Quando la banda passò – Like a Virgin

Sabato, un mattino grigio-inverno come tanti a Notting Hill, quattro gradi centigradi, pioggia leggiera a tratti. Viene il sospetto non sia il giorno ideale, ma oramai abbiamo deciso e non si torna più indietro, tutto è pronto: oggi si fa.
L’appuntamento è all’elefante metallico vicino la stazione, alle undici e mezza, ma siamo artisti e si sa, siamo fatti un po’ così, ci si ritrova che sono le due. Quando arrivo sul posto Cyro, il batteriere, è lì che mette assieme i pezzi, e ha già fatto i primi soldi, un tizio che voleva provare i piatti. Beh, potremmo lasciare qui gli strumenti, come delle reti, andarcene in un caffè e passare tra qualche ora a raccogliere i guadagni, ma i ragazzi non sono abbastanza proiettati nel futuro della creatività imprenditoriale e così, messi gli zaini a coprire la batteria marittima che ho trafugato al lavoro, si comincia a suonare.
Ricordo i tempi della tensione, con le mani che tremavano un po’, la prima volta davanti ad un pubblico, la prima volta da solo, la prima volta dietro al microfono. Sarà l’età, sarà che Londra ti mangia l’anima, le prime note per la strada se ne escono come un respiro, senza sforzo, mentre l’aria della via si colora di noi, tre mucchi di abbigliamento pesante. Pesante poi, mai abbastanza, perchè le mani ci mettono poco a perdere sensibilità, si arriva al punto che la corda… l’ho toccata o no? Solo l’orecchio te lo dice. Poi tocca ai piedi, e le gambe, finchè alla fine, due tre ore dopo, è il gelo a fermarci, ed è già ora di rifare le valigie e sfrecciare nella notte – sì, alle cinque qui è già notte – con i nostri trolley scalpitanti e così scomodi da portare in metro.
Poche ore è vero, ma di emozione e bellezza, una dolce sorpresa ogni volta che il vento concedesse tregua e fosse possibile alzare lo sguardo impunemente. Si comincia con un Fiorello africano, che si offre di darci una mano e si mette a cantare un blues per noi, poi passano i bambini, col soldino in mano, hanno timore, uno addirittura non vuole, il padre lo spinge e lui sta per mettersi a piangere, lancia la monetina e via di corsa. I giapponesi invece apprezzano a modo loro, scattando foto, quand’ecco che un piccolo amico si avvicina… fruga nel borsone e ci lascia una pinta di sidro a testa. La gente continua a passare ed è una bella sorpresa per loro, trovare musica senza averla cercata, ettecredo, il permesso per suonare mica ce l’abbiamo. Funziona così: tu arrivi in un posto e inizi lo spettacolo, poi se qualcuno si lamenta chiama la pula che quando arriva spegni tutto e te ne vai, illeso. Ecco insomma che la festa sembra stia per finire quando un ragazzotto se ne esce dal gelataro all’angolo e si avvicina col cellulare in mano. Le bacchette riposano sul rullante già pronte al trasloco ma, novità, sembra invece la musica faccia bene ai fermenti vivi del suo yoghurt gelato, e ai suoi clienti, così il tipo prende il nostro numero, chè non si sa mai, e ci fa portare tre bicchieroni di quella roba che qui chiamano caffè. Andata.
Ogni tanto qualcuno ha del tempo da perdere e si siede a guardare, un tizio tira fuori un blocco e inizia a disegnare, un altro rimane di profilo che sembra sempre se ne stia per andare, poi comincia a fargli male il collo e se ne va per davvero. Senza che me ne accorga le monetine iniziano a fioccare, per quanto è possibile, e tenere delle ragazzine ci rapinano, no dài, si arrangiano come possono: una mi lascia giù un pacchetto di Marlboro – centos, un’altra apre un pacchetto di biscotti, ce li offre, poi preoccupata ancora si avvicina, perchè contenevano arachidi e qui la gente c’ha le allergie così non voleva averci sulla coscienza. Numeri di telefono nessuno, ma la notte è ancora giovane…
Il raccolto finale: una cena a testa, del sidro per la padrona di casa, nicotina per il sottoscritto, e principio di congelamento degli arti inferiori di tutti noi. Niente male, niente male per davvero. Ma adesso è tempo di parlare della mia vita privata…

Un pubblico d'eccezione per un debutto eccezionale.

