Ma come fanno i marinai – Trappola a riva (pt. 3)

Pessima foto di un pessimo posto.

“Cinque del mattino, si torna al lavoro, siamo quasi arrivati ormai. Il pilota olandese è già lì, sono sempre già lì, i piloti, non arrivano, se li inventano. Ma questo è un po’ diverso dal primo, un bel biondone, dal sorriso buono e i lineamenti patatosi, insomma uno che dici disegnami un olandese e salta fuori lui, gli mancano solo gli zoccoli e un tulipano che gli spunti dalla camicia, al posto dei peli sul petto. Anche lo stile è diverso da quello inglese, la nostra guida in continente è sfuggente, quasi losca, passeggia incurante, fa lo gnorri. Poi ogni tanto guarda per terra, o fuori bordo, da un’altra parte, si passa la mano come a coprirsi la bocca, non sono stato io eh? io non c’entro, e sussurra robe tipo one two three starboard (un due tre stella) e tutti si fermano. No, una voce dal timone grida lo stesso e triliardi di tonnellate virano lente. Paroline dolci che muovono montagne, c’è un che di magico.

Si attracca, un tubone inizia a poppare benzene dalla cisterna, io mi butto in branda, nelle ultime quarantott’ore ne ho dormite sì e no cinque e il caffè non basta più.”

Ecco allora come ci sono arrivato, qui, tutto fila. Il problema adesso è come ritornare a casa. Si doveva tornare in aereo, belli comodi, così ci avevano detto, e invece… e il capitano, anche lui si vede non l’ha presa bene, non so perchè, non gli va di averci tra le palle per altri due giorni. Ordini dall’alto. Calma e pazienza ci vuole, il lavoro da fare sembra ancora tanto, mi aspetta un’altra notte in bianco. L’equipaggio, mica deve andare da nessuna parte, è tutto bello tranquillo, anche se fare finta di lavorare può essere dura, sul deck dei tipi si caricano in spalla latte di vernice da trenta chili o giù di lì e passeggiano avanti e indietro. Aspettare è parte del loro lavoro, e può portare guadagno, ai paroni ovviamente. Uno di loro mi racconta di quella volta, su un’altra nave, che se ne sono rimasti sei mesi ancorati al largo, a pieno carico, ad aspettare che il prezzo del petrolio salisse. Trenta milioni di dollari, quella volta, e per lui, era un periodo prezioso per l’economia, tre anni senza tornare a casa, sì e no mettere piede a terra un paio di volte. Ma come fanno i marinai. Poi uno dice che si inchiappettano. Adesso, manca ancora una bella manciata di ore, i radar non possono stare accesi mentre si scarica, che fare, tac!, dormire piu che si può. Dormire tredici ore, con la sveglia ogni due, per andare a controllare il ponte. Perdersi la colazione, salire su poco prima della partenza, per trovare Grant, da solo, con il solito occhietto furbetto. Non lo lascio neanche aprir bocca, quante ancora? Sette, se va bene, si salpa stasera alle sette. Meglio andare alla cambusa, a elemosinare del riso e guardarsi un po’ la TV, c’hanno il satellite.

Filipino lessons.
Lo ammetto, sono ignorante. Non so nulla delle Filippine nè della loro storia e cultura e neanche tu, ammettilo, so solo che la loro economia si basa sull’esportazione di collaboratori domestici, marinai e suore. Ma ne devono aver viste delle belle, e lo si capisce da come parlano. Il filippino è un po’ come un minestrone messo a bollire una vita fa. Nel brodo primordiale asiatico hanno aggiunto un bel po’ di pezzetti di spagnolo, che nel parlato si è quasi disciolto e se ne sente solo il sapore, mentre nei cognomi e nelle parole del progresso ancora si mantiene intero, vero, capitano Rodriguez? L’inglese invece è un ingrediente aggiunto da poco, e costituisce il vero elemento sorpresa di una conversazione. Ne spruzzano una manciata, così, all’improvviso, in mezzo al discorso, secondo chi sa quale criterio o regola, forse per varietà, enfasi, per vezzo, mah. E così un telegiornale suona più o meno:

Pell ll ll good evening saranga muchacha
(cof, cof, signore e signori, buona sera)

Pilipino six mga ng ng olè
(e benvenuti all’edizione delle sei del tg filippino)

Maganaga mmmg nng burrito president
(stamane il nostro presidente)

Guapa guapa pelllllll le le le le lele le
(ha espresso la sua preoccupazione)

Sex sex ng nnnnng mga arf arf
(per l’ insoddisfazione sessuale)

Davide plll plll ogianà poor puppy
(del nostro beneamato eroe Davide)

An emergency number activo todo el panamànsagaratitelili
(e ha così istituito una linea telefonica di emergenza, 24 ore su 24)

Ziroziroforforsevennaintrifaiveitsevennainsevenforeit
(00447935879748)

Pl pll please call ll ll ll ll
(chiamate numerose)

Ore pasti.

