Ma come fanno i marinai – Issue Five

Slitta a Babordoooo!

Natale, festa cristiana della Natività, festa pagana della rinascita del Sole, festa mondiale del consumismo. E io la onoro nel migliore dei modi, abbandonando tutto me stesso allo spreco e al superfluo, in ogni sua forma. Tanto è solo una situazione temporanea, mi dico, e me lo posso ancora permettere. Trovo tepore grazie al termosifone elettrico, a manetta appena metto piede in stanza; delizio fegato e palato con cibi precotti e da takeaway di dubbia provenienza. Al lavoro prendo d’assalto quotidianamente i distributori automatici, spesso il consumo non è sinonimo di qualità della vita, e sabato e domenica faccio pure colazione al bar (protocappuccio + muffin = 3.50£). Non avendo voglia o tempo di imparare a stirare, quando una camicia è sporca, ne compro una nuova, tanto ci ho il guardaroba vuoto. Insomma, la tipica situazione di chi si ritrova tutto d’un tratto con un reddito decisamente superiore al solito ma deve ottimizzare i propri tempi al minuto primo. E quando paghi 165£ (180 dei tuoi euri) al mese di abbonamento della metro, tutto il resto sembra una bazzeccola. Alla faccia dell’etica. Comunque, essendo persona religiosa, domenica sono riuscito a dedicare un’oretta alla visita del tempio di questo ormai consolidato dio e motore immobile della società…

People and houses.

Julia, trasandata signora di mezza-età, clamoroso caso di alitosi, ospita il mio study-group che settimanalmente si incontra per un aiuto reciproco nell’apprendimento (in pratica si ciaccola). La casa di Julia è a Hampstead, cittadina fagocitata a nordovest di London, residenza, mi racconterà poi mia sorella, di celebrità di ogni tipo. Non riesco a valutare il possibile numero di piani, mezzopiani e stanze di quel maniero labirintico. Anche il giardino si fonde con la casa come la terra con il mare in laguna, con dependance, capanno, gazebo e chissà quant’altro. All’interno, le pareti dell’atrio e dello studio-biblioteca sono ricoperte di nonsoquale legno intagliato, secondo la tradizione signorile inglese, qua e là ritratti di antenati e foto-ricordo delle scuole private dei figli, centinaia di bambini in divisa. Un po’ ovunque sculture neoclassiche e vasi cinesi. La cucina sembra uscita dalla rivista country-houses, fiori, tinte chiare e calore familiare. Noi quattro si va su in una specie di monolocale, un tempo la residenza della servitù – mi spiega con non chalance, almeno quattro volte più grande della mia leggendaria dimora da 14mq. Racconta di aver vissuto anche lei, in gioventù, in un tugurio squallido, addirittura con un bordello accanto. Cosa sia successo dopo non me lo ha spiegato. Dai, non pensare che abbia trovato lavoro vicino a casa, siamo a Nataleee!

Datemi una H, datemi una a…

Insomma, datemi Harrods. La noia della domenica solitaria non conosce limiti e così eccomi a visitare la sede del possesso, nella sua forma più lussuosa, la causa del mio futuro primo divorzio. I grandi magazzini più famigerati del mondo sono un enorme scatolone di costose inutilità o cose utili dal prezzo ingiustificato. La folla che vi sciama all’interno è per la maggior parte di turisti e curiosi, moltissimi italiani e mediorientali, piuttosto che clienti. Ettecredo. Nei sei labirintici piani puoi trovare un po’ di tutto per soddisfare la tua voglia immorale di consumo. Eccoti qualche esempio:

–          aspirapolvere per la tipica moquette britannica, modello “Animal”, dal design aerospaziale (420£)

–          orrenda statua di Lady Diana e Dodi Al-FaQuelCheE’ a grandezza naturale (non in vendita)

–          brocca in vetro comune a forma di ananas, capacità 2 pinte (300£)

–          borsa marrone di Bottega Veneta, prodotta in qualche laboratorio cinese nel vicentino per 20 euri e poi riacquistata da qualche altro cinese più abbiente (2000£)

–          candelabro ebraico in stile liberty (4000£)

–          piatto da verdura con motivo floreale dipinto a mano (800£)

–          testa di Napoleone in porcellana, ideale per taverna/osteria delle Prealpi venete, stranamente in offerta 50% (150£)

–          statuina di iguana tempestata di vetri colorati (3200£)

–          fatina natalizia, 96 cm di altezza, che ignara del suo significato italico fa il gesto dell’ombrello (440£)

–          tarantola di bronzo con addome apribile contenente orologio funzionante (770£)

–          cantante lirica gorgogliante da un balcone che dà sulle scale mobili in stile egizio (trattativa riservata presso i bagni del secondo piano)

–          pianta di papiro fossile 2m x 1m (47000£)

–          pianoforte a coda Bechstein, lo Steinway tarocco, commesso dal repertorio classico escluso (74000£)

–          caffè espresso al Florian Venezia del terzo piano (4£)

–          elefantino portafortuna tipo quelli che ti rifilano per strada (850£)

–          chitarra elettrica Fender con intarsi dorati (14000£)

–          tavolo da biliardo con bassorilievi lignei raffiguranti scene dal giubileo (il 50esimo di regno) della regina (1000000 – un milione £)

–          palla per albero di Natale modello basic (6.5£)

Alla fine comunque, dopo aver notato che le sponde del biliardo non rispondevano come dico io, me ne sono andato a mani vuote.

Come trovare una morale in tutto questo. Non c’è. Oddio, ce ne sono parecchie ma non ti voglio annoiare. Non avevo certo bisogno di conferme per il mio scarso attaccamento alla materialità e la mia diffidenza verso l’equazione “ricchezza = felicità”. Ma per queste cose meglio parlare con Tiger Woods, il Barack Obama dello sport, Mr.Nice Guy, l’uomo da 6 fantastiliardi di dollari, che da dieci giorni riempie la stampa inglese con le sue puttanone da copertina (che invidia).

Luxury Regards,

Davide.

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