Una carezza in un pugno – Round Eight

My name is Dave, pal,
come te la passi laggiù? Un po’ che non ti si sente, tutto a posto? Ma soprattutto: te le fai le tue corsette? Io sì, cazzo, ogni santo giorno, e che barba che noia, che noia che barba… Se chiedi a Wikipedia cos’è il pugilato, ti dirà si tratta di “due uomini che si affrontano lealmente secondo regole codificate e che alla fine del match li vedrà abbracciarsi”. Il gigante del sapere si lascia andare ai sentimentalismi, indulgendo sulla grammatica. Ma se vieni anche tu a stiparti nella saletta degli specchi, quella piccola, in cosa mi sono andato a ficcare te lo spiega meglio Gino. Gino è un ex-professionista, un nero pelato di quarant’anni, alto alto e secco secco secco. Ha il sorriso dolce e lo sguardo di un cerbiatto, ma un cerbiatto fatto di anfetamine. Arriva e si presenta personalmente a ognuno di noi, piacere Gino, piacere Gino, piacere Gino, uno ad uno, con tutti. Ma ti stringe la mano con lo sguardo altrove, e lì intuisci che il tipo non è tutto tutto in bolla. Allora, la cosa è semplice ragazze e ragazzi, quella sera voi sarete lì e penserete è solo beneficenza, ma purtroppo per voi per il vostro avversario non sarà così. Avrà moglie, amici e colleghi a guardarselo e dio sa se non diventerà cattivo come il veleno. E se voi non sarete pronti, beh, ci si va a fare del male. Male sul serio. Quindi, se qualcuno non se la sente, può anche andarsene, io sono qui per gli altri. Naturalmente tutti rimangono fermi e decisi, ci mancherebbe altro, siamo cotechini selezionati, la crème degli incoscienti, e subito il soave Gino si trasforma in un megafono semiautomatico, che spara ripetizioni a raffica, nella sessione di ginnastica più intensa della mia vita. Roba che rimani su di giri fino all’una di notte e il giorno dopo ti ritrovi due tendini infiammati e le occhiaie di Achille Ochetto. Ma Gino ha ragione, qui la cosa si fa preoccupante. Quando sei al sacco e senti le sventole degli altri, non ci pensi che potrebbero atterrare sulla tua faccia, ma è così, e tenere le braccia alte per due minuti è dura, molto più dura di quanto puoi immaginare. Fiato ci vuole. E se va male, il giusto prodotto.

Vasella.
Tempo fa notavo in mano ad un’adolescente un barattolino di latta recante la dicitura “Vaseline”. Mi ero già accorto che le ragazzine inglesi sono alquanto vispe e forse un giorno te ne parlerò più ampiamente, comunque la cosa mi aveva un po’ turbato. Eh sì perché nella mia ristretta mente di provinciale la vasella era il coadiuvante della coppia moderna, l’amica del neo-tatuato, la compagna inseparabile delle spedizioni speleologiche, negli ambulatori di urologia. E invece poi scopro che qui la si usa pure per le labbra screpolate, per pettinare le sopracciglia, alcuni addirittura per ungersi i capelli. Sospetto che qualche incaricato la spalmi con dovizia sulle sbarre di sostegno e sui pulsanti di fermata degli autobus.

I miei colleghi e altri animali.
Raj1 è un Magalini indiano, riservato, professionale e con una noce di cocco bloccata in gola, sicchè parla sempre e solo sottovoce. Un amicone, dopo tre mesi questo mio vicino di scrivania ancora mi scambiava per Patrick. Raj2 è un altro programmatore hindu, no, scusa, lui è sikh, massì insomma, quella roba lì, che differenza fa. Più simpatico, ha lavorato in Intel e nella sede nizzarda di Texas Instruments, che ha lasciato per la nostalgia di casa Londra. Dice si occupava di microchip per la telefonia mobile, e infatti il cellulare lo usa parecchio, ma a volte, vedendo quello che fa, ho l’impressione che lavorasse al Grillo Parlante. Raj3 sta in un altro team, fa tanto l’intellettuale ma si sa che è solo un burattino in mano ai comunisti. Raj4 è nel reparto collaudo antenne, lo becchi anche sul digitale terrestre.

