Quando la banda passò – Track Five.

Ad libitum,
cioè quanto ti pare e piace, fìnnnche ce n’è, direbbe Ligabue, litigando col senso e con gli accenti com’è uso fare. Ma devo stare attento con queste sottigliezze critiche, a condividere le sue opinioni sono in molti, compreso il mio intestino, e se la potrebbero prendere. Adesso che ci penso però, ci sono cose più importanti cui dovrei prestare maggiore attenzione, il pericolo nella metropoli si può nascondere ovunque, anche sotto un sombrero. Dopo un anno di peregrinazioni non pensavo London potesse riservarmi ancora grosse sorprese, soprattutto sotto l’aspetto igienico-sanitario, ero solo un povero illuso. Quando credi d’essere vaccinato, alla carne marcia sepolta nel curry, ecco porsi dinanzi a te un burrito al pollo che sembra tonno, ed una nuova dimensione psichedelica dischiudersi ai tuoi occhi. E mi verrebbe quasi di che scherzare, sullo squallido significato che in un simile contesto potrebbe assumere l’espressione “aprire il terzo occhio”, ma sarebbe veramente disgustoso. Messico e nuvole, altro che pejote, food-poisoning lo chiamano qui, io invece lo chiamo trentotto gite al cesso al giorno per tre giorni, mentre il medico se la tira più di una fighetta e non vuole darmi una visita. E no, per favore, non pensare ch’io sia un pazzo maniaco e mi sia messo davvero a contarle tutte, è un numero buttato lì, ma fidati, se non c’ho azzeccato ho sbagliato di poco. Cosa fare, non lo so, stringere i denti, tirare lo sciacquone e andare avanti, con la nuova ma collaudata dieta antidiarrea: coca cola sgasata, popcorn caramellati e patatine al formaggio. L’ho trovata su internet ch’era tardi ormai ma, incredibile, ha funzionato. Tardi sì, perchè intanto migliaia di navi hanno visto rinviato di un’altra settimana il sogno di un radar migliore, tournèe mondiali sono state cancellate, orde di femmine – e nota l’uso animale della parola femmine – hanno deluso i loro istinti primordialmente sessuali, mentre io me ne stavo a scagazzare tenendomi la panza. Scagazzare fìnnnche ce n’è, fìnnnche c’èmmusicaaa.
Adesso però, non crederai di valer più dei succitati delusi, mi dovrai scusare, mi chiamano dal cesso.
Chiedi sempre ben cotto,
Miotsu.

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Una risposta a Quando la banda passò – Track Five.

  1. Maurizio Scrostabarile ha detto:

    Che bello! Ti ho detto che io recentemente ho avuto la diarrea dal 26 settembre al 9 ottobre? E ce l’ho avuta, pensa, per 2541 km (ho controllato su gugolmaps). Nel mio caso penso fosse quella cozza nella zuppa di pesce. Ma dopo un po’ impari a conviverci, e diventa anche un buon argomento di conversazione: pensa che c’è ancora un intero paesello, di là del mare, che chiede continuamente, alla persona che mi ha ospitato per una settimana più o meno nel periodo centrale della mia diarrea, come stia la mia pancia. Era diventata famosa perché una volta al bar, approfittando del fatto che si era distratta ho cercato di ordinare un caffè: lei ha chiamato indietro il cameriere spiegando a gran voce che avevo la diarrea e che non potevo, e mentre io me ne stavo mogio e vergognoso mi ha ordinato una camomilla. Mancava solo uno schiaffo sul coppino.

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