Una carezza in un pugno – Round Two

Jab, jab, jab, jab,

e ancora jab, fratello/sorella. La combinazione più importante e sottovalutata, nonché l’unica che ci hanno insegnato finora qui al BS Boxing Club. Il BS Boxing Club è un boxing club. Proprio come te lo immagineresti: immerso in un quartiere degradato, ma con il pregio di una vicina farmacia. L’ingresso è una porta metallica nel retro buio di un cortiletto fangoso, in una stradina imbucata. Nessuna insegna, nessuna luce, solo qualche rottame arrugginito. L’ambiente è vecchio e polveroso, tappezzato di vecchie foto in bianco e nero e locandine di incontri di chissà quando. Se sei il primo ad arrivare, quando è ancora tutto chiuso, l’odore di anni di fatica è insopportabile. Gli attrezzi però sono in buono stato e il quadrato è stato rifatto di recente. A bordo ring ci trovi parcheggiato un vecchio panzone, col giubbino in pelle di qualche taglia in meno, il basco e la faccia di uno che ne ha presi tanti. Sta lì, non si muove, non parla. L’avranno preso su eBay, tanto per fare atmosfera, ce ne fosse il bisogno. Nel seminterrato ci si va a far ginnastica, sopra delle materassine spellate, di fronte una lapide ai caduti di Shag-well, scusa: Shadwell, accanto un vecchio biliardo, spellato pure lui. E poi c’è l’ufficio, dove vanno gli atleti a pesarsi, a prendere il the, a raccontarsi mille e mille volte i loro incontri. Sono i soliti ragazzini tolti dalla strada, figli della working class con le mani pesanti. Un paio di loro sta per fare il salto verso il professionismo, altri lo hanno già fatto. Si allenano con disciplina e convinzione, che non deve mancare mai in posti come questo. Come pure sul posto di lavoro.

La caccia (all’elefante) è contro l’amore.

Eh, si fa presto a dire noi indiani si resta in ufficio fino alle dieci di sera e in Italia i dipendenti hanno troppi diritti (magari perchè sono anche gli unici italiani a pagare le tasse, sst!) e tutte quelle menate da persona devota all’azienda; e poi passare mezzo pomeriggio spetasciati sulla scrivania, risvegliandosi giusto per un sacchetto di patatine alla cipolla e leggersi la recensione di Avatar. Predichi bene e razzoli male, mister Curry. O forse ti ho frainteso, caro il mio Pathèlla, parlavi di rimanere in ufficio, tu, mica di lavorare. Sia quel che sia, le palline di carta che ti ho tirato tra i capelli mentre dormivi te le sei meritate tutte. Ma poverino dài, non è mica colpa sua, c’ha il figlio piccolo che gli piange la notte perché gli manca la vitamina D! Eh sì, poveretto, c’hai ragione pure tu: ce la si prende contro gli omisessuati, ma nessuno ha il coraggio di denunciare la nuda verità: altro che l’attraversamento contromano della cavità rettale, lavorare è contro natura.

Visioni di ordinaria igiene.

Se sei o sei stato/a come me un/a fumatore/trice, ti sarà forse capitato di incorrere nello spiacevole inconveniente delle “labbra appiccicose”. (Sigla di quark) Una miscela di condizioni climatico-fisiologiche, che tutt’oggi lascia perplessi gli scienziati di mezzo mondo, fa sì che la sigaretta incriminata rimanga attaccata alle labbra del malcapitato tabagista. Egli, ignaro di ciò che la fisica ha in serbo per lui, fa per afferrare tra l’indice e il medio l’oggetto della sua dipendenza. Ma, mentre le dita scorrono lungo il cilindro cartaceo, quest’ultimo non si muove di un millimetro e l’ustione finale è assicurata, in un fiorire marzolino di bestemmie (sigla di quark che sfuma). Credo sia stata questa la molla decisiva che mi spinto a smettere. Anyway, me ne stavo assorto in queste riflessioni lavando i piatti, quando mi sono ricordato della ciotola ancora sul tavolo. Ma, mentre i piedi compivano il loro dovere, le mie pantofole rimanevano lì, tutt’uno con le finte piastrelle in linoleum ingiallito.

E’ nata una stella?

Involontariamente mi è capitato di fare la comparsa in un film di Bollywood in trasferta dalle parti di Leicester Square.

Fighters.

Daemon, credo, è un self-employed che, credo, abita dalle parti della mia azienda (mi ha chiesto se è quella con le eliche sul tetto, provate a prendere il volo?). Cosa faccia di preciso, come del resto un po’ tutto quello che mi ha detto finora, mica l’ho capito bene, per via del suo bofonchiare da paresi facciale condito da un accento fortissimo. Ma siamo a casa sua e, credo, è sempre meglio non infastidire un rasato tracagnotto ricoperto di tatuaggi, con una croce germanica appesa al collo, specie se sei un immigratodimmerda. E soprattuto perché il poveraccio, il bere e le droghe, mi dice, c’ha pure i calcoli ai reni che non gli devono far bene all’umore. Ma dietro quell’espressione da palla-di-lardo-prima-di-ammazzare-l’istruttore-in-full-metal-jacket si nasconde, credo, un cuore tenero, un animo gentile, un barlume di intelligenza. Naaaaaaaaa. Diciamo perlomeno un compare d’osteria dal fare tra il brusco e l’amichevole. Uno di quelli che se ti trova alla fermata della metro ti saluta giocosamente con uno spintone, a due passi dal terzo binario. Nonostante l’abbigliamento specializzato all’ultimo grido, le sue abilità pugilistiche sono pari a quelle di una lampada da tavolo stile ‘700.

E adesso, un po’ di corda,

see ya mate,

Deividi “the Hygienizeeeeeer” Maiòsiiiiiii.

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