I tuoi occhi sono fari abbaglianti – SEI

Guardami,
guardami,
guardami!
Bubu setteteee. Ah, ah, caro/a, anche stavolta ti ho giuocato. Come te la spassi laggiù? A morire dal caldo? Hai seguito il mio consiglio, sei andato/a un po’ fuori, all’aria aperta, a fare un po’ di esercizio? O sei come mia morosa, che anche camminare è troppo per lei. Farà una brutta fine, farà, e toccherà a me di sistemarla, con i miei superpoteri. Non so quale motivo la renda così rara in Italia, i miei insegnanti mi dicevano forse per una qualche avversione cattolica, ma nel Regno Unito l’ipnosi è uno strumento terapeutico molto diffuso. Giusto l’altro giorno vedevo alla tele la storia di una bella signora, che in pochi mesi, grazie all’ipnoterapia, ha perso quaranta chili. Dilettante, io grazie all’ufficio perdo quaranta ore ogni settimana! Vabbeh, non è che vanno buttate proprio, ma quel poco d’estate che la regina ci concede, piacerebbe gustarla anche a me, e non appena mi si presenta l’occasione, eccomi a scoprire nuovi angoli di natura, strappati a fatica dalle zanne del cemento. Ma mi accontento anche di un giretto in centro, le novità sono sempre dietro l’angolo. In agguato.

Ed è solo l'inizio... di un'avventura inesistente.

Una gita a…
Allora, il gioco funziona così: prendi un foglio, una penna o una matita o dei pastelli, quelli che vuoi, e disegna una pianta. Un fiore, un albero, un’alga, come ti pare, ma mi raccomando: mettici della fantasia. Oddio i raggi laser no, e neanche l’albero delle pecore, per carità, ma gioca libero con le forme e i colori. Fatto? Adesso, no dai, metti via la colla vinilica, non serve, servono invece una quindicina di sterline, una mezz’oretta di metro dal centro, e naturalmente gambe buone. Eccoci ai Kew Gardens, l’orto botanico definitivo, dove il nostro gioco continua. Lo scopo è girare per i suoi 120 ettari e cercare la pianta che hai disegnato. Le probabilità di trovarla, in mezzo alle 30000 specie viventi, è alta. Non ci riuscissi, nei boschi, pinete, nelle serre vittoriane, nei giardini esotici ed alpini, puoi provare a fingerti uno dei 650 scienziati che ci lavorano e avere accesso all’erbario, dove sono conservati 7 milioni di esemplari differenti, la più grande collezione del mondo, dicono, prosperante grazie anche ad un mucchio di letame ufficialmente nel guinness dei primati. Troppi numeri e poca sostanza, a parte quella organica? Effettivamente, girarsene a piante non suona poi così accattivante, cercano di impressionarti con le cifre ma stringi stringi sempre e solo di vegetali si tratta, e dopo mezz’ora ringrazi il cielo che ci siano almeno un paio di carpe, nel laghetto, niente di straordinario ma perlomeno qualcosa che si muova. Eppure, se parti con il giusto spirito, puoi trovare del fascino nel rimirare rigogliose rampicanti stringersi, aggrapparsi, poi abbandonarsi a grossi tronchi turgidi e ritti. Legni duri, venosi, che si fanno largo nell’aria nebbiosa, cosi calda e umida, radici vigorose che penetrano la terra bagnata, tutta ricoperta di morbida peluria vegetale. Nelle serre, l’odore pieno delle orchidee, sembrano labbra, alcune, ti inebria al punto che ti lasci travolgere dal piacere di tutti gli schizzi, che escono a sorpresa dall’impianto di irrigazione.

Io avevo disegnato questa.

Una gita a…
Spagna, paese del sole, inno a la vida. Il ministero iberico per le rapine ai villeggianti ha visto bene di noleggiare il centro di Londra per una domenica pomeriggio, dal tempo incerto, al fine di convincere i turisti ancora incerti a visitare la terra dei toreri. In pratica un villaggio alpitour, atterrato in Regent Street in un fiorire di stand e brochures, mini-assaggi della cultura ispanica. E infatti ecco il tipico minigolf spagnolo, il tradizionale accattone che palleggia col pallone, le caratteristiche playstation all’aperto. Poi, se ti va di farti tre quarti d’ora di coda per del calimocho, prego, si accomodi, io, passo oltre. Ah! Ecco là in fondo le tapas… proprio come a Barcellona: prezzi che sono un’offesa all’intelligenza, come offeso si sarebbe dovuto sentire pure quel povero, e bravo, chitarrista flamenco, sommerso di basi lounge (Aperitivi. Sìììììì!). Sì, l’avrai capito, non ero in giornata, c’avevo i cazzi miei, ma anche loro si sono impegnati per fare così schifo. Per un attimo ho sperato nel colpo di genio, nel gran finale a sorpresa: il rilascio dei tori di Pamplona. Un’altra delusione.

Fossero almeno come lui...

Missione fallita!
Ebbene sì, non te l’ho mai confidato, ma il vero motivo della mia migrazione era sfuggire a quei quattro boliviani che, vestiti come animali da cortile, suonano in playback il flauto di pan nei centri cittadini. Era diventata una questione seria, un aut aut: o me, o loro. Il genocidio non sembrava la soluzione ottimale, troppe complicazioni, molto meglio la fuga, al nord, chè c’avranno freddo col gilettino di cuoio, ‘sti burini! Niente da fare: sono anche qui! Povero illuso, adesso la mia vita non ha più un senso. Erano così carini i primi tempi, col loro pifferino firulì firulà. Poi sono arrivati i soldi, le basi preregistrate, gli impianti da autoscontro. Il tutto in un inarrestabile crescendo di piumaggi.

Non so se saprò resistere a questo brutto colpo, forse avrò bisogno del tuo sostegno, morale e (per lei:) fisico / (per lui:) economico. Confido nella tua generosità.
Svegliati, svegliati, svegliati!
Spogliati, spogliati, spogliati! / Effettua un versamento su c\c postale 0044 07935879748!
Miotsu.

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