Ma come fanno i marinai – Trappola a riva.

Allora, tanto per rispettare la tradizione e i suoi clichè, non ricordo molto, anzi, quasi nulla. Ricordo solo di aver avuto un graaande sonno, un sonno biblico. Poi, gli occhi che in qualche modo si aprono ma la vista ancora tutta appannata, ombre verdognole, rumori ovattati di passi metallici. Mi ritrovo seduto ad una mensa per soli uomini, le finestre rotonde, nel piatto del riso in bianco e del pollo dolciastro. Accanto a me il biondino che ogni tanto vedo prendersi un caffè alla macchinetta dell’ufficio, uno dell’assistenza clienti. Con il sorriso da ‘e vabbè, checcivuoifare, siamo fregati’, mi dice che ha avuto un aggiornamento da Chris, il suo capo: dobbiamo continuare. Continuare che? Beh, adesso salta fuori che si è al porto di Rotterdam, a bordo di un tanker, e che non possiamo nemmeno scendere, perchè le tipe dell’immigrazione ci hanno già segnato on board e comunque giù, al terminal idrocarburi, non è un parco giochi. Nonostante un sole fin troppo pesante per il mare del nord, salta pure fuori che stiamo cenando, e che domattina alle tre, non appena avranno finito di scaricare la cisterna, ripartiremo, destinazione casa, o meglio, Fawley, la Marghera del Regno Unito. Le cose cominciano finalmente a prendere dei contorni, e sono contorni che era meglio rimanessero sfumati. Svuotato il piatto, esco dalla cambusa e barcollo piano in stretti corridoi d’acciaio, i miei piedi – fanno un po’ male – sanno dove, io no. Davanti ad una porta con il cartello Hospital, coperto in malo modo, entro, vedo un letto sfatto e delle robe buttate così come capita, sono mie. Sopra uno scatolone, chissà cosa c’è dentro, trovo un portatile, lo accendo. Solo soletto in mezzo al desktop, mi ritrovo un file di testo, quando si dice l’espediente narrativo:

Ma dove sono?

Mmm, quell'elmetto non mi è nuovo...

“Sempre io, sempre qui ad aspettarti,
e ‘sticazzi, neanche a farlo apposta, ti invito e trac, divento irreperibile: la creanza. Ma d’altronde io cosa ci posso fare, io ho provato a spiegare ai capi, che devo rivedere la Carla e l’Alice, che pensa, ne sono stato innamorato per più di un anno ai suoi tempi, vorrà pur dire qualcosa. Anche Leighton, l’australiano invisibile, il Crocodile Dundee degli ipnotisti, mica è facile beccarlo al pub, e Ilario, là ad aspettarmi a Reading, dopo tutti i pacchi che ci siamo tirati… Niente, per festeggiare il mio centesimo bug (in italiano: cappella), non certo per punirmi, nooo, mi hanno spedito sulla Tote Stolt (in italiano: tutta scema), la petroliera più simpatica del mare del Nord, direzione Rotterdam. Le istruzioni iniziali erano alquanto rassicuranti: aspettare per venti ore che si riempiano le cisterne di materiale altamente infiammabile, cambiare un pezzo delle loro apparecchiature, sgniptels ginstel uolters (speriamo non fosse importante), e vedere perchè gli si inchioda sempre il radar di babordo. Una volta a destinazione, in data dipendente dal traffico, trovare un modo per ritornare in sede. Chissà perchè il mio collega più anziano, lui che poteva farlo, s’è tirato indietro, dirai. Me lo chiedo anch’io. E mi chiedo pure cos’è babordo, proprio quello giusto hanno incastrato. Comunque, un bel nodo alla sacca, e via, alla volta di Southampton.

La prima cosa che devi imparare nel mondo del trasporto marittimo è la pazienza, saper aspettare che gli eventi prendano forma, che arrivi il via libera, chissà da dove, chissà perchè non prima, chissà. E sì perchè poi da mercoledì che si doveva partire l’imbarco è slittato, scivolato di ora in ora e alla fine fissato per sabato notte (domenica mattina ad essere pignoli) ore una antemeridiane. Rendez-vous alle dieci di sera, in stazione, con Grant, un tipetto dall’aria furbetta, che so già mi starà sul cazzo, e per fortuna mi sbaglio. Frotte di signorine discinte e mesciate arrivano in città, già cariche di coca e jack, mesciti alla buona sulla metro. Proprio ieri è arrivata l’estate e i vestiti, già scarseggiavano, sono scomparsi definitivamente, sarà dura. I due professionisti invece, cioè gli sfigati, dalla città se ne andranno, e cercheranno di raggiungere il molo, in qualche modo, forse un taxi.

Ciuf ciuuuuf!

Una location di prestigio per raffinati weekend mondani.

Non sono mai entrato in una zona militare di massima sicurezza, ma credo non ci sia molta differenza con un molo della Isso: passaporti, passaggi obbligati, pass, passerotte no, e scorta fin sul barcone, dove delle tute gialle in assetto anti-apocalisse, sembrano gorilla giallo banana, ti portano alla cabina, nel mio caso l’infermeria. Poi si tolgono la maschera antigas e noi si fa un passetto indietro.

