I tuoi occhi sono fari abbaglianti – UNO

Bene caro/a,
adesso mettiti pure comodo/a,
con i piedi ben piantati per terra,
le mani sulle ginocchia,
la schiena appoggiata.
Tra poco chiuderai gli occhi e farai tre lunghi, profondi respiri…
e sentirai come un lieve solletico caldo, poco sotto il tuo ombelico.
Poi potrai riaprire gli occhi e goderti le mie nuove in completo relax.
Vai!

Goooood.

Prendersi un attimo di respiro ogni tanto aiuta ad affrontare più serenamente le difficoltà quotidiane e le piccole emergenze straordinarie, come i tuoi in visita. Fare da balia a due sessantenni di campagna in giro per la metropoli non è mica uno scherzo sai, con mamma che squadra e commenta, senza lasciare adito a dubbio alcuno sulla propria opinione, il look di tutti gli islamici che incrocia e il babbo che si fida solo dei ristoranti Nando’s. E ogni volta chiede: ma come, si sono trasferiti qui? Il concetto di catena ancora non è arrivato nella bassa veronese. Immagina l’entusiasmo della mia espressione quando me li sono ritrovati fuori dall’ufficio, ad aspettarmi sorridenti, la manina salutante, all’uscita del lavoro. E si sono addirittura sobbarcati un’ora di metro per mettermi così in imbarazzo davanti ai colleghi, cuore di genitori. Trascinarseli nel trasporto pubblico, ubriacarli di bus, underground e trenini vari, cercando di renderli inoffensivi, tutto inutile. Alla fine sono io quello che si addormenta sul sedile, mentre la signora in frenata si aggrappa alla zinna di una giovane manager e il signore, ci pensa lui, si scusa e spiega il loro non essere di qui, in dialetto stretto. All’uscita, ecco mamma fermarsi, guardare con occhio di sfida il cancelletto, come un toro nell’arena scalpitare col suo 35 di zeppa, lo sguardo inamovibile, prendere la rincorsaaa eee… biiiiip, cazzo!, non si è aperto. E di fronte all’inaspettato, cosa c’è di meglio che fermarsi di botto, irrigidirsi come un coniglio catalettico, guardarsi in giro alla ricerca di un volto amico, di un intervento divino, senza proferire parola alcuna, senza nulla tentare, mentre alle proprie spalle si ingruma impaziente il settore finanziario londinese. Io struzzo mi copro il viso, mi sforzo di usare i miei superpoteri per teletrasportarmi altrove, ma c’è poco da fingere di non conoscerli, ce li avete sul groppone tu e quella martire di tua sorella, martire fino a un certo punto poi, i biglietti aerei glieli ha comprati lei, Giuda! A cena, da Nando’s ovviamente, babbo ordina nel suo personale idioma ad un povero cameriere sudamericano, commentando poi: “eto visto che ‘l me capisse, che l’è bon de capir l’italiàn”. Vedi papà, involontariamente da un punto di vista formale regge: egli è forse in grado di comprendere l’italiano e forse ha compreso il tuo ordine, ma non c’è nessun legame di conseguenza tra le due cose, tu e l’italiano siete insiemi a intersezione vuota. Dal punto di vista del contenuto poi, quello della mia birra si presenta in forma di acqua naturale, senza ghiaccio, non si era proprio perso una parola, il Paco. Io sbuffo, mamma invece non trova di meglio che concludere che questi stranieri non vogliono proprio capirle le cose, è tutta colpa loro. E pure lei, involontariamente, ha ragione. La degna chiosa di un venerdì infernale. Ed è stato solo l’inizio, caro/a mio/a, ne ho avute di ogni per tre giorni ancora, e non potevo neanche rifugiarmi in ufficio, visto che il lunedì era festa. Il primo maggio infatti, inteso come giornata dei lavoratori, non esiste nel paese natale del capitalismo ed è rimpiazzato da una più generica “vacanza di primavera”, il primo lunedì di questo mese. Già un miracolo, visto che prima del ’71, qui si lavorava pure a capodanno, ma nel mio caso una disgrazia, un prolungare l’agonia del nonno-sitter. Eh, esageratooo! Cosa ti avranno fatto maiiii… sono pur sempre quelli che ti hanno messo al mondo! Sì, dai, la sto facendo più grossa di quella che è, tanto per buttarla un po’ sul ridere, io e miei abbiamo un fantastico rapporto. Il cui ingrediente fondamentale però, è un opportuno migliaio di chilometri a separarci. Questo rende i nostri incontri così radi e brevi che quasi, dico quasi, non c’è il tempo di farsi saltare i nervi e minacciare omicidi reciproci, giusto giusto si riesce a scroccare qualche pasto caldo e ricevere le nuove più importanti…

