Matto.

Matto a chi?
Ah, le care battute vecchie come il cucco, meno fanno ridere e più mi piacciono. Che sieno rimaste soltanto loro, a tenermi alti il morale e la bandiera? Lasciando stare la bandiera là dov’è, che non la vada a risvegliare per carità, per il morale, dai, è ora di svegliarsi un po’ fuori dal torpore di fine estate, e da questo geriatrico torneo di scacchi. Non è facile tuttavia: le continue scadenze mancate, per la consegna di questo maledettissimo software, si fanno sentire, e poco ci manca che non mi metta a passare le notti in ufficio. Ormai ho pure gli incubi: migliaia di marinai, sui ponti metallici dei loro vascelli, alzare occhi e braccia al cielo e gridare a gran voce vogliamo la 1.6! Panoramica dall’alto che sfuma, poi slogan di una compagnia assicurativa, arrotondo concedendo spazi pubblicitari alle mie vicende oniriche. Su altri fronti: dalla metro segnali non incoraggianti, dì pure segnali maledettamente difettosi, puntualmente anche giovedì, altre due ore sotto terra, lunedì: idem con spalate, manco dovessi iniziare ad abituarmici – toccati anche tu please. Insomma, poco ci manca che non mi metta a passare le notti in carrozza, magari con la maestrina biondina che trovi ogni mattina, dirai tu. Sì, magari. Ma il personaggio dell’eterno zitello rifiutato da tutte mi calza così a pennello che sarebbe un peccato rovinarlo. Ciliegina sulla torta dell’archetipo dello sfigato, ci mancava pure la mia vittoria matematica al succitato torneo aziendale.
Ma come, lo dici così, dopo che ci hai fatto due palle tante, con questa storia degli scacchi! Chettidevodire, sono uno dagli entusiasmi facili come momentanei, d’aver vinto non m’importa poi ‘na sega e, se da un lato mi spiace abbandonare questo caldo sfondo legnoso, è ora di spiegare le vele verso altri orizzonti.

Misteries of London.
Lunedì, ore 10:30, mi scade la licenza del database cartografico third-party, il capo è in ferie, il capo del capo in riunione, assieme al sostituto del capo. Cheffare, andiamo a chiedere in giro. Eccomi così diventare molesto interruttore del lavoro altrui: Nigel sta verificando che i film del suo iPad non creino dannose interferenze con i segnali radar, Pathella, il buon tester, si accerta che il suo pc sia in grado di visualizzare i caratteri dell’alfabeto hindu, testando allo stesso tempo la compatibilità del nostro software con internet explorer ed il sito della bbc. Poco più in là, la sua moglie-assistente è tutta indaffarata ad eseguire le medesime prove con firefox, mentre Morgan, il giamaicano dei bluvertigo, cerca inutilmente di curare la sua alitosi. Cheffare, facciamoci la fotocopia dei documenti, chè mi serve per la banca, e lasciamo che come riesca ad andare avanti la baracca rimanga un mistero.

A proposito:
Se ti chiedi se c’entriamo qualcosa, con il sottomarino nucleare della marina militare inglese, astutamente incagliatosi da qualche parte nell’Atlantico la scorsa settimana… Sì, è un nostro cliente. Ma questa volta, non è colpa mia, hanno solo un capitano birillo.

Storie di ordinaria igiene.
Quanto sono scomodi i tacchi alti, uffaaaaa… Certe cose se non sei una donna che si prende cura di se stessa non le puoi proprio capire. No, dai, immagino sia una tortura, al punto da chiedersi chivveloffaffare, ma tant’è, ne vedi a migliaia sulla metro, vestite tiratissime, con delle scarpe da tennis ai piedi e lo zainetto per portare le calzature di ordinanza, per l’ufficio. Certo che anche andarsene in giro con uno zaino, non è proprio proprio elegante. E allora, cosa c’è di meglio in una giornata di pioggia che sedersi sulla metro, togliersi le scarpe col tacco e metterle in borsa, tra i fazzoletti di carta e le chiavi di casa. E perché no, ravanare un po’ nell’accessorio multiuso ed estrarne un foulard con cui coprirsi i capelli prima di tornare in superficie. Poi dicono che la raffinatezza femminile è francese.

Music.
Eh sì, alla fine, dopo anni di letargo, mi sono ricordato di avere un basso, lo sapevi?, e mi sono pure ricordato di saperci fare qualcosina. Ne avevo avuto avvisaglie qualche tempo fa, come saprai la prossima settimana, ma non ci avevo dato molto peso. Poi la curiosità… (dicono tutti così) …ho sempre trovato triste, se non squallido, affidarsi alle agenzie matrimoniali, ma la curiosità dicevo mi ha spinto ad osare, a dare un’occhiata alla pagina degli annunci, in quella sezioncina AAAAAAAAaaaa abbacinante cercasi caldo bassista… e ho mandato un paio di mail qua e là, senza andare troppo per il sottile. Una delusione, cara/o, una delusione, nella bassa basta poco, ad essere bassisti, siamo in pochi sai, tutti ti vogliono tutti ti cercano, ma in città la concorrenza mica scherza, sai? Cominciavo a sentirmi abbattuto, poi all’improvviso un’occasione, un trio, una prova, si può fare. E come poche gocce di pioggerellina leggiera sono a volte sono uno squillino, prima di una telefonata infinita di acqua a secchiate, sarà stato il passaparola, chi lo sa, ma nel giro di due settimane, mi ritrovo a far parte di quattro, forse cinque band. Lo dovresti sapere, i bassisti sono un po’ puttane, e il matto in questione sono io, ad impelagarmi in impegni che dio solo sa come saprò rispettare. Staremo a vedere, stessa ora, stesso canale.

Matto, matto, matto, matto, matto
Miotsu.

PS: ho cambiato il mio about, ma non disturbarlo…

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