Una carezza in un pugno – Round Three

Hey mate, hey tchu!

Giao beddo/a. Non szo gome ma i germi szono riusziti a meddermi al dabbedo e mi ridrovo gome dire ravvreddado. E sì che vivo in un ambiente pressochè sterile. Una combinazione micidiale naso rubinetto e doppio herpes ed eccomi knocked out. Che il mio corpo stia cercando di dirmi qualcosa? Forse dovrei imparare da certa gente e allentare un po’ la presa… Mah, faccio orecchie da mercante e continuo imperterrito ad andare al lavoro e alla palestra, a trovare il nostro caro allenatore. Il nostro allenatore è la fotocopia del buon Gigi Del Neri, pure la voce è la stessa. Un soggetto di poche parole, comunque. I concetti che esprime sono di immediata comprensione e lui non sente il bisogno di convincerti della loro importanza, tipo “Se non tieni alte quelle mani, ragazzo, avrai una brutta giornata…”. E quei puntini ti fanno capire tutto. Il suo metodo di allenamento è vecchia scuola, poco adatto ai capricci del praticante della domenica, sempre ansioso di imparare tutto e subito. “Vai al sacco e pensa a quello che fai.” Poi scompare per tre quarti d’ora. Poi passa di lì, per caso, tu esausto provi a chiedergli e adesso? “Continua.” Che domande fai. Sua moglie Chrissy è un amore di signora. Bionda tettona, occhi azzurro intenso e un sorriso radioso, ti fa chiedere cosa ci abbia trovato a suo tempo in un pugile di periferia quella che deve essere stata una gran gran sventola. Ma tant’è, ed eccola qui, la mamma di tutti, prepararti un the, spiegarti come si fasciano le mani, ringraziarti di essere lì, con l’entusiasmo e l’energia di una diciottenne. E quando ti parla dei suoi ragazzi, dei loro incontri passati e futuri, gli occhi le cominciano a brillare. Brava mamma! Tienimili lontano dalla strada. E dal giardinaggio…

Noi, ragazzi di oggi noi.

La mania del pollice verde impazza ormai tra i giovani inglesi. Grazie anche al mefedrone, per gli amici miao miao, un fertilizzante miracoloso venduto legalmente per 4 pound al grammo. Naturalmente del tutto marginale è il fatto che questa polverina abbia una struttura molecolare estremamente simile a quella dell’MDMA, per gli amici ecstasy, e che si possa inalare o fumare con fantasmagorici effetti collaterali. Immagina la gioia dei venditori di prodotti per le piante, ora riuniti nel cartello dei narcovivaisti, a vedere i loro affari decuplicati nel giro di qualche mese. Riscalda il cuore sapere come le nuove generazioni portino avanti i valori ecologisti.

Storie di ordinaria igiene.

Un’azienda di disinfestazione ha fatto trapelare il dato inquietante ma non sorprendente che su un vagone della metro vivono in media 1000 scarafaggi, la metà circa su un autobus.

I miei colleghi e altri animali.

Nigel è un very-senior software engineer sulla sessantina, vive in un sobborgo dell’Essex poco più in là e non ha un’auto. E’ alto, imponente, ed è la copia sputata dello svogliato collega della leggendaria serie a fumetti Dilbert. Educato, affabile, la voce baritonale vellutata, leggermente nasale, Nigel ha l’innato e raro talento del battutista, di uscirsene al momento opportuno con una punch-line improvvisata ma geniale, a volte un po’ abrasiva. In passato ha lavorato per qualche anno in Australia, poi a Singapore, dove ha imparato l’arte del rutto tonante disinvolto e dove ha avuto la possibilità di scoprire e innamorarsi della vicina Thailandia. Nel magico paese del sudest asiatico ci ha una casetta con orto, giardino e moglie di un bel po’ di anni più giovane di lui. Se la gode un paio di settimane all’anno, verso Natale, la stagione secca.

Ormai vicino alla pensione, Nigel segue un rigido rituale quotidiano, che si articola in:

8.00am: arrivo in ufficio e accensione del pc, cappuccino solubile;

8.15am: cagata con giornale;

8.45am: sciacquone, sudoku;

11.00am: telefonata incazzosa di routine all’IT: il software non compila perchè loro nottetempo gli anno manomesso il pc, lamenti generici ad alta voce;

11.30am: spiega al capoufficio che quelli dell’IT lo hanno sabotato e non può lavorare a pieno regime;

12.30pm: a pranzo con il direttore generale (la chiave di volta che regge tutto il palco);

1.00pm: risoluzione di un cubo di rubik 7×7, secondo cappuccino solubile;

3.00pm: ed è subito cruciverba;

4.30pm: impeccabile si alza e se ne va.

Requiem.

Ma è vero? Puoi confermarlo? Leggo che proprio durante le riprese di uno show televisivo italiano, Pingping, l’uomo più basso del mondo, testualmente: colui che con la sua personalità maliziosa e brillante è stato di ispirazione per milioni di disabili, ha tirato le cuoia. Come faranno adesso milioni di disabili, come non avessero già abbastanza cazzi per conto loro, senza il loro esempio, un incrocio tra Alvaro Vitali e Massimo Boldi, alto mezzo metro, che se ne andava in giro per le tv di mezzo mondo, vestito da Arlecchino, a guardar sotto le sottane delle soubrette di turno: uh, uh, uh, ti piacerebbe, eh? Tanto neanche ci arrivi a toccarla, ah ah ah, ometto, ih ih ih… Sarà mica stata la solare Barbara D’Urso, no? Già mi immagino la scena: Pingpiiiiiiing… Pingpiiiiiing… ma cosa stai facendo? Pingpiiiiiing… No, scusa, taglia. Uè Pingpong, nun fa’ o strunzo, eh? Che qua il gettone te lo metto nel culo con le mani mie, te lo metto, con le mani mie, to o ggiuro su San Gennaro, Pingping. Mo’ guarda te co ‘sta carriera co li controcoglioni che mi ritrovo alle spalle me tocca de lavorà co ‘sto omett’emmerda. Uè, io sono un’attrice! Ah, stammuorto? O scarrafone, emmo’ caggiafa’? E trovate nu scugnizzo piccirillo. E così via lungo il viale dello squallido. C’è di che dare un senso ad una vita intera, scriverci un’autobiografia: “L’uomo più piccolo del mondo mi è crepato in mano”.

Che certa gente sia sempre sana e in forma non c’è di che stupirsi, il segreto è semplice, no? Beh, vado a fare un po’ di flessioni con il vasetto del Vicks Vaporub piazzato per terra al livello del naso.

Non lasciarti andare, mate/lad.

Deividi “Biiiig Liiiiiiips” Maiòsiiiiiiii.

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