Aggiornamento dal paesello:

Notizie generiche.
Manara ha deciso di vendere il capannone, perché c’è la crisi ed è stufo di mantenere i figli, c’hanno trent’anni ormai. Nicola ha avuto un maschietto. (Quale Nicola? Massì dai, coso, Nicola.) Tornando al settore immobiliare, se ti interessa Vasco ha costruito una casa per lui e la futura famiglia del secondogenito, proprio vicino alla nostra, ma adesso la dà via perchè la nuora, piuttosto che avercelo al piano di sotto, è scappata. Ecco, se cerchi casa… Mmm, passiamo ad altro.

Cronaca rosa.
La tua seconda cugina, quella che tanto le piaceva lavorare al ristorante, che diceva “eh, qua mi vogliono tutti bene…”, “eh sì, qua mi vogliono così bene…”, ha mollato il marito e si è messa col figlio del padrone. La vita com’è, il suo babbo, la buonanima dello zio Tarcisio, a suo tempo aveva aperto un ristorante a Bressanone e poi piantato la moglie per mettersi con una cameriera. Ah, quel ramo, incorreggibile.

Le glorie di famiglia.
Dall’altra parte, tuo zio è diventato presidente della provincia, ma forse lo sapevi già. Eh sì, purtroppo lo sapevo già, ognuno le sue croci. Andrea invece, è andato a fare il cuoco a Madrid e dei tipi della tivu hanno mangiato così bene da lui che il giorno dopo sono tornati e gli hanno fatto un’intervista per il telegiornale. Lo zio prete, invece, adesso è il capoccia di sette parrocchie e da quando c’è lui le chiese sono tornate ad essere piene. I treni, invece, sono sempre in ritardo.

Notizie inquietanti.
Nell’ambito pecore nere, il mio, la cugina Nirvana (sì, ho una cugina che si chiama così, ma non chiedermene il perchè), la cugina Nirvana dicevo, è finita in galera per qualche mese perché il marito non ha mai pagato le tasse ma tutto era intestato a lei. Suo figlio ormai c’ha vent’anni, d’età voglio dire, meglio specificare.

La pagina dei morti.
Aprile 2010, angosciato apprendo che l’Italia non è più la stessa. Nel giro di un mese il nostro paese ha perso due esempi straordinari, personaggi illustri di cui andare fieri, nel mare di mediocrità della penisola. Due eroi della mia infanzia, che mi hanno insegnato il valore del matrimonio e il rispetto per chi sa farfugliare numeri alla cazzo. Il mio saluto più commosso a Raimondo Vianello e Santi Licheri.

Quasi-requiem.
E nello stesso mese, e di’ che non è sfiga, un terzo grande eroe della nostra infanzia ha rischiato di lasciarci le penne, e ancora sta lì lì, in bilico sul ciglio della fossa. Un gigante dell’ottava arte, che tutto il mondo ci invidia, e che con i suoi grandi classici ancor oggi ci insegna cosa conta davvero nella vita, una volta spogliata di tutte le sue inutili ipocrisie paesane. Forza Tinto! W il culo!

Sì, mamma, papà, sorella, amico/a, conoscente, sopra ogni cosa
W il culo! W il culo! W il culo!

e adesso dormi… dormi… caro/a, fino alla prossima settimana, dormi…
il tuo IpnoDavide.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in I tuoi occhi sono fari abbaglianti. Contrassegna il permalink.

Lascia anche tu un Commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...