Ma come fanno i marinai – Trappola a riva (pt. 2)

“Quando salgo sul ponte di comando – è domenica mattina – a bordo c’è già il pilota, un tipo strapagato che si prende la briga di portarti fuori dal porto, perchè è di quelle parti, lui, senza bisogno di ruote sul fondo. Una battuta che riciclano ogni volta, da contratto. Il nostro assomiglia a Soldini, magretto, ciuffetto e barbetta, scrocca la colazione mentre corre di qua e di là, dentro e fuori, per far finta di mettersi d’impegno, ma è poco credibile, si vede che recita a memoria. Però recita bene, nessun disastro, e fino in fondo: quando se ne va, sale in corsa sghignazzando su una barca che è venuto a riprenderselo, e sembra un cattivo di batman: ‘ritornerò! uah aha ah ah aaa’. Per noi invece è subito mare aperto, la rotta per la Manica, la A4 dei cargo. La roba.”

Hai fatto il bravo?

Grant bussa alla porta: ci sono novità. Certo che avevo visto giusto, pazienza ci vuole, altrochè, perchè la partenza è stata spostata a mezzogiorno, nove ore in più, per ora, bloccati a bordo. Il motivo? Mah, volsi così, colà, funiculì, funiculà, insomma: boh. Sono ancora troppo ubriaco di sonno per reagire propriamente, Grant no, ride isterico, gira per la cabina come un soldatino a molla, poi stacca da non so dove una ventosa di gomma e se la piazza in mezzo alla fronte, come il coniglietto Gneche Gneche. Sapessi qualche barzelletta in più, potrei tentare un intervento d’urgenza, ma il ragazzo ormai è andato, era un bravo ragazzo. Meglio continuare la lettura.

“Il pranzo non è male, alla mensa ufficiali, oddio, cibo da galera, ma cucinato almeno, non come in mensa al lavoro, solo precotti di policarbonato ti danno, là. Poi il pomeriggio lo passo sul bridge, a svuotare la caraffa del caffè. Il cielo è sgombro, il mare piatto e la carovana degli elefanti cammina pigra. A prua, della gente in tuta gialla fa finta di lavorare: se ne stanno in due, tre, spostano corde, gesticolano come se avessero in mano degli attrezzi, come se ci fosse davvero qualcosa da fare per loro, tanto per darsi un perchè. Ogni tanto la radio dice qualcosa: uno c’ha 980 auto nella stiva, uno c’ha il motore in avarìa, chi troppo e chi niente, un altro la prende con filosofia e rutta sul canale 16. Io sto da solo, con il secondo, un baffo dalla faccia allegra, che d’improvviso mi ritrovo alle spalle eee… zac!, si accende una sigaretta. Anche quello che hai pensato tu non deve essere piacevole, ma ti assicuro che sentire odore di fumo, mentre viaggi con qualche migliaio di tonnellate di una qualche raffinatezza petrolifera, dà il suo brivido. Qua sopra non è pericoloso, mi spiega, mezz’ora e sette marlboro dopo, sai com’è, a casa non fumo mai, ma qui, che altro c’è.Casa, già, quattro mesi all’anno, se va bene, da diciannove anni ormai. Uno schifo di lavoro, che non piace a nessuno.
Per adesso io, al mio primo viaggio, ancora riesco a godermi la calma, il silenzio e la solitudine del mare. Solitudine per modo di dire poi, a babordo ecco il solito stronzo che non fa strada, è il noto teorema: per ogni precedenza da dare Pdd esiste almeno un farabutto Fsnf che se ne frega. Per l’occasione sale su un omino tutto incazzato a sparare numeri di qua e di là, per far manovra. E’ il capitano, non l’avevo riconosciuto, senza i galloni, in braghette e infradito. E’ la decadenza dei costumi in acque internazionali. In breve tutto si conclude felicemente, e ad emergenza risolta ci si concede un po’ di svago.

Sports.

Forza bambiniii!

La vita di mare, l’avrai capito, l’è tutta una barba, una noia, una barba, una noia. E le siringhe barrate dei cartelli appesi un po’ ovunque parlano chiaro: droghe e alcol a bordo sono severamente proibiti. E allora che fare, senza oppioidi, per distrarre un po’ la ciurma? Sì, vabbe, a parte quello che stai pensando. Ma dai, le esercitazioni della domenica! Suona una sirena, qualcuno sbuca fuori da qualche parte eee… tac!, ti infila una life jacket addosso, poi tutti a poppa! Ci si divide in due squadre, si provano i fischietti in omaggio con il giubbottino arancione e si aprono gli sportelli delle scialuppe, delle suppostone in tinta che ti aspetteresti di trovare a Gardaland. Dentro, si prende il marinaio meno esperto, un omuncolo con gli occhietti da scimmietta, e lo si interroga sul funzionamento dell’aggeggio. Lì, capisco che se a qualche disastro dovessimo scampare solo io e lui… meglio andare a baciare il santino sopra il timone, vah.

Finiti i giochi, sono ufficialmente stanco. Cena. Tramonto. Il capitano mi mostra la famigerata nube vulcanica, allora esiste davvero!, un colore dice che non aveva visto mai. Poi calano le tenebre e sul ponte si spengono le luci. Si spengono le luciiii eeee… tac!, penserai, beh, si, tac! il sonno cala giù con una violenza inaudita, innescato dal buio, dev’essere qualche reazione chimica, una detonazione soporifera sorprendente. La notte scorsa ho dormito due ore e stanotte tocca il dritto. Settemila caffèèè…

Innamorarsi a Milano.

Prendi dell’arancione, del nero e del grigio, in parti uguali, mescola bene ed ecco il cielo di Londra la notte, qualcuno dimentica sempre la luce accesa. Qui, appena passata la manica, le luci dalla costa scompaiono e arrivano le stelle. Tante, come non ne avevo viste mai, e sì che vengo dalla campagna, guarda te se dovevo aspettare di avere trent’anni per vedere un cielo come si deve, uno spettacolo. La gioielleria di Dio… lo zucchero a velo sulla torta al cioccolato… la forfora sul cappotto, passano le ore e la poesia si perde con la stanchezza, tutto ti va a noia. Per fortuna è l’alba e ci si può concedere una doccia, fredda.”

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3 risposte a Ma come fanno i marinai – Trappola a riva (pt. 2)

  1. matteo ha detto:

    C’è una cappella a bordo?No, non quella che stai pensando te..ma magari puoi continuare le tue esplorazioni religiose..o ipnotizzare il secondo, o meglio fare a cazzotti col terzo. Bel post comunque, davvero. La gioielleria di Dio è un ottima definizione, e mi piace l’idea di un paradiso da Tiffany. Non so come sono li l’alba e il tramonto, ma quando ho attraversato l’adriatico a febbraio, erano davvero gloriosi, rimpiangevi di non vivere in mare. Che uomini poetici che siamo. O come diceva mio zio, co na venèta de dolze, na venèta de aspro, na venèta de Gabbana

  2. matteo ha detto:

    Ma che, commento solo io?

    • miotsu ha detto:

      ah, scusa. ehi, fichissimo! uè miotsu, come te la passi? Come ve la passate tutti? (si vedono i baffi finti?) mi piace davvero ‘sto posto dell’anima, e anche ‘sto post, un po’ marinaretto. che simpatia, che fulgore! a caz.. mi era venuta in mente una cosa da scrivere, mi aveva fatto ridere, poi nell’altro tab mi si è finito di caricare il giochino osè e adesso l’ho dimenticata. ciao ciao!
      un amico

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