I tuoi occhi sono fari abbaglianti – DIECI

Svegliati, svegliati, svegliati!
Come stai, tutto a posto? Sai dove siamo, che giorno è, chi sono io? Il tuo nome te lo ricordi? Bene, è stata un’esperienza positiva, questa dell’ipnosi, per te? Perchè lo sai, vero?, che queste mie ultime comunicazioni erano farcite di messaggi subliminali, e che per qualche mese sei stata/o in mio potere, no? Se non te ne sei accorta/o, la cosa si fa ancora più interessante, le marionette ignare di esserlo sono sempre le migliori. Adesso però è ora di schiodare il culo dalla poltrona e rimboccarsi le maniche, bella/o! C’è molto lavoro da fare, in questi momenti difficili, per salvare il paese, e soprattutto i propri interessi. E anche quassu, cosa credi, bisogna adoprarsi zelanti, ancor più ora, dopo la tanto sospirata – da chi poi – riorganizzazione aziendale. Funziona così: ogni tanto, quando le tensioni all’interno della struttura cominciano a prendere forma di velata minaccia da parte di figure chiave, o quando c’è da sistemare qualcuno che ha fatto il birichino, si dà un bello scossone alla carrozza, si agita il sacchetto e si fanno rotolare i pezzi, cosicchè ognuno trova un nuovo posto sulla scacchiera della compagnia. Interessante notare il fatto che, dopo ogni rimescolata al mazzo, ci siano sempre più re e sempre meno fanti, e la piramide della gerarchia si faccia sempre più alta e sempre più stretta. Pensavo fosse un difetto tipico delle aziende italiane infestate da dirigenti parassiti, ma invece è male comune. D’un tratto nel mio ufficio i capi sono triplicati e, non ditelo in giro, il nuovo manager della ricerca e sviluppo non è che mi vada poi tanto giù, mah, vedremo. Che fine ha fatto quello vecchio, che tanto mi era simpatico? Non ti preoccupare, adesso comanda da un’altra parte, meno gente ma per gli stessi soldi, se non di più. Ed io? Beh, non è che mi possa certo lamentare di dove sono atterrato, sono stato sollevato dai miei impegni nell’intricato, perennemente in ritardo critico, nuovo software cartografico per passare ad un team trasversale, le cui funzioni sono così segrete che ancora non le sa nessuno – anche perchè il nuovo capo è in ferie tutto il mese. Nel frattempo si sgobba a sistemar vecchi casini e, udite udite, ci si appresta al cambio di scrivania! Pochi metri di differenza ma fondamentali: riuscirò a vedere una finestra! Soddisfazioni, che modestia a parte, mi sono proprio meritato.

Reviews.
Imperdibile! Il divertimento al suo apice! Assolutamente brillante! La feel-good experience dell’anno! Una prova d’attore formidabile! Un intreccio che toglie il fiato! Le tette più belle d’Inghilterra! Ipnotiche! Suscita perplessità, ai miei occhi ingenui di provinciale, la fiducia cieca che il pubblico anglosassone ripone nelle recensioni, i giudizi, le “stelline”, al punto che su di esse si fondano le campagne promozionali di ogni – senza esclusione alcuna – film, musical, spettacolo teatrale, concerto, mobile da giardino. Non suscita sospetto, il fatto che per definizione il film dell’anno non possa uscire due volte al mese, o che di comico più divertente di Inghilterra ce ne sia solo uno, non quindici, alla gente di queste sottigliezze proprio non importa, come non importa che lo stesso libro sia Bibbia per lo Standard e carta da culo per il Mirror, o viceversa. Per non parlare poi dell’onnipresente etichetta “recommended”, raccomandato, in Italia suona quasi offensivo. Che poi vabbeh, raccomandato, ma raccomandato da chi? Dettagli, se è raccomandato è raccomandato e basta, non facciamo i pignoli. Insomma, si abbocca, e i pubblicitari nemmeno si devono prendere la briga di inventarsi una qualche generica associazione medici dentisti. Gente che si fida, gli inglesi, basta la parola, come per le referenze, ricordi?, la chiave che apre ogni porta. Noi della penisola, invece, non ci caschiamo mica, lo sappiamo bene che una bella recensione te la puoi sempre comprare, forse perchè da noi sono in vendita, e a noi ci piace un po’ fare di testa nostra, come per la formazione della nazionale. Mah, filosofeggio. Di sicuro in Italia, le raccomandazioni quando si fanno, si fanno fatte bene, con tutti i crismi.