People.
Durante i miei studi, faccio la conoscenza di Sigal, gabbianella, quasi giovane israeliana, psicologa del lavoro e ipnoterapeuta. Parlando del più e del meno, salta fuori che ai suoi tempi, al suo paese, lavorava nell’ufficio del personale di una grande compagnia di spedizioni marittime internazionali. E pensa, quella volta era solo una chicca, un’olivetta nel Martini, è capitato dovessero smembrare un equipaggio di Manila, perchè oltre a condividere il luogo d’origine, avevano in comune tutti la stessa malattia venerea. Eh, condividevano i tipi, condividevano. Un paio di risatine maliziosette. Allora.

… poi i tipi si tolgono la maschera antigas e tutti filippini sono! Dal capitano all’ultimo mozzo, lì, e sembra che ti guardino, golosi, e tu deglutisci, ti si stringe la bocca dello stomaco e, per volontà propria, il. Vabbè, dai, hai il biondino a coprirti le spalle, no? Te l’avranno dato carino per qualcosa. Meglio mettersi al lavoro. I primi interventi e si fanno le due, si può andare a dormire un po’, la partenza è fissata per le cinque e ancora ci sono cose da sistemare.”

– continua –

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8 risposte a Ma come fanno i marinai – Trappola a riva.

  1. paola ha detto:

    minchia davide non ho capito una mazza del tuo post, se è sogno, realtà, o semplicemente romanzo. io mi sono registrata con evidentissimo e scandaloso ritardo al tuo blog, anche se da quando l’hai attivato ho messo il link nella barra “segnalibri”. ho solo una richiesta da farti: mi manderesti quella fotina piccola piccola che appare sulla barra degli indirizzi quando apro il tuo blog? non capisco cos’è quella protuberanza azzurra che compare in alto a sinistra rispetto alla tua testa. forse un fiocco, se sei stato l’oggetto di un regalo. una molletta, se ti sono cresciuti i capelli. o forse un folpo dopo aver intuito che ti volevi accoppiare con lui. un bel folpone protestante di rotterdam.
    bello mio, sono sdraiata su un letto che sembra avere una temperatura tipo 500 gradi centigradi – sarà “l’ondata di caldo”, la coperta di pile, o il cocktail micidiale che ho preparato (e pure smaltito) – pensando che da un quarto d’ora ho ventisette anni, e che è stupido anche solo pensarci. quindi penserò a qualcos’altro.
    per ora, un abbraccio forte.
    paola

  2. Nicola ha detto:

    Sarà proprio il caso di chiamarti Davide M(i)ozzo (…) .
    Sembra che le tua giornate in Inghilterra non fiscano mai di regalarti sorprese. Comunque fossi in te non mi preoccuperei, dopo i mesi di allenamento alla sacra arte della boxe inglese, vedrai che ti saprai difendere…o…forse…sarai un bocconcino ancora più appettibile.
    L’unica raccomandazione: ho sentito dire che nelle Filippine usano bastoncini zigrinati, quindi fai attenzione quando ti serviranno al capitano come dolcetto finale da prendere nella sua cabina, potrebbe essere un’esperienza un po’ bruciante.. e dato il luogo in cui ti trovi potrebbe essere una situazione veramente esplosiva

  3. Aguinaldo Malolos ha detto:

    Ang homoseksuwalidad ay tumutukoy sa pagnanasang seksuwal sa “kabaro” o “kadamit”, o sa kaparehong kasarian: ang lalaki sa kapwa lalaki, o kaya ang babae sa kapwa babae). Kinasasangkutan ito ng pakikipagtalik sa kapwang katulad ng kasarian. Tinatawag na mga homosekswal o homoseksuwal ang mga taong may ganitong uri ng katauhan at katangian. Kabilang dito ang isang bakla o isang lalaking parang babae kung kumilos; at ang tomboy, isang babaeng kumikilos na parang lalaki. Tinatawag ding binabae, silahis, o biniboy ang isang bakla o lalaking homoseksuwal; samantalang tinatawag din namang binalaki, binalalaki, at lesbya ang isang tomboy o babaeng homoseksuwal!

  4. matteo ha detto:

    Figo il davide petroliere!quando comincerai a mettere anche quiz e domande per noi, cosi ci incentivi al commento?
    Ne lancio una io: mettete il link a una foto trovata in internet, che secondo voi rappresenta davide (ma che non e’ davide)

  5. matteo ha detto:

    ecco, io propongo questo:

  6. paola ha detto:

    Davide, ho riletto il post senza la sonnolenza di stanotte e non posso che essere angosciata per la tua sorte. Non vorrei che di te rimanesse soltanto una camicia già stilata dentlà un folno a micloonde.

  7. lucilla ha detto:

    hai scoperto che si possono cambiare le date ai post!!!sei davvero un ingegnere emancipato. Ripropongo la storia della radio, adesso poi, che anche i miei sono andati da Nando, ti dovrò citare. Ma sono tutta scombussolata, non solo dalla tua cravatta. Mi eclisso per una notte
    besos

  8. Pingback: Grazie cara/o! | Quando la banda passò.

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