Ma come fanno i marinai – Chapter Eleven

Aaaaaaarrrgh!

Eccomi qui, all’arrembaggio, nonostante un’emicrania continua e costante che dura da settimane, una maledizione che forse colpisce chi ha il coraggio di vivere a Londra ed essere comunque ottimista. Anche grazie alla capacità di giocare come un bambinetto. Durante le mie quotidiane disavventure con la programmazione object-oriented, ne approfitto per girare un po’ il mondo, virtualmente, attraverso l’oblò del mio radar-navigatore. Questa settimana, dopo aver scoperto che la foce del Rio delle Amazzoni è praticamente sull’Equatore, a 49 gradi di longitudine ovest, ho risalito il fiume a 15 nodi, orientandomi grazie al dead-reckoning. Verso le 14.30 del giovedì, dopo un pranzo a base di torta di carne e patatine fritte, eccomi cadere fuori bordo e perdere conoscenza. Al mio risveglio mi ritrovo prigioniero di una tribù indigena dalle intenzioni apparentemente ostili. Il panico si trasforma in senso del dovere quando scopro che la sopravvivenza di questo popolo della giungla è minacciata dalla terribile piaga dell’impoverimento genetico. Secoli di isolamento hanno reso il loro DNA così fragile da vederli costretti a rapire chiunque attraversi il loro territorio e imporgli di accoppiarsi con tutte le loro donne, nella speranza di rinfrescare la razza. Una volta assolto il proprio compito il malcapitato diventa ripieno per ravioli al vapore. Gli ingenui però non hanno fatto i conti con la mia astuzia, e soprattutto la mia capacità di svegliarmi e farmi un caffè quando le cose nel mondo dei sogni si mettono male. Ma certe esperienze ti segnano dentro e ti fanno prendere coscienza delle responsabilità che hai nei confronti del genere umano. E così eccomi rispondere ad una certa inserzione…

People.

Ho conosciuto Muarèm, o Ruajèm, o Murales, o semplicemente Gigi, non ho capito bene, giovane gay polacco, addetto ai cappuccini vicino alla British Library. Emozionatissimo per l’arrivo in città di non so quale stilista, cercherà di farsi assegnare un orario part-time per seguire i corsi universitari. Anziché pensare a mettere al mondo dei figli, studierà, a 28 anni suonati, qualcosa per la televisione, vuole fare il presentatore. La ristorazione schiavista della capitale ringrazia.

Noi, ragazzi di oggi noi.

mi sono sempre chiesto perché quel biondino tanto bravo e carino, come cazzo si chiamava?, non sia riuscito a continuare brillantemente la sua carriera musicale. Ma ci sono cose che mi sono ancor più oscure, come la nuova moda degli adolescenti inglesi: la self-strangulation. Un giochino innocente che ha falciato un diciassettenne la scorsa settimana e sembra negli States abbia già mietuto un centinaio di vittime. D’altra parte, quando ancora non ci si può andare a spalmare ubriachi su qualche albero il sabato sera, cosa c’è di più divertente che legarsi qualcosa attorno al collo e tirare fino a perdere conoscenza, magari mentre un amico ti riprende, ridendo a crepapelle delle tue contrazioni nervose involontarie. E subito il governo viene a farsi i fatti tuoi, distribuendo ai genitori un prontuario per riconoscere i segni che questo nuovo hobby lascia sui poveri idioti dei loro figli. Come distinguere infatti un livido da impiccagione da un banale succhiotto? Anyway, le nuove generazioni hanno proprio bisogno di un’iniezione di intelligenza…

Ads.

Ovvero annunci, quelle pagine che sempre giro frettolosamente nel giornale gratuito del mattino, e che invece si rivelano piene di opportunità. Come quella di ricevere sul tuo cellulare video scabrosi, oppure direttamente a casa tua una moglie indiana, astrologicamente compatibile, diventare avvocato in due anni o ottenere un visto di ingresso nel Regno Unito in un giorno. Puoi affidare la tua vita travagliata a un mago dal nome impronunciabile oppure ambosesso apparire in film per adulti, il mercato è florido. Se ti vergogni a farti vedere come mamma ti ha fatto, per via di quel fastidioso fungo ai piedi, puoi sempre andare a fartelo togliere in un centro specializzato, successo garantito. L’ambito sanitario è ben presente, addirittura un’intera sezione è dedicata ai clinical trials, per aspiranti cavie umane, la qual cosa mi stuzzica. Ma il primo premio se lo aggiudica sicuramente: “Ragazze attraenti cercasi per video di wrestling nudo. Pagamento in contanti. Esperienza non necessaria. Tutte le taglie.”

…Stavolta l’hai scampata.

Pur essendo risultato idoneo dopo gli esami iniziali, un’incompatibilità con i miei orari d’ufficio mi ha impedito di divenire donatore di seme. E ha salvato l’umanità dall’avere a che fare con chissà quante mie repliche in miniatura, frutto di un ciclo di venti “prelievi” avrei dovuto effettuare presso una clinica apposita nella celeberrima Harley Street, la via dei medici per antonomasia. Londra e dintorni costellata di mini-me, ua ha hah ahah ah, il mio piano sventato per il controllo del paese.

Per adesso insomma il gene della follia resta confinato, per adesso…

Intanto però domattina si salpa di nuovo alle sei,

al prossimo porto,

Davide.

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