I tuoi occhi sono fari abbaglianti – OTTO

Tum tum tum tum,
il ritmo del cuore, amico/a, lo senti? Il ritmo della notte. Dopo il tramonto, togliamo gli abiti della nostra normalità, nel buio il pilota automatico si spegne e le pulsioni prendono il sopravvento. Ho la sindrome di Lucignolo, sarà il mio nuovo fuso orario da vita mondana?

Nightlife.
In pena per la mia salute mentale, la mia ormai ex-coinquilina ecuadoregna si degna di portarmi alla festa di compleanno di Robert, un programmatore cinquantenne e divorziato, che a suo tempo aveva provato a darmi una mano nella mia disperata ricerca di un lavoro. Ci si sobbarca un’ora di metro e alla fine eccoci al GI Joe’s bar di Colliers Wood, uno dei tanti quartieri di cui non conoscevo ancora l’esistenza, ma stavo bene lo stesso. La lochescion si rivela essere il pub più pulcioso ch’io abbia mai visto, la moquette beige, dio!, la moquette beige, il malessere della disoccupazione, il banco cronicamente unto. La festa è in una sala riservata con palchetto, dietro i cessi. Dettagli, eccoci qui, pronti a gettarci nel divertimento più sfrenato e trasgressivo e… cazzo: Jurassic park! Beh, chi ti aspetti al compleanno di un cinquantenne divorziato? Naturalmente una cinquantina di cinquantenni divorziati. Fa duemilacinquecento anni, caro/a mio/a, e col riporto. Mi chiedo come faccia il pavimento di legnaccio imbevuto a non cedere sotto il peso della storia, sarà che tra avvocati e assegni di mantenimento, sono tutti più leggeri. Ecco là in fondo il panzone con la moglie orientale che potrebbe essere sua nipote, due ubriache, il festeggiato, e la di lui mamma, una dolce Miss Marple con una parrucca da magistrato. In un angolo, Pippo Nason, il simpatico personaggio della mia infanzia che finalmente trova un volto, si intrattiene con la mia coinquilina, impegnata in contemporanea a organizzarsi per il secondo party della serata… Io, fortunatamente vestito dello stesso colore della carta da parati, mi mimetizzo facilmente e temporeggio, come sono uso fare alle feste da quando non mi apro più in due dal bere. Presto vengo abbordato da una quarantenne ancora piacente che prova a farmi ballare un lento, ma è come sradicare una quercia e, ahime, rinuncia, non prima di qualche efficace strofinamento pubico, pardon, ludico. E allora meglio intrattenersi con un collega marinaio, alle volte, in licenza premio, un tipo con dei buoni argomenti…

Gli occhi rossi... non è la foto.

Poi è il momento di ricevere un’insegnante di matematica minuta e caruccia, gli occhi verde smeraldo, che nonostante l’afa da affollamento sente freddo e si avvicina si avvicina, si avvicina… Da vecchio romanticone quale sono, penso che se me la portassi a letto, e riuscissi a trasferirmi a casa sua, a Leytonstone, mi risparmierei un bel po’ di metro al giorno per andare al lavoro. Assorto in questi pensieri d’amore, amor proprio, ma sempre amore è, tutti fermi! tutti zitti! inizia lo spettacolooo! E tanto di cappello, signori e signore, io, per i miei birthday party, sì e no che mi esibivo in gare di peti, il nostro Robert qua invece si è preso la briga di noleggiarsi addirittura un presentatore, niente male, che ci guida in un viaggio eterogeneo nel mondo dell’intrattenimento. Si parte con quattro africani che suonano i bonghi, pescati chissà in quale parchetto, si continua con una coppia attempata che balla la salsa, ed è subito il turno di un comico, fuggito da un ospizio americano, che non riesce a far ridere nessuno, peggio di Ezio Greggio. Ma quando la gente comincia già a rifugiarsi al bar, ecco arrivare Gilda e Gita, le artiste del Burlesque che tirano su i morali, e non solo, in un gran vorticare di capezzoli frangiati. Gran spettacolo, non c’è che dire, finalmente capisco il significato della parola seduzione e trovo me stesso, scoprendo quello che in realtà sono: un gran porco. Il tempo di riprendersi ed è già ora di andare… al prossimo party.

Fiestaaaaa!
Yeppa! Yepaaaaaa! Da niente a troppo, la vita non conosce mezze misure, e così, un po’ controvoglia, passo da eremita recluso ad animale notturno nel giro di una serata. Non bastasse la festa dei tardoni, l’essere maschio coscienzioso e sobrio, mi fa guadagnare un invito al compleanno di Ana, grassa milionaria messicana. Insomma c’è bisogno di qualcuno che guidi e protegga tre biondone attempate negli oscuri meandri dell’underground e ovunque c’è bisogno di difendere i deboli, il nostro Mozzo non si tira certo indietro. Quello che non sapevo era che i deboli in questione non erano le mie signorine ma il resto della gente… Altra ora di treno e si sbuca a Trafalgar Square, sì quella in centro col colonnone, e ci si fionda nell’esclusivo bar privè dell’Hilton. Dalle stalle alle stelle, dirai, e invece no, dalle stelle, dell’erotismo, alle stalle, delle vacche. Vengo presentato ad una schiera di signorotte sudamericane, tutte indistintamente rifatte da capo a piedi, imbevute di lusso e idiozia. Subito iniziano le danze e tutti ci si fiondano entusiasti, la conversazione scarseggia, inizio, lo ammetto, un po’ villano, a sfogliare un giornale, finchè la festeggiata mi fa notare che sono al suo tavolo riservato e che bla bla bla. (Se ne vada in culo, chè sono alla pagina degli spettacoli.) Con il briciolo di dignità che mi è rimasta, inforco il cappello e tolgo il disturbo, per stasera basta.

