Quando la banda passò – Track Seven

Sorpresa!
Come quei pezzi che partono lenti e sottili, scivolano via tranquilli e poi tutto d’un trattooo… Pam! Si aprono e ti aprono in due con un muro di sonorità aggressive. Sto diventando il fratello pelato di Red Ronnie. E le sorprese non finiscono qui, cosa ti faccio trovare sotto l’albero, cara/o mia/o? Ti faccio trovare che per un paio di settimane, sacrilegio!, chiudo i battenti e me ne vado in ferie: per la prima volta nella storia del rock Londonbuffet si mette in pausa e si gode le feste alla ricerca di una nuova casa e di un motivo per arrivare al 2011. Qualcosa in pentola bolle già, ma per l’intanto lasciamoci stupire dalle cose di tutti i giorni.

People.
Movember, novembre, era il mese del mustacchio, per sensibilizzare l’opinione pubblica, e raccogliere fondi, contro il cancro alla prostata. Cosa c’entri farsi crescere i baffi con tutto ciò, lasciamolo capire a chi ne sa, io rinuncio. Una sera al pub conosco un aderente all’iniziativa: Michel, francese dall’accento americano che più yankee non si può, alto un metro e un tappo, conciato come fosse appena tornato dalla pista da sci. E c’è poco da criticare, il suo lavoro è proprio quello di rifornire negozi sportivi di abbigliamento per gli sport invernali, ma la sua vera passione è illuminare il destino della gente. Sei una giovane insegnante che ha ricevuto un’offerta di lavoro da New York ma non sa se andare o meno?
“Devi andare. Devi conoscere gente nuova e fare più festa che puoi. Poi a trentasei anni ti stabilisci da qualche parte e metti su famiglia.” Mancava solo il nome del marito e il futuro indirizzo. Poi chiude la bocca, sollevando il labbro superiore con la spinta di quello di sotto, come il duce dopo ogni sua perla, i peli del baffo gli entrano nel naso, starnutisce e se ne va a fumare.

O(d)dio gli inglesi.
Per quanto mi si venga a dire che sto iniziando a diventare come uno degli indigeni, ci sono cose, poche per carità, che della gente del luogo proprio non sopporto. C’è poco da fare, e fidati di uno che s’è fatta la sua bella esperienza a riguardo, culture diverse a volte implicano incomprensioni profonde quanto insanabili.
Frequentando per caso o per lussuria un certo numero di insegnanti, una certa impressione me l’ero già fatta, ma sul quotidiano del mattino le idee trovano conferma quando leggo che gli scolari inglesi delle superiori sono agli ultimi posti in Europa per quanto riguarda lo studio delle scienze, della matematica e della grammatica. Beh, dico io, noti niente? Prova a leggere di nuovo: gli scolari inglesi delle superiori sono agli ultimi posti in Europa per quanto riguarda lo studio delle scienze, della matematica e della grammatica. Ci sei? Allora proviamo a prenderla da un’altra parte, e per la precisione da un trafiletto della pagina accanto. Un cittadino britannico è stato arrestato nella Repubblica Ceca per aver guidato in autostrada, il giornale ci tiene a far sapere come fosse sobrio, per venti miglia – 32km – contromano. E s’è pure lamentato! Perchè? Ma perchè la segnaletica non era in inglese, che domande! Ecco, questo proprio non sopporto: l’anglosassone arroganza del pretendere che ovunque si parli la loro lingua e il lagnarsi al ritorno dalle vacanze se dei buzzurri locali non supportavano l’idioma. Ed è cosa così scontata che non c’è motivo di preoccuparsi, se nel sistema scolastico inglese le lingue straniere vengono dopo la ginnastica, perchè mai dovrebbero abbassarsi a tanto? Per favore, se quest’estate un britanno in vacanza ti chiede indicazioni, fingi di non capire, educarne uno per colpirne cento.

Rockstars.
Che bazzicasse dalle mie parti era una voce che già avevo sentito, la balena bianca, ed anzi da alcuni avvistamenti conclamati ne avevo avuto sicura conferma. Poi, diciamo la verità, non sono più un adolescente che crede ai mostri sacri, alle leggende, siamo gente comune tutti. Eppure non trattengo lo stupore, quando mi si siede di fronte questo vecchino col codino, nel cinese più pulcioso di Kensington – il mio preferito ovviamente. I bastoncini pluffano nella scodella degli spaghetti, e la mascella resta a mezz’aria ad accentuare un’espressione decisamente intelligente, ma cos’altro avrei potuto fare di fronte a… Sean Connery? No, di più, di più. Il principe Carlo? Ma no, col codino ho detto, di più, molto di più. Dio? E ancora, no, di più, va beh: il Giacomino Pagina in persona! Direttamente per voi dall’ospizio, no, dai Led Zeppelin. Parte altissima nella mia testa ta-tatata-tatata-uollalottaolov-uollalottaolov, fibrillo e tremolicchio, poi lo vedo che non è in serata e riprendo un contegno. Non sembra voglia essere riconosciuto e a parte me ci son solo che signorotte filippine, che di chitarristi leggendari ne hanno fin sopra i capelli, con le loro borsettine dello shopping. Quindi lasciamolo lì, mentre prendo la mia starway to heaven in brodo.

Communication breakdownnn,
yeaaah,
Miotsu.

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3 risposte a Quando la banda passò – Track Seven

  1. Maurizio Scrostabarile ha detto:

    Dopo l’ultima notizia ho già comprato un volo e vengo a trovarti domattina verso le 5:30.

  2. ceci ha detto:

    Due settimane di pausa, ma non di più, mi raccomando!

  3. mauro ha detto:

    i’m gonna giv everi inc ov my grooog!
    tutto quanto il tuo groog? tutto quanto il mio groog!

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