosse uno di quei privilegi che ti distinguono dalla marmaglia dei bambini cinesi cucitori di scarpe, mappoi alla fine acchetteserve ‘a finestra, quando fuori è sempre brutto. Poi me ne vado a dire che gli inglesi c’hanno la malattia del tempo, meteorologico questa volta, ettecredo: qua il cielo ha la tristezza di una battuta rubata di Luttazzi. Ma la cosa positiva è che finalmente la rivoluzione terrestre sta facendo il suo dovere e finalmente quando esco di casa il mattino è già chiaro, e quando finisco in ufficio i lampioni sono ancora spenti. Una grande soddisfazione, e l’unica cosa degna di nota di questa settimana, un successo che ti fa capire come nella vita sia importante porsi obiettivi ragionevoli. Come riuscire ad aggiornare vecchie amicizie e raffinati lettori ogni sette giorni sette. D’altronde è pur sempre il mio dovere, uno dei tanti.

Hindu Lessons.
Ah, il subcontinente, terra di misteri, di profumi, di ingegneri sottocosto. E di antica saggezza ovviamente. Capita a tutti di sentirsi soli, di farsi domande, domande profonde, sui rapporti umani, sul rapporto uomo-donna, ma perchè no, anche figlio-genitore, viaggiatore-controllore e pisellino-patatina. E anche questa volta a darmi le risposte che cerco non è una provvidenziale signorina, ma la magra consolazione della filosofia, per l’occasione nei panni del caro Ramasay, il baffuto collega di Madras. Gli basta un quarto d’ora di metro infatti, per incanalare la mia vita verso nuovi orizzonti di conoscenza. Il dialogo si dipana all’incirca così:
R: “Quattro ore al giorno di treno sono tante, sai.”
M: “The my testicles Ramasay! So’ tante sì, e quando li vedi i tuoi figli?”
R: “Basicalmente mai.”
M: “Ma se non stai mai con loro, perchè hai deciso di averne?”
Ecco, a questo punto uno spirito, una delle quattrocentottantaddue divinità adorate in casa Ramasayrakamarameshtanipar si impossessa del povero collega, credo, perchè egli rotea ampiamente il capo come per far prendere la rincorsa agli occhi che si strabuzzano fin quasi a toccarmi, con il sorriso ebete e un’espressione basita, neanche gli avessi detto che ho ricevuto una proposta di matrimonio da Gesù Cristo in persona. Poi lo spirito inizia a parlare:
R: “Non si decide di avere figli, si fa e basta. E’ il tuo dovere! (Che cavolo stai dicendo Willys!)”
M: “Sorry?”
R: “Eh sì, uno si alza la mattina, mangia, dorme, si lava (poco), si sposa e ha dei figli. E’ la natura.”
Non avessi avuto paura di qualche altra reazione epifanica, gli avrei raccontato delle mie teorie sulla nostra mancata natura di bonobo, invece mi lascio sottomettere dal suo sguardo severo di maestra che scopre non hai fatto i compiti e senza che neppure fosse richiesta, parte la mia miseranda scusa.
M: “Sì, fai presto a dirlo, ma io… Ramasay… io ce l’avevo una ragazza… ma poi è andato tutto a finir male, e adesso qui… da solo… non so proprio cosa fare, sembra impossibile incontrare persone, per me, qui…”
R: “E’ uno spreco, lo sai? La tua migliore giovinezza, la tua forza sessuale del pieno degli anni, lasciarla andare così. Perchè dopo sai è più difficile, anche non si possono avere bambini dopo i trentacinque anni, perchè non va bene, quando crescono si ritrovano un vecchio come padre. No! Non va bene.”
Mi sento in dovere di scusarmi, per la mia inettitudine che mina il karma cosmico e che potrebbe risultare in una reincarnazione a tasso sfavorevole. Sembra proprio che non ne sappia combinare una che sia una di giusta, Ramasay, cosa potrò fare mai? Tranquilla/o, ora grazie a Ramasay ce lo so pure io come funziona.
M: “E allora cosa devo fare?”
R: (sorride rassicurante) “Tranquillo, tranquillo. Vedi: adesso, la prossima volta che torni al tuo paese, prenditi il tuo tempo, fermati una settimana o dieci giorni, per non prendere decisioni avventate – è difficile sai, trovare qualcuno con le stesse frequenze – poi ti trovi una moglie e la porti a vivere con te qui.”
Sorriso sereno e compiaciuto.

E adesso mi rivolgo a te, mia lettrice, perdonami, perdonami veramente. Avessi saputo prima non aspettavi altro che essere rapita senza preavviso scritto dalla tua vita, per passare il resto dei tuoi giorni ad accudire me e la nostra prole, mi sarei davvero fermato qualche giorno di più durante l’ultima capatina in patria. Scusa. Se ho offeso i tuoi sentimenti, e soprattutto il tuo onore, ti prego, di’ a tuo padre non c’è bisogno ti uccida e ti seppellisca nell’orto: i pomodori crescono bene lo stesso.
Certo però, che lo spreco…
Bon, vado a sprecarmi a nanna, mi raccomando, fa’ il tuo dovere,
Miotsu.

Siamo ancora in tempo, sai?

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