Storie di ordinaria igiene.
L’appuntato Miozzi se ne sta sul 390 direzione Notting Hill Gate seduto accanto ad una buccia di banana. Sale una mamma di colore e accomoda il passeggino del figlio nell’area apposita. La suddetta estrae quindi dalla propria borsa un pacchettino marchiato M, contenente quello che si rivela poi essere un panino cheeseburger. Comincia a spezzettare l’alimento e a nutrire con esso il di lei pargolo, perché bisogna abituarli fin da piccoli, quand’ecco che una frenata improvvisa le devia la mano e, con una precisione degna del miglior Giotto, spalma un boccone lungo tutta la lunghezza di una sbarra di sostegno (e io che credevo fosse vasellina). Non lo guarda neppure e lo ficca in bocca al povero disgraziato. Si profila un ipotesi di reato.

Parola di Gigi.
Nau step bek on yo said with elvis the pelvis in the memphis woolly flevord tharapia tapiocool bitumated the supercazzols with scappellament on the right. – L’inglese a volte non e’ quello del tuo insegnante del liceo, speriamo non fosse una cosa importante.

Ancora una volta…
…Save my soul.
Eh sì, ho voluto accontentare tutti quelli che speravano in qualche altro diario di bordo mistico e ho convinto la mia pigra anima a sentire nuovamente il bisogno di quel qualcosa in più, che vada oltre la facciata materiale del quotidiano, che mi differenzi dal resto del creato. E quel qualcosa in più ‘sta settimana me l’ha dato la Church of England, gli anglicani per interderci. O almeno, ha provato a darmelo. Scelgo per l’occasione la suggestiva ambientazione gotica del tempio di High Street Kensington, vetrate colorate, portici sinistri, lapidi votive e colonne imponenti, a due passi dalla casa di Ezra Pound. Tutto così simile alle chiese cattoliche… I banchi hanno il loro bel inginocchiatoio, l’altare le sue belle statuine dorate, il prete la tonaca nera e il colletto bianco. Il programma affisso all’ingresso dice mancano ancora 15 minuti all’inizio della celebrazione eucaristica, che promette di durare almeno un’ora e mezza, e per ora non si vedono altro che un paio di nonnette. Tutto così simile alla consuetudine cattolica… Mi torna in mente che quella volta Enrico Ottavio voleva solo divorziare, magari anche fregare un po’ di soldi ai preti, ma mica rivoluzionare la teologia cristiana. E quanti ci sono rimasti secchi per ‘sta storia dello scisma, per cosa poi che non mi sembra sia cambiato un granchè. Me ne sto assorto in questi pensieri… fuori, una rara giornata di cielo limpido e aria frizzante. Insomma, se vuoi sapere come cazzo è una messa anglicana, vacci tu, io ‘sta domenica me ne vado a spasso.

Alla prossima ripresa!
Deividi “the miscredent” Maiòsiiiiiiii.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Iggene, People, Save my soul, Una carezza in un pugno. Contrassegna il permalink.

2 risposte a Una carezza in un pugno – Round Eight

  1. lucilla ha detto:

    mio ipnomiotsu, ma come e’ possibile che tutti questi post ci hanno la stessa data?come e’ possibile dimmi tu che sei un esperto di macchine infernali
    molti spunti m’hai dato, a buso, direi, quasi abuso. C’e’ un festival di musica e cagate a Shoreditch il mese di giugno, ritieniti prenotato, lo sai, il tuo angionanoletto fra poco emigra di nuovo, quindi ci dobbiamo sbrigare.

    • miotsu ha detto:

      praticamente, cioè, basically, or literally – e adesso le parole inutili le ho usate tutte – il primo giorno che sono arrivato qui, a settembre, mi sono ritrovato così sommerso di novità che ho iniziato a mandare una newsletter settimanale a una ventina di amici/che e/o conoscenti. all’inizio era facile, tutto nuovo, e tutto il tempo che vuoi, viva la disoccupazione, adesso si fatica un po’ a riempire una pagina e comincio a parlare un po’ più dei cazzi miei e un po’ meno di londra. comunque appunto molti volevano continuassi e ho continuato. 35 settimane, ‘na galera. e visto che già da tempo mi si consigliava di farne un blog, mi è saltato il matto e l’ho fatto, domenica o lunedì, non ricordo, scolandoci tutto il materiale arretrato.

Lascia anche tu un Commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...