Ma come fanno i marinai – Chapter Eight

Le sirene, aiuto! le sirene!

Lègati all’albero e resisti amico/a. Hai avuto le tue belle vacanze di Natale? Passato bene il tuo Capodanno? Non ti sarai rifinito in un vuoto appartamento di Caledonian Road a visitare un tuo compagno di sventura (collega) solo e influenzato, quattro chiacchiere, niente brindisi e fuochi d’artificio alla TV? Non fosse stato per un’emicrania assassina, una serata piacevole devo ammettere. Almeno un diversivo ai giorni trascorsi rinchiuso nella mia stanza a studiare e crogiolarmi nelle paranoie tipiche di un trentenne che ancora non ha capito di essere diventato grande. Una ricostruzione in scala 1:1 di Shining, accetta a parte, impersonato da Fabio Volo. Ma basta parlare male di me, parliamo male degli altri. O meglio, degli “altri”.

People:

In coda per un cappuccino, sì insomma, quella roba là, faccio la conoscenza di Elias, da Atene, dottorando in psicologia presso l’Università di Portsmouth. Il suo biglietto da visita non è dei migliori: dopo nove anni sul suolo britannico ancora non ha imparato a rispettare la fila. Ma è solo l’inizio, quando scopre che sono italiano un suo riflesso incondizionato lo porta a sventagliare un sorriso a 82 denti da cui esce: “italiani e greci, una faccia una razza!” Che sembra essere ancora un modo di dire abbastanza diffuso in Grecia. La faccia e la razza però sembravano quelle di un mafioso. Gli ricordo come questa espressione sia nata durante la seconda guerra mondiale. “Ah sì, quella in cui vi abbiamo battuto!” Poche volte in vita mia mi sono trovato così spiazzato, totalmente senza parole, dico, non mi è mai passato per la testa di appartenere ad un popolo che se le è prese da un altro popolo, cioè non ho mai pensato in questi termini. A dire il vero non ho mai neanche pensato di appartenere ad un popolo o ad una nazione in particolare, ma sto divagando. Una doccia fredda comunque, un’illuminazione. Una maleducata illuminazione. Poi tutto il resto è stato noia.

Humour Francese:

“I prussiani sono i peggiori guerrieri del mondo, tuttavia Dio ha creato gli italiani per far godere ai prussiani il gusto della vittoria” (Napoleone).

Black and White:

Aaah, i grandi classici dell’indimenticato Michelino Jackson e le loro profonde riflessioni su temi importanti della vita e della società contemporanea. Come la cattiveria, la licantropia e il razzismo, una parola che al pari di Dio e amore, vuol dire tutto, vuol dire niente, e per questo si presta ad una infinità di diverse e perniciose interpretazioni. Ma mentre in Italia ancora si sta lì a parlar di cacciare negri e terroni, un paese tremendamente multietnico come l’Inghilterra ha dovuto affrontare la questione integrazione e rispetto da decenni e in maniera seria. Essendo stata non troppo tempo fa padrona dell’impero più vasto della storia, sì, più di quello di Genghis Khan, e avendo diffuso la propria lingua in mezzo mondo, l’isola britannica è meta di immani flussi migratori provenienti da tutti i continenti. Una gioia per uno sperimentatore di ristoranti esotici come me. Comunque la convivenza obbligata ha visto il governo e gli autoctoni piegarsi alle tradizioni esterne. A Chinatown i cartelli stradali sono bilingue, veli e burqa vari sono ammessi ovunque e addirittura il terrore britannico per le armi, ha dovuto accettare i coltellacci ricurvi che ogni sikh che si rispetti deve portare alla cinta.

E ovviamente l’oltraggio razziale è taboo.

Un consigliere del sindaco è stato licenziato per aver detto la n-word (nigger) durante una riunione a porte chiuse. Volevo dire bigger, ha cercato di difendersi, il patetico.

Per mesi ha tenuto banco sui giornali la questione: è giusto intervistare in TV il leader del British National Party, un partito di spigliata destra, che tra l’altro deve ora accettare per legge anche membri di colore? O andrebbe censurato? Figlio del suo tempo, questo duce di turno tracagnotto ha querelato un marocchino perché lo ha chiamato balena bianca.

Una star televisiva ha dato della “paki” alla sua partner pakistana in un reality di ballo, gli sono stati concessi cinque minuti in diretta per scusarsi pubblicamente. Poi è stato eliminato automaticamente, come un bestemmiatore.

Ma l’episodio che più mi ha lasciato perplesso è sicuramente quello di una coppia di origine africana che ha festeggiato un successo lavorativo in un ristorante del centro. I tavoli non erano numerati e andando a pagare hanno visto sull’ordine la dicitura: per la coppia nera al piano di sopra. Nota bene: nera. Ma a voler essere pignoli si tratta di discriminazione bella e buona, essere distinti dagli altri per la propria razza. Bisognava ignorare il fatto che la loro pelle era scura e quella di tutti gli altri clienti no e inventarsi, nella frenesia dell’orario di punta, qualcosa tipo: uomo con maglione a collo alto, ragazza con capelli stirati. Come faccio a sapere che sono stirati? Beh, hai mai visto una negra coi capelli lisci di suo? Anyway, stava per partire la denuncia del caso e il padrone del locale, sapendo che avrebbe perso sicuramente la causa, ha offerto loro supercena con ostriche e champagne e testa della cameriera su piatto d’argento. La poveretta probabilmente tornerà a fare l’incivile nel suo paese dell’est, dopo aver perso lavoro e conseguente permesso di soggiorno. D’altra parte le regole qui vanno rispettate, non interpretate, anche a costo del buon senso. E siamo nel paese che ha coniato l’espressione politically correct.

Impara, spaghetti mafia pizza e mandolino che non sei altro!

Davidi, no Devida, oh, let’s say Dave, ok?

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