Giro Girotondo – Facciamo la conta

Un due tre, tocca proprio ammè!
Eccomi qua, tutto vispo e saltellante. Come, il nuovo tema? Già stanco di fare la rockstar? No, no, non ti preoccupare, la mia brillante carriera musicale continua a gonfie vele, e presto ne sentirai parlare anche in Italia, ma sai com’è, dieci pezzi per un album sono più che abbastanza, ed era ora di cambiare aria. Sì insomma, credevi non me ne fossi accorto? Tutti i bagordi delle feste, il freddo che ti invita alla quiete domestica, la candida… ti vedevo un po’ rammollita/o, c’è bisogno di movimento, sana fatica, e come ogni inizio d’anno ho deciso di dare il buon esempio, cimentandomi ancora in una delle discipline che ti fanno chiedere quanto io possa essere idiota. E questa volta mi tocca una bella accademia di cagefighting, i combattimenti in un gabbiotto di plexiglass in cui sono ben poche le regole rimaste. Ma non ti preoccupare, niente cazzotti, mi sono bastati quelli del BS boxing club, per quest’anno mi limiterò allo studio del Brazilian Jiu Jitsu, l’arte definitiva della lotta a terra. Cosa vuoi che sia, maschioni in pigiama bianco, o a torso nudo il sabato mattina, che si rotolano su di una materassina sporca di sangue, qualche infezione, qualche pelo in meno e niente più. Ecco, a dire il vero, io la pensavo così, prima. Alla fine invece ho deciso di non pubblicare le foto di quello ch’è rimasto di me dopo un paio di allenamenti, temendo che alla loro vista Amnesty International avrebbe fatto chiudere la palestra. La conta infatti è quella di scottature su gomiti e ginocchia, senza distinzione, graffi alle spalle, grossi ematomi ai bicipiti, sette abrasioni sanguinanti ai piedi ed un’unghia spezzata a metà. Ma come dice Neil, colosso di Rodi in ebano, c’è gente che per farsi fare cose del genere paga, e profumatamente. Già, pagare, all’accademia Luigi Gracie di West London non sono previste lezioni di prova, ed il contratto minimo sono tre mesi, prendere o lasciare, ed io ho preso, purtroppo prima della tremenda scoperta. Qualche sbucciatura cosa vuoi che sia, niente, paragonata alla terribile verità che ha investito come un secchio d’acqua fredda il povero sottoscritto in ciabatte e accappatoio: in quel sudicio scantinato non ci sono le docce, e prima di casa mi aspetta mezz’ora di metro. Il prezzo da pagare per essere guerrieri dallo stile sessualmente equivoco. Ma se sono arrivato a questo punto, un motivo c’è.

Urban (shitty) life.
Maledetta rivoluzione terrestre, da mesi l’aria della sera era un po’ troppo frizzantina per le mie corsette, ell’era come spalmarsi sulle guance due braciole appena uscite dal congelatore. Così mi son deciso, alla buon’ora, di guardarmi un po’ attorno, cercare una palestra, di quelle piene di nastri e cyclette, che fai fatica e non ci sono nemmeno gli alberi, ma tanto, anche fuori, è buio alle quattro, almeno son climatizzate. Entro in questo fantastico centro del fitness, a dieci minuti da casa, e subito mi ritrovo immerso nella tonicità e nella muscolatura, il parquet promette bene.
“Salve, avreste per caso una brochure, un depliant… qualche informazione insomma.”
“Ecco l’orario dei corsi.”
“Ah, nient’altro?”
“No.”
“E per i costi?”
“Entra, siediti, compila questo modulo e aspetta che arrivi uno del nostro membership team.”
“Membership team? And for the blowjob?”
“Come?”
“Niente.”
Mi viene aperto un cancelletto tipo quelli della metro e indicato un salottino da studio medico. Non vedevo una palestra così da… non ho mai visto una palestra così, dal vivo intendo: niente ragnatele, non c’è odore di urina, le facce sono addirittura raccomandabili, che ci faccio in un posto del genere?
“Ciao, sono nome inglese pronunciato in fretta con sottofondo musicale assordante, scusa la mia maglia, è che oggi è il giorno del rosso e tutti i dipendenti devono indossare qualcosa di quel colore. Fico, eh?”
“Indubbiamente.”
Segue una breve intervista sulla mia passata vita sportiva, i miei obiettivi, esperienze lavorative, sessuali, omosessuali, di gruppo, poi, se non mi dispiace, è tempo di fare un giro della palestra, così per vedere com’è. (“Pensa: te la farò vedere tutta!”)
In due minuti mi ritrovo al punto di partenza, dopo essere passato attraverso un catalogo di attrezzi d’ogni sorta, impaccati in un camarone poco più grande di un garage. Da citare: tv e canali satellitari montati su ogni singolo nastro e cyclette. (“Così decidi tu cosa guardarti mentre ti alleni!”)
E c’è poco da fare, il nostro nome inglese pronunciato in fretta eccetera eccetera le sa proprio tutte e sfodera un repertorio neurolinguistico di tecniche di vendita subliminali, che non sfuggono all’orecchio esperto di un ipnotista consumato come me.
“Come vedi il tuo corpo? Riesci ad immaginarlo dopo che avrai ottenuti tutti i tuoi risultati, allenandoti qui da noi?”
“Riesci a vederti, mentre ti alleni qui, in questa modernissima sala attrezzi?”
“Ti chiamo fra un paio di giorni, per avere conferma della tua iscrizione, devo dire che sono molto fiducioso che tu ti unirai al nostro club, ma giusto per avere conferma…”
La conferma cari i miei occhietti a spirale, è che quello tra noi che s’è fatto inculare sei tu, con il corso di PNL, le oscure arti ipnotiche applicate alla vendita non funzionano, soprattutto su di un pendolare di ritorno dal lavoro. (“Riesci a vederti mentre ti dò un calcio nel culo?”) Tieniti il tuo contratto capestro a 24 mesi con penale d’abbandono e costi nascosti ovunque, io vado a cercarmi una palestra che odori di urina.
“Aspetta aspetta! Posso pisciare sul parquet se vuoi, ok?”

Ecco, così mi sono sistemato, nel mio ambiente, tra sudore e dolori. Non sono fatto per i telefilm, e farsi i muscoli guardando l’ultima serie poliziesca americana, dai…
Adesso però tocca a te! Mettiti in forma,
Miotsu.

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3 risposte a Giro Girotondo – Facciamo la conta

  1. ceci ha detto:

    A me, colta come l’autore del post da uno smodato desiderio di stiracchiarmi e mettermi in forma, per fare PILATES, detto anche piú prosaicamente ginnastica, nello stesso posto dell’anno scorso, uno scantinato angusto, abbastanza puzzolente e umido (siamo pur sempre a Santiago), che tra le altre cose è anche scuola di danza, quindi per ogni dove ti vedi sfiorare da culi perfetti e gambe di alabastro, insomma, lí, mi hanno messo IN LISTA D’ATTESA…
    Deprimente, assai deprimente.

  2. alice ha detto:

    io volevo andare a correre. si ma non riesco ad andarci perchè c’è troppa neve. allora forse vado a fare dello yoga. anche se nella palestra in cui va la mia amica, la prima sera che ci è andata le hanno rubato il portafoglio compresa carta di credito, che è stata subito usata dai misteriosi ladri per… andare a mangiarsi un panino al mcdonald più vicino. è l’america, bellezza. poi lei l’ha subito bloccata, la carta, sia mai che andassero pure da subway, wendys, chipotle, panera bred, kfc etc. etc. etc.

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