La prigionia comincia a farsi sentire e questa volta sono abbastanza lucido per reagire propriamente anch’io alla situazione, chiudendomi in cabina e sognando mille avventure salgariane.

Squadra! Ritrovato calzino smarrito...

E' contaminato!

Poi, finalmente, quel gran mattacchione del capo di Grant ci chiama: ragazzi, non mi sono dimenticato di voi, vi sto mandando uno dell’ufficio di Rotterdam, con dei ricambi. E dei generi di conforto… Evvai! Dopo dieci minuti sale a bordo un omone biondo, che è tutta una lentiggine, porta un sacchetto e una valigia degli attrezzi. Ed è subito big mac! E non fare quella faccia, dai, nel nostro stato è meglio della coca. Una scarica iniziale di zucchero che ti flippa il cervello e poi il giusto oblio digestivo che si manda giù il pomeriggio intero, finchè non è ora di ripartire.

E' vivooooooo!!!

– continua –

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9 risposte a Ma come fanno i marinai – Trappola a riva (pt. 3)

  1. Paola ha detto:

    Dimmi a che ora mangi. Se vuoi ti chiamo quando innaffio l’orto, che non mi passa un c***o. Tanto c’ho il cordless.

    • matteo ha detto:

      Paola, chiamiamo il trickster e diamogli il numero di Miozzi. Voglio sentire come risponderebbe a domande tipo: se ti dico fuoco, cosa ti viene in mente?Cosa pensi se ti dico fuoco?E se ti dico bruciore?

      Cavolo, sarebbe il programma del secolo

      E se ti dico che domanda faresti a Miozzi se tu fossi il trickster e lui fosse nella città degli umani, cosa gli chiederesti? Che domanda faresti a Miozzi?Cosa diresti a Miozzi se tu fossi il trickster?Cosa gli chiederesti, al Miozzi?Se tu fossi il trickster, arderesti il mondo?Se tu fossi Miozzi, il tempestaresti?Se tu fossi imperatore,a chi taglieresti lo capo a tondo? E se tu fossi papa?Beh, saresti nei casini, mi sa..

      • miotsu ha detto:

        Eh, Paola? Cos’ha mangiato stasera Teo Scricciobaldi? (e tu lo sai cu cazzu è stu tricchestar?) Non so cosa risponderebbe il Miozzi a tali domande, ma io direi: armata del naso, mina (a cui si potrebbe replicare mina in tuta da ambasciatore, volendo) e struttura di sala da the. E ti consiglierei, se tu fossi una scaricatrice illegale di materiale copidestro, Schizopolis, del tipo di Oscean Ileven, da guardare in serata, locale ben areato, gelato in offerta dentro bicchiere rubato agli spriz e tabacco in abbondanza. Mmm… tabacco… Ciao Papessa. (E ciao grande Ingannatore di giovani donne, mi ricordi Stocco Cristian, ma questa è un’altra storia.)

      • Papessa ha detto:

        No, Davide, ti chiedo scusa io per il comportamento di Matteo. Il punto è che in questi giorni ha una fissa, che inizialmente credevo fosse data dallo stress, dallo studio, lo sa il c****. Poi ho capito. Lui ti distrae con queste assurdità del trickster, ti ammalia citando il grande Angiolieri, ti fa domande apparentemente senza senso…in realtà il suo scopo è metterti un cetriolo dove te l’avrebbe messo il filippino (lo so, è il tuo blog, puoi censurarmi). Finora ci è riuscito solo con un certo Davide Dal Pra, e senti qui come parla adesso che Matteo gli ha fatto quella cosa col cetriolo: http://www.radiobue.it/index.php?option=com_content&view=category&layout=blog&id=206&Itemid=384 .
        Per il resto, scaricherò volentieri il filmetto.
        Ciao Miozzo, e occhio alla saponetta!

      • miotsu ha detto:

        Il cetriolo al trickster avrebbe dovuto metterglielo in bocca, la boccaaa del triiicksteeer. Arlecchino che si srotola nei meandri degli accenti padovani più ignobili e si riscopre ubriaco di sobrietà, paladino delle seghe mentali (d’altronde “il mondo è iniziato con un orgasmo”), uovo veemente spiaccicato sulla facciata del Bo. E il vigile fa la multa. D’altronde, se non sai come finisce, come fai a dire come è iniziato? Che sia iniziato da un senso di frustrazione, sessuale o sociale che sia, mi verrebbe da dire, con la voce impostata, tanto per essere ancor più assurdamente comico. E comunque, preferisco Lucignolo.
        PS: mi permetto di dre http://www.youtube.com/watch?v=DoKrMW8giGg.

      • Paola ha detto:

        e chi non vorrebbe essere quel canguro, almeno una volta nella vita.

  2. lucilla ha detto:

    davide, quello e’ il tuo numero di telefono vero!

  3. Pingback: Grazie cara/o! | Quando la banda passò.

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