Quand’ecco che piccoli amici si avvicinano…
La sua comparsa la fa in grande stile, il tipo delle pinte per tutti, ed è solo l’inizio dello spettacolo. Un volto noto per chi frequenti il Gate, uno dei tanti senza tetto che rischi di calpestare il mattino quando ti lasci inghiottire dalla metro, nascosti in fagotti di stracci a pelo. Fatta la sua offerta etilica, in nostro nuovo amico inizia ad accompagnare le nostre escursioni tonali con grida di giubilo: libertà! Libertà! Libero! Poi si lancia in coreografie che nemmeno il miglior em si hammer – te lo ricordi? quello coi pantaloni a palloncino, il re del rap che è rimasto al verde… E non ci si fa mancare proprio niente, nemmeno il grande classico dell’uomo-robot. Il nostro primo grande fan, che in quanto tale, alla fine dei giuochi, si avvicina a complimentarsi e a fare quattro chiacchiere:
Liquirizio: “Come ti chiami?”
Gesù (con faccia da che domande fai): “Gesù.”
L.: “Eh sì, Gesù… Mosè!”
G. (impassibile): “E’ mio zio.”
L.: “E da dove vieni?”
G.: “Dal Paradiso. Voi? Siete russi?”
L.: “No, italiani… e lui è dal Brasile.”
G.: “Ah, Italia, il Vaticano, ho vissuto un po’ là, da mio cugino, Wojtyla.”
Poi si rivolge a me, e la situazione assume contorni torbidi.
G.: “Ciaooo… mi vuoi sposare?”
Io : “Beg your pardon?”
G. (ammiccando agli altri): “Eh, fa finta di non capire, il furbetto… mi piaci! Ti amo, sai? Mi vuoi sposare?”
Io : “Mi spiace, sono appena uscito da una storia di cinque anni, non me la sento, ma non te la prendere dài, ti dò una sigaretta, ok?”
G.: “No, facciamo metà della tua.”
“Ok.”

Ecco insomma, ho trentadue anni, e checchè me ne stia sempre a lamentare delle mie disavventure, o non-avventure, sentimentali, ho già ricevuto una promessa non mantenuta e due proposte di matrimonio. Niente male, niente male per davvero.

Keep on rockin’,

Miotsu.

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5 risposte a Quando la banda passò – Like a Virgin

  1. Maurizio Scrostabarile ha detto:

    Maurizio approva, applaude, e raccomanda di continuare a roccare.
    E stringe anche mani immaginarie. Bravi.

  2. ceci ha detto:

    cecio consiglia: calzino di contone sotto calzino di lana e guanti a mezze dita che fanno molto artista-clochard!

  3. FabriTz ha detto:

    Rock’n’Roll!!!!!!!!!!!!!! ;->
    …e grazie!

  4. andryx99-nipotefabriTZ ha detto:

    ciao siete meravigliosi anche se sono in italia…ho visto il blog.GESù è PAZZO DA LEGARE….SALUTATEMELO.CIAOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO!

  5. BBL GUITAR ha detto:

    La musica di strada è quella che più in fretta raggiunge il cuore.
    La senti da lontano e ti attira come la calamita attira il ferro.
    E il freddo? Beh bastano 2M: un bicchiere di Mathusalem e una Marlboro e non ci pensi più.
    Continuate a suonare,chissà che io non vi possa sentire anche da qui.
    Ciao a tutti
    BBL

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