Una carezza in un pugno – Round Four

Gioco di gambe, mate,

saltellare! Non restare lì piantato! Finalmente ho festeggiato il mio primo giorno libero dall’acido lattico, con una 6 miglia di corsa fino a Bacchingampalas e ritorno. Una gioia momentanea, insomma, l’indomani erano le estremità inferiori a dolermi. Ma la febbre della competizione sale, amico/a, e c’è posto solo per i migliori al BS boxing club. Beh, a dire il vero, c’è posto per tutti. Ogni sera si aggiunge gente nuova, saremo una quarantina ormai, quasi una decina di ragazze! Non solo mi tocca di faticare, ma mi devo pure trovare lo spazio per farlo. Secondo voci di corridoio tra un po’ le docce saranno adibite al salto con la corda e i cappotti verranno eletti a sacchi. Tutto questo fermento ha pure attirato l’attenzione della sede gallese della BBC, forse che in Galles non c’hanno la box, e ci ritroviamo tra i piedi una super-super-bionda con telecamera ad inseguire una delle ragazze più carine, per un documentario. Non solo mi tocca di faticare, ma mi devo pure impegnare a farlo in maniera fotoiggenicamente corretta: montante di mezzo profilo, quello migliore ovviamente, gancio con piedino che sollevato, colpo Nureyev con piroetta a rientrare. Ma c’è poco da lamentarsi, il peggio è fuori. O dentro di noi. O dentro di noi e noi lo tiriamo fuori. Per fortuna c’è sempre qualcuno pronto a difenderci.

Fighters.

Jack the Lumberjack è un professionista, un tronco di un metro e novanta con il naso piallato, ha la mascella larga come le spalle e le spalle larghe come la vita. Non c’è bisogno di vederlo per sapere che si sta allenando al sacco, tutto trema. Quando sale sul ring per un po’ di sparring, la palestra si ferma: tutti (?) sanno picchiare duro, ma così duro e senza fermarsi mai lì c’è solo lui. Ogni tanto scompare, poi te lo ritrovi alle spalle, appena uscito dalla sauna, con il ramoscello coperto da un asciugamanino. Fortuna che certa gente fa più paura averla davanti che dietro.

Storie di ordinaria igiene. Mentale.

Quando ero piccino le caccole erano verdognole, da cui i vari appellativi affettuosi tipo capperi, carciofi e tutto il resto. Sia la moquette, la metro o semplicemente il progresso, hic et nunc sono nere. Ciononostante un tipo che lavora un po’ piu in là, dalle parti della finestra, le va a cacciare fin nel profondo delle sue cavità nasali, poi se le succhia avidamente, delizia del palato. Per un attimo penso di aver visto male. Spero di aver visto male… Povero illuso.

For your safety.

La scorsa settimana, in un centro commerciale del nord, una guardia giurata vede un tizio sospetto fare foto ad un bambino su una giostrina a gettoni. Fermo lì pedofilo! E’ proibito fotografare i bambini, metti via quella fotocamera e lascialo in pace o chiamo la polizia! Ma è mio figlio. Ah sì? Dimostramelo! Beh, mi chiama papà… e… boh, facciamo il test del DNA? Non fare lo spiritoso, sai? Chè qui non si scherza! E così via fino alla centrale.

Police!

Il poliziotto inglese è di poche parole, al suo posto parla un wolki-tolki che porta nel taschino, accanto a un flaconcino di gel azzurro igienizzante. Indossa il giubbotto antiaccoltellamento e dalla cintura gli pende un manganellino. Non porta la pistola. Ha la circonferenza toracica di un cavallo da tiro. E’ alto 1 e 96.

Alcobus.

Prima di sabato scorso, non avevo mai avuto occasione di scoprire che la metro chiude all’una di notte. Fortunatamente tutta l’area metropolitana londinese è battuta da una fitta rete di autobus notturni e per stavolta sono riuscito a tornare a casa in un paio di orette. Completamente sobrio prima di partire, scendo barcollando dopo un’inalazione continua di fumi etilici. As a rule of thumb (a spanne) tutti quelli che trovi in giro il sabato sera dopo mezzanotte sono ciucchi, non brilli, non ubriachi, ciucchi. Ragazze in abito da tro, ooops, da sera che dismettono i tacchi alti e lordano i piedi nudi sui marcio-piedi, con il trucco sparso in motivi tribali. Gente appesa come insaccati alle maniglie del mezzo, completamente in balia del destino, minaccia ondate sgradevoli di rigurgiti gastrici. Seni enormi contenuti in bikini araldici festeggiano non so quale vittoria sportiva australiana saltando fuori da un cappotto a sorpresa. C’è di che rischiare una denuncia per la signorina, se non peggio: una denuncia per me. Uno sconosciuto dall’aspetto impeccabile in preda ad un attacco di nirvana diventa un impeccabile cretino. “Sei felice? Ah ah ah (con fare aristocratico). Io sono felice, sai? E’ tutto così belllooooooo… Viitah bellah (in italiano), eh? Dove scendi? A Notting Hill? C’è uno Starbucks là, vero? Fantasticooo.”

Parola di Gigi.

“In queste settimane di allenamento potete ingannare voi stessi, ma poi dovrete ingannare anche quello che vi sta davanti.”

Amen.

See ya leitar,

Deividi “Supastaaaaaaar” Maiòsiiiiii.

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