Ma come fanno i marinai – Chapter Six

Ciao Renna acquatica!

Uno speciale natalizio per il mio consueto aggiornamento settimanale? Affatto. Si dice Londra diventi magica durante il Natale… In realtà è sempre la stessa, con qualche addobbo in più, come la nonna quando si mette la dentiera. La neve, le lucine colorate, echi di auguri ovunque, vetrine magnifiche, insomma niente che valga la pena raccontare, al massimo vedere, avendone il tempo. A casa sono arrivati i regali: dopo qualche giorno di pace sono ripiombati in casa quel simpatico del figlio della padrona di casa e quella gran tettona di sua moglie. Le decorazioni natalizie non mancano. La padrona di casa mi ha regalato un pacchetto che molto probabilmente conterrà delle caramelle, io ho ricambiato con una TV che una coppia di italiani espatriandi mi ha lasciato prima di andarsene, dopo che li ho aiutati con il trasloco. Forse sono stato un po’ troppo precipitoso. Comunque Babbo Natale è arrivato anche in ufficio. Sebbene in ritardo con i tempi di consegna del mio ultimo task, nonostante le mie difficoltà linguistiche con il supervisore dall’occhio clinico, insomma: dopo un interrogatorio da sudori freddi, ho superato brillantemente la mia prima review mensile e la compagnia si dice molto soddisfatta di me. Un piccolo passo verso l’indeterminato? Fossi un allenatore, si potrebbe dire che intanto posso mangiarmi il panettone, o almeno le mince pies.

Comunque, dopo lo spirito dei Natali passati, il denaro e l’abbondanza, ecco lo spirito del Natale presente: il mio piccolo personale presepe.

People.

Faccio la conoscenza di Francesca Cuffari, stupenda ragazza mediterranea dalle parentele evidentemente poco sfruttate. Lavora in una gelateria italiana part-time, che qui può significare anche 10 ore al giorno con pausa di 20 minuti per bersi una brodaglia nera che blasfemi chiamano caffè e rollarsi una sigaretta. Va ad un sacco di concerti.

L’arte di arrangiarsi.

Il perenne carnevale di Belgravia, il quartiere diplomatico londinese, offre numerose possibilità per la sopravvivenza. Si possono fare tour di scommesse con gli amici sulle bandiere. Si può chiedere asilo politico in un paese diverso ogni giorno per mesi, almeno un pasto caldo lo si rimedia. Ci si può inventare un nome esotico, mettere assieme quattro pezze di stoffa, farci una bandiera, e improvvisarsi ambasciatori, l’Africa e l’ex-Unione Sovietica sono così grandi che nessuno se ne accorgerebbe. I ricevimenti e gli scambi di doni non mancano. Giusto un mese fa hanno sfrattato dall’ex ambasciata sudanese, ora in vendita per 15 milioni di pound, un gruppo di squatter spagnoli. Non avevano resistito alla tentazione di appendere al pennone una maglia del Barca e si sono fatti beccare così, come degli idioti.

Caggiafà peccampà.

Accanto al Dominion, uno dei leggendari teatri di musical del West End, sotto lo sguardo commosso di un enorme Freddy Mercury dorato, c’è un piccolo chiosco che vende sigarette, ciunghe e bibite. Per piccolo intendo non più grande di un frigorifero. Al suo interno una ragazza spigliata si dimena come una cubista, due bottigliette d’acqua a mò di maracas, ammiccando ai passanti. E ammicca e balla. E balla e ammicca, la nostra moderna piccola fiammiferaia, nel suo metro quadrato di gelo.

Dàuna lacrima sul viiiiiii souh.

L’apostolato non conosce ostacoli. Ecco dunque ogni santa domenica le ugole dello Speakers’ corner sfidare indomite le temperature del nord dall’altitudine delle loro scalette, incuranti di bronchiti e malesseri stagionali vari. Un afghano qua, un’anziana nazionalista anticattolica là, un canadase vestito da cowboy che parla di dio e invita chi lo contraria ad annusare il suo deretano, fagioli arrostooo!, proclama. Ma il vero protagonista di questa settimana è un simpatico calvo sui cinquantanni. Ubriachissimo, sono le 10am, sale su di un piedistallo e comincia a sbraitare in tedesco cose incomprensibili ma evidentemente così divertenti che ogni dieci secondi si interrompe e scoppia a ridere. E ride. Evvai. E si piega dalle risate, tenendosi la pancia. Quel riso grasso, irrefrenabile e contagioso. Uah ah ah aaaaah. Aaaaah. Ah aahahah. E giù a ridere. Attorno a lui si forma una folla e tutti si ride di gusto, ognuno di quel che gli pare. Del lavoro chi ce l’ha, della moglie, dei debiti, delle feste in solitudine, di niente. Anch’io, che vivo nel weekend i più sconsolati attimi della settimana, me la rido fino alle lacrime. E anche tu, adesso, lo so, te lo vedi davanti a te, ‘sto crucco imbriago che se la ride e te la racconta pure, quando riesce a finire una frase, e anche te, dai, fatti ‘sta cazzo di risata, vah.

Non aspettarti i miei più caldi auguri di buone feste, per te e la tua famiglia, non sarò mai così banale. Ma goditela, piccolo/a.

Babbo di minchia Davide.

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