Ho visto un Re – Sciolgo le trecce ai cavalli

Plin!
Cala rapida la mano sul pulsante d’ottone, finalmente il mio orologio si ferma, parte il tuo, e con esso ricomincio a respirare. C’è di che continuare a pensare, sì, ma l’ansia è passata, e adesso posso appoggiarmi allo schienale, aspettare che sia di nuovo il mio turno, e intanto prendermi una pausa, magari fantasticando un po’, perchè no, sulle vacanze di Natale. Ma come, dirai, a settembre! Così tanto ti manca il faccione burino di DeSica! Eh cara/o mia/o, funziona così, quando sei un migrante, se ti vuoi passare le feste coi tuoi, come proverbio comanda, ci devi pensare per tempo. Giusto giusto ieri ho trovato l’ultimo posto disponibile in economy per venirti a trovare qualche giorno, e i prezzi… Vabbeh, banale quotidianità. L’aria natalizia si confonde con gli ultimissimi scampoli estivi, e mi viene quella nostalgia, per la comicità casereccia e coprofila, greve, che tanto riempie i cuori, e i cinematografi a fine anno. Insomma, ‘sta settimana, un post di merda.

Emergency.
Sei in giro per la città di Westminster (il centro del centro di Londra) e ti sei lasciato cogliere impreparata/o dalla tua vescica? Non preoccuparti, manda un sms all’800 e qualcosa per ricevere in tempo reale tutti gli aggiornamenti sui più vicini servizi pubblici. E forse puoi anche farti mandare delle foto, o dei filmati, visto che sono tutti imbottiti di telecamere, sì: anche davanti ai pisciatoi. Chissà chi se le sorveglia. Ora, tra tutti i lavori che ringrazio il cielo non devo fare, ne ho scoperto un altro.

La bella canzone di una volta.
In certi pomeriggi Hyde Park ti porta indietro nel tempo, in quegli anni d’oro in cui ancora potevi incontrare le ladies e i gentlemen, quelli veri, a braccetto, con cilindro e ombrellino. L’aria fresca si riempie delle note della banda, che spande fresche essenze melodiche dal gazebo vittoriano, gruppi di ragazzotti aitanti giuocano al giuoco del pallone, mentre poco più in là, i più piccini imparano i rudimenti del cricket (vedi https://londonbuffet.wordpress.com/2010/07/14/i-tuoi-occhi-sono-fari-abbaglianti-%E2%80%93-cinque/). Se ti avventuri all’ombra dei maestosi platani, lungo il grande sentiero sterrato, dalle parti di Knightsbridge, ti puoi pure imbattere in un concorso di bellezza ippico, con graziose amazzoni, divinamente posh, che mettono in mostra i loro stalloni. La giuria, un gruppetto di signore in abito da cocktail, con tanto di coccarde e nastrini tricolori, se ne sta al centro di un breve percorso, a commentare posture, andature e dettagli anatomici. Per il pubblico dei profani, c’è un baracchino bianco, da dentro il quale un signore dai candidi capelli, in un elegante abito, bianco anch’esso, vende gelati, no, scusa, commenta la competizione al megafono. Nella cronaca c’è spazio anche per dell’aristocratico humour: “…ah, signore e signori, non è forse bello vedere Hyde Park pieno di cavalli? Al posto di quelle “maledette” biciclette?” Ah, la nobiltà. C’è un senso di regale eleganza nell’aria, quasi snob, fino a quando un frisone color della notte, in posa davanti alla giuria, solleva la coda e, come neanche nei migliori film dei fratelli Vanzina, ci pensa lui a cambiare l’atmosfera, mollando uno scorreggione di dieci secondi contati. Tutti rimangono impassibili, come nulla fosse successo, io scoppio a ridere, tra gli sguardi carichi di alterigia. Poco da fare, quanto sono plebeo.

Emergency – part 2.
Eh sì, ci sono cose che non si dimenticano facilmente. Come l’altro sabato, che mi sono fatto quattro passi in centro dopo cena. E mentre passeggio amabilmente ammirando le femminee delizie del paesaggio, un colpo d’aria infido si insinua tra i miei indumenti e colpisce dritto là, dove deve colpire, causando un agghiacciante attacco intestinale. Comincio a sudare freddo, qualcosa s’è mosso laggiù, la mossa, e altro che Ninì Tirabusciò, qua c’è poco da scherzare, bisogna correre ai ripari, e alla svelta. Casa è lontana, troppo lontana, le gambe tremano, la mente si offusca. In un momento di delirio penso: ecco, adesso arrivo fin sotto alla fontana, alzo le braccia al cielo, grido e mi lascio andare, così, tanto per poter raccontare ai miei nipoti di quella volta, che mi sono cagato addosso in Piccadilly Circus, in segno di protesta per la mancanza di bidet. E a ripensarci, perchè limitarsi ad un singolo episodio, perchè non fare le cose in grande, come quelli che corrono cinquantuno maratone in cinquantuno giorni. Si potrebbe metter su una charity, una grande organizzazione di beneficenza, che raccoglie fondi organizzando cagate in braghe nei luoghi più famosi al mondo. Eccomi, mentre mi spetascio a Manhattan, sotto la Tour Eiffel, sulla Grande Muraglia, inneggiando al dalai lama. Si potrebbe finalmente dare un significato più alto a questa esistenza, emulo di Johnny Appleseed, piantare servizi igienici funzionali nei paesi più poveri.

Le radici del razzismo.
Perchè cosa credi, che la splendente cultura della toilette sia davvero diffusa in ogni dove? Come non bastasse l’esempio britannico del sanitario mancante, di cui ho scoperto gli inglesi sono anche un po’ fieri, in India sono ufficialmente di più le persone con un cellulare che quelle che hanno regolare accesso ad un servizio igienico, insomma: il cesso in casa. Sì, mandano esse emme esse, accovacciati per terra in giardino, magari di nascosto in quello del vicino (ecco spiegato il motivo dell’erba più verde). Vero è che comprarsi un telefonino è un investimento meno importante che non assoldare un piastrellista ed un idraulico, però uno dice: però…

…però tutto ‘sto parlare parlare… per fortuna c’ho una scacchiera magnetica, che me la posso portare in giro ed i pezzi rimangono al loro posto. Io vado un attimo a fare una “telefonata”, noi ci sentiamo tra una settimana, ok?

Che questo post ti porti molti danari, come tradizione comanda,
Miotsu.

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