People.

Non puoi resisterle.

Il personaggio del 2010! Irresistibile! Irrefrenabile! Incontrollabile! Incontenibile, ma non incontinente! Un fiume dorato in piena che tutto, tutto trascina e porta via con sé! Uno dei grandi fenomeni della natura che agghiacciano ma davanti ai quali non si può che rimanere imbambolati. Sto parlando di Louise, per noi Donatella SuperV, la bionda scheggia monegasca impazzita. Un’ultrasessantenne ossigenata dall’energia inesauribile – per i maligni potrebbe essere doping – e dal patrimonio consistente, a Londra da quando, qualche annetto fa, il marito è scappato con una tunisina. Un breve periodo depressivo, e poi la deflagrazione. Louise, balla, come una tredicenne, al minimo accenno di musica, canta, a squarciagola, ovunque, e non parla, urla. Nata in Francia, da genitori torinesi, appena fatta la mia conoscenza decide di parlare, pardon, di gridare in italiano, con forte accento gallico, per il resto della serata. Una furia. Incurante di tutto e di tutti, soprattutto del fatto che può sempre esserci qualcun altro che parla la tua lingua, inveisce nel pub pulcioso contro i costumi britannici. Morti! Siete morti! E morti di fame! Non c’avete un soldo! Guarda che schifo! Mi piace ballare! Sìììì! Ballare! Ah, guarda! Viva l’Italiaaaaaaa! Perché sono italiana ioooo! Italiana veraaaaaa! Berlusconiiiiii! Fate schifooooo! La sua carica non conosce limiti, e nemmeno l’attrazione per i suoi simili. Fa subito amicizia con le spogliarelliste, pin-up di notte, “marketing researcher” nella city di giorno, poi mi passa il loro numero di telefono, perché un uomo c’ha bisogno. Tutti vigliacchiiiiii! Gli uomini sono tutti vigliacchiiiiiii! Marisa è innamorataaaaa! Fai un bambino Marisa, fregatene del tuo uomoooo, sono tutti vigliacchiiii! Fai un bambino e tienitelo per teeeee!!! Inutilmente cerco di trovare un senso nel fortuito susseguirsi di eventi che mi ha portato ad essere lì, in quel momento, con lei. Ma non c’è tempo per riflettere, sulla metro bisogna impedire che gli altri passeggeri non me la pestino, con tutte le maledizioni che tira loro addosso. E invece, topi incantati, e un po’ brilli, tutti seguono la nostra pifferaia dal trucco pesante e il vagone tutto si trasforma in una festa viaggiante. Che pettoooooo! Mamma mia! Che pettoooooo! E tutto fuoriiiiiiiiiii! La sua nuova vittima, ancora nel trenino, è una ragazzina britannica, ciglia finte e una settima di reggiseno, tutta natura, che lotta per uscire. Penso: adesso le dà un punìo che ghe spaca la testa, ma ancora una volta Donatella mi stupisce, la doma, la conquista, la attrae irresistibile come irresistibilmente mi attraggono quelle cose e-nor-mi pronte a scoppiare. E-nor-mi! Alla festa di lusso, finalmente si sente a casa, eccoooooo! Questo è un postoooo! Eh? Hai visto la differenzaaaaaa! Mamma mia, così si fa! La perdo di vista per un attimo, poi la ritrovo al banco, a confidarsi con Annette, un angelo biondo di Marsiglia, una ragazzina acqua e sapone, e manager a Londra per lavoro. Se fossi un festaiolo che conta anch’io, magari un po’ dopato e senza il cash contato in tasca, potrei offrirle dello champagne, farla ballare come divi, andare su in camera con lei, oh Annette. Ma a rivedere il film della serata, le donne più belle, tutte lei se l’è prese, mentre io rimanevo al suo fianco, invisibile Robin mascherato. Penso: vuoi vedere che adesso mi grida: sorpresaaaa! Guarda quiiiiii! Alza la gonna firmata e mi tira fuori un cazzo così? Mah, meglio lasciarle sole.

Ciaooooooooo! Italianiiiiiiii! Balliamooooooo! Tonight’s gonna be a good good night…
Good night!
Social Miotsu.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in I tuoi occhi sono fari abbaglianti, People. Contrassegna il permalink.

Una risposta a I tuoi occhi sono fari abbaglianti – OTTO

Lascia anche tu un Commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...