Reviews, 2.
Ti sei mai sentito/a un film? Un musical? Uno spettacolo teatrale, un concerto, un mobile da giardino? Beh, è questa l’impressione che hai, quando vieni convocato dall’amabile direttrice del personale, alla fine del tuo periodo di prova. Sulla sua scrivania, una pila di mail stampate a colori e sottolineate qua e là, accatastate un po’ in disordine, che si vede uno le ha lette e rilette. Sono le mie recensioni, quelle del mio vecchio capo, dei colleghi più anziani, dei vari direttori che per un motivo o per l’altro hanno avuto a che fare con me. E che dire, che non fossi un programmatore eccezionale lo sapevo già, non sapevo invece di essere in gamba, e la cosa è, come dire, sweet. Ma quello che più ha ispirato gli animi, soprattutto ai piani altissimi, è stata la mia incoscente devozione alla causa, il mio essere pronto a salpare per ogni dove con un preavviso di quindici minuti. Una qualità difficile da trovare in azienda, ettecredo, è gente che tiene famiglia, e che mi ha fatto guadagnare un bel po’ di stelline. Un po’ di stelline e non solo, la conferma della mia assunzione – adesso, sogno di tutte le mamme, c’ho il posto fisso fisso – ed un simpatico aumento, prima della revisione degli stipendi a fine anno. Il tutto ampliamente messo nero su bianco in una lunga, commovente lettera che per decenza ti risparmio. Va’ in cul, dirai tu, chi si loda s’imbroda! Sì, ma quello che veramente ti volevo spiegare è come, pur senza tredicesima, nè liquidazione, esistano davvero aziende in cui “collaboratore” è qualcosa di più di una definizione ipocrita per sottoposto. Un altro mondo è possibile, e questo davvero ti dà una motivazione ad alzarti alle sei e sgobbare fino a sera. E di motivazione ce n’è davvero bisogno, la fatica si fa sentire sai? Fosse solo per il lavoro, poi…

Sports.
I rimpasti di organigramma sono sempre fonte di chiacchierìo e capannelli, anche in un ufficio come il mio, in cui i rapporti interpersonali sfiorano lo zero assoluto. Ma a tener banco nelle pause caffè di questi tempi non sono i giochi di potere bensì “il” gioco del potere: gli scacchi. Tutto è iniziato quasi per caso, con un appassionato del reparto hardware che ha scoperto un sito, uno dei tanti, che ti fa giocare gratis online. Peggio della chiazza nel golfo del Messico, in men che non si dica la mania è dilagata in tutto il reparto engineering, al punto che o giochi, o sei out. E adesso non si sente altro che parlar di inchiodature, scambi e diagonali intasate, i più audaci addirittura si stampano le schermate delle loro partite, per commentarle coi colleghi. Follia. Ma quando è in ballo la follia, posso forse io tirarmi indietro, un folle a Londra? Ma ceeerrrto che no. Finalmente qualcosa che riempia il vuoto dei miei giorni e nutra la mia fame di avventura. Lo spirito combattivo della boxe e la concentrazione del trance ipnotico condensati in un unico, pallosissimo, gioco. Non c’è un attimo da perdere: il torneo aziendale è alle porte…

Preparati,

Oltre lo specchio.

e nel frattempo goditela,
Miotsu.

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