Quando la banda passò – Track Nine

Applausi, applausi!
Un costume italiano che spero si estingua presto, il battere le mani al pilota dopo l’atterraggio. Che sia forse un gesto d’affetto, tipico di un popolo caldo e amichevole? Credo più il respiro di sollievo di una marmaglia che ancora si caga sotto a salire su un aereo, perchè c’è ancora gente in giro che vola meno di dodici volte l’anno. Trogloditi. Una curiosità a riguardo: incontrare per caso a Chinatown, alle 18.53 di un giovedì sera, la tipa che era seduta accanto a te durante il viaggio ha una probabilità infinitesimale, molto minore di quella che ha il tuo aereo di cadere, per cui ripensandoci la prossima volta me la farò addosso anch’io.
Della sosta italiana molte cose mi hanno dato piacere e alcune immagini porterò nel cuore a lungo, immagini contenenti tute da ginnastica, lavatrici ed ex-colleghi, immagini di cui non posso parlare certo, ma in assoluto la cosa che più mi ha sconvolto è la realizzazione di una triste verità. Ebbene sì: costruisci il tuo galeone in bottiglia in ottocentotrentaquattro uscite settimanali, colleziona la miliardesima serie di video del duce e delle guerre napoleoniche, o uova faberge così ridicole da superare la fantasia, presine stile liberty in omaggio con la prima uscita. Niente: l’Impero, la battaglia d’Inghilterra, il rimanere fuori dall’euro, non sono serviti a nulla, perchè la civiltà britannica è monca di una delle più grandi conquiste della storia editoriale, e le sue edicole vendono solo giornali, al più caramelle. Dove sono capitato…
A casa finalmente! A ritrovare ancora il figlio della padrona, la moglie arrogantemente tettona ed i loro hobby preferiti: impossessarsi del telecomando mentre guardi la tele e lasciare che qualcun altro tiri lo sciacquone al posto loro. La pazienza oscilla come un lampadario di carta dell’Ikea dopo che ti ci sei infilato una maglia sotto, ma a differenza di esso non ti cade sulla testa. Mai avuto cappello più bizzarro, e sì che di solito mi ci impegno parecchio. C’è poco da scherzare comunque: la situazione è tragica. Passeggiando per le strade del quartiere scopro il marciapiede disseminato di ossa di pollo, forse i rimasugli di qualche rito voodoo, niente di promettente comunque. E infatti apro la porta di casa e chi mi ritrovo? Il fratello della landlady, ad aggiungersi alla comunità. Non amo curarmi delle cose ordinarie, ma la toilette è come l’ossigeno, o il sesso: ti accorgi di quanto è importante quando ti manca, e il bagno qui è occupato dalle dieci del mattino a mezzogiorno. Ininterrottamente. Brutte notizie per un ingegnere in ferie che si va a prendere il caffè al bar, si fa una sigaretta lungo la strada, e chi fuma sa cosa intendo, rientra a casa e sente la serratura del cesso scattare, mentre sornioni quelli in coda ti danno il buongiorno. Come farò a sopravvivere? Io che credevo il capodanno si portasse via tutti i problemi. Come? Il capodanno a Londra? Strabiliante come sempre, anche se tutti quelli che ho incontrato dicevano lo avrebbero passato a casa, compresa la barista che voleva farsi portar fuori, ma cara, se non offri neppure il caffè cosa pretendi? L’alibi ufficiale in giro è che non ci sono i soldi per far festa, come non bastasse un pasto spartano ed una sufficiente quantità di alcol. Amebe. Io, beh, come ogni rockstar che si rispetti mi sono accasciato sul divano, anestetizzato dall’unto agnello di un kebab da asporto di spessore edilizio, in onore di tutti i ristoranti che vorrei provare, mentre tu, sì, proprio tu, ti ostini a non venirmi a trovare e farti offrire una bella cena di roba strana. Non scrivevo periodi così lunghi dall’82. E non passavo periodi così lunghi in internet dai tempi della scoperta di youporn, per fortuna torna presto il momento di tornare in ufficio, ad avere qualcosa di diverso di cui lamentarsi. Sì perchè in fondo, non appena riscopri la scomodezza della tua sedia e rivedi le facce dei tuoi colleghi, come quando scatta il verde e ti si spegne il motore, subito arriva il clacson della nostalgia, e tutte quelle passeggiate ad evitare le fughe, le crepe, le anziane signore, ti sembrano il paradiso. Meglio riesumare l’mp3 dal cassetto e perdersi nella discografia dei Phish – che caldamente ti consiglio.
Al prossimo concerto,
Miotsu.

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