I tuoi occhi sono fari abbaglianti – NOVE

Focalìzzati!,
bella/o, questa settimana ti aspettava il post più bello del millennio, la cronaca dettagliata delle mie recenti fantasmagoriche imprese nel mondo degli affari: drammi, traggedie, la colonna sonora del gladiatore, poi il trionfo finale. E invece no, c’è una lezione più importante da imparare prima, un monito per il futuro tuo e della tua discendenza: non tenere mai, dico mai, una sola copia dei tuoi appunti su una chiavetta usb potenzialmente difettosa. Una strage di bit, una disfatta che mi ha stremato al punto da non riuscire più a digitare una sola parola riguardo la mia epopea. Giorni e giorni di acute riflessioni, forse un qualche indizio sul senso della vita, volati così, via col vento, assieme ai miei capelli. Ora tienilo bene a mente questo insegnamento, cara/o mia/o, così almeno i miei pensieri non saranno caduti invano (e mi raccomando: non fiori ma opere di bene). Io, con le lacrime agli occhi non mi resta che cercare consolazione dal ciaina, nei suoi bocconcini di maiale in agrodolce. Sì perchè dal giapponese, quello che hanno aperto al posto del Fish and Chips di Costa’s, mica ci vado più, sai? Ero così contento, la prima volta, quando per pochi spiccioli mi aveva riempito una sportina di leccornie, così contento che dopo una settimana ero già un cliente affezionato. Un cliente affezionato che scopre la prima volta si erano sbagliati e dal nippone per pochi spiccioli la pappa te la fanno annusare e basta. Certe cose ti fanno proprio chiedere: ma se Dio esiste, come può permettere che succeda tutto questo, che le memorie flash si corrompano, che i musi gialli ci spennino, che i bambini rimangano orfani. Per fortuna, qualcuno che con la risposta giusta c’è sempre.

Food.
Insomma confesso, disgraziatamente sono rimasto vittima anch’io delle trappole della tecnologia, e del vizietto dei takeaway, le rosticcerie, come si diceva una volta. Un vizio alquanto diffuso in città: più della metà dei londinesi sembra si porti a casa un pasto già pronto almeno una volta la settimana, con un decimo della popolazione che cena in contenitori di cartone ogni sera. E ci biasimeresti? Kebab di agnello, cineserie, spaghetti in tutte ‘e salse, susci, tikka masala chicken, e non dimenticare: pollo fritto, fish and chips, panini, panozzi, panetti, massaggi tailandesi al palato. E la pizza? Che quasi assomiglia al piatto italiano che porta lo stesso nome. Non perdi tempo a cucinare, e se la fai fatta bene, mangi direttamente dalla vaschetta, così non ci sono piatti da lavare. Per non parlare della bontà, quell’intensità saporifera che solo il glutammato e il grasso in abbondanza sanno dare. E a proposito di untume, qua non si scherza mica sai? Dice il giornale che in una cena takeaway media c’è come minimo un bicchiere colmo di lardo, che a immaginarlo viene la nausea. Ma non ti preoccupare per la mia salute, sono pieno con la metà di quello che l’inglese medio riesce a portarsi via per cena, loro tra un po’ nel sacchetto si infilano pure la cameriera.

Sports.
Eh sì, certa gente alla salute non ci pensa proprio, fumatori, bevitori, lavoratori… pensano si vive una volta sola, poi alla fine però se ne pentono sempre. E vogliamo parlare del tipo ch’è morto ammazzato, al campionato mondiale di sauna? Dobbiamo proprio spendere una parola sull’idiozia di questa gente, che rischia la pelle, in tutti i sensi, in una competizione che in quanto a imbecillità è seconda solo ai grandi giri dopati del ciclismo? Vallo tu a spiegare al bambinetto, che papà è morto per diventare il più grande saunista di tutti i tempi, l’irraggiungibile virtuoso della sudorazione abbondante. A lui invece sarebbe bastato un uomo qualunque che lo portasse alle giostre.

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Sooooouuuuul!!!
It’s… it’s… REALITY!!! E’ realtà! Ed èèè… fi-chis-si-mo! Cosa? Chi? Come? Gìsas, maccheddomandemifai. E noi di Reality London siamo qui oggi per adorarlo e pregarlo eccetera, eccetera. Amen, yeah, yeah. Yeeeah! Visita il nostro sito con la grafica all’avanguardia e così alternative (www.realitylondon.co.uk)! Seguici su facebook con il tuo mac supersottile! Unisciti a noi per dell’acqua naturale o qualche snack biologico! Eccetera! Eccetera! Insomma, stavo coccolando la mia tristezza domenicale in una passeggiata mattutina, quando ti capito davanti al Gate di Notting Hill Gate, storico cinema-teatro di quartiere, e vedo che da qualche minuto è iniziata una celebrazione. In un cinema? Facciamo un salto. Il teatro è magnifico, intimo e aristocratico, tutto foderato di velluto rosso e decorato in stile vittoriano. In sala, una dozzina di ggiòvani chiacchierano amabilmente. Mi siedo in disparte, stringo un paio di mani che mi vengono a trovare, poi tutti ai posti di combattimento che inizia lo spettacolo. Si parte con un concertino pop-rock unplugged alla dòson crik, gradevoli i primi due accordi, ma poi una laaagna, ci fosse una dissonanza, dico, una tensione almeno, a pagarla oro. Niente. Ok, stiamo pur sempre parlando di inni religiosi per ggiòvani, mica mi devo aspettare il requiem di Verdi, e infatti vedi gli altri prendersi bene, chiudere gli occhi, portare in alto le mani e ondulare ispirati. Dove avranno messo le droghe? Finito il medley all’insegna di Gesù, ecco il batterista farsi avanti e prendere le redini della situazione. T-shirt di qualche gruppo underground, golfino a quadri, immancabili converse ai piedi e cappellino di paglia in testa, fichissimo insomma, come tutti gli altri. Parte con un sermone appassionato nella lingua dei ggiòvani impegnati, di quelli cioè che si fanno le domande cioè sul mondo e questa società cioè che eccetera. Gli concedo una certa intelligenza e una bella presenza. Alle sue spalle, sullo schermo cinematografico, diapositive di composizioni fiche, gioiellini di quella grafica che tanto piace ai ggiòvani all’avanguardia e così alternative. Il ragazzo argomenta, cita, gesticola, si ispira, con la foga che non troveresti mai in un prete di campagna, e va avanti per due ore due. Per dire che, poi. Due ore… Una tipa fa i compiti, uno manda sms, un’altra se ne va al cesso ogni quarto d’ora. A salvarmi, la comodità infinita di quelle poltrone in velluto, morbide al punto giusto, da passarci l’eternità, il ripasso mentale della lista della spesa, e un paio di tipe scese da qualche cartellone della disel o della behnetton. Miracoli del creato! Grazie Gìsas, che sventole!, ci vediamo la prossima, da un’altra parte però, eh? Il cinema non è che mi va poi così tanto.

E anche tu, non ti sarai passato il Ferragosto al cinema, vero?
Comincia a svegliarti che il conteggio è quasi alla fine…
Miotsu.

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