Ma come fanno i marinai – Chapter Three

Yu-huuuuuuuuu,

ciao bello/a, rinnovo il mio stupore nell’essere riuscito a scriverti ‘sta settimana, la tempesta infuria ma mi aggrappo saldamente all’albero maestro (no, non è una metafora della masturbazione, magari avessi il tempo per le pugnette). Anyway, che si dice nei mari del Sud? Qui si continua a lavorare sodo, lavorare duro. I primi risultati si cominciano a vedere. E infatti mi è tornata la forfora. Povera camicia scura. Eh sì perché sono finiti i tempi in cui facevo lo sbruffone e me ne andavo in giro per gli uffici in sandali e bermuda, qui mi si impone per contratto l’abito formale. La cravatta è consigliata ma non obbligatoria, i jeans vietatissimi. Molte compagnie qui li concedono agli impiegati il venerdì, l’informal dressing day. La mia no, ma tanto non cambia sto granchè.

Oltre a sgobbare e studiare come un forsennato, 6 settimane all’esame, ho dovuto pure iniziare una simpatica caccia al tesoro. Nel mio passato. Eccomi a rovistare tra tutte le carte, cartacce, scartoffie e certificati vari per ottenere l’indispensabile “Security Clearance”. E questo è il modo più indiretto che ho trovato per dirti che ho un po’ rinnegato me stesso e sono finito in un’azienda che lavora anche e soprattutto per la flotta di Sua Maestà la Regina e li sticazzi. Spero non mi toglierai il saluto, ho sempre creduto che la guerra sia sbagliata e continuo a farlo, ma… Il mio capo mi consola dicendomi che alla fin fine non facciamo armi. Però li aiutiamo a portarle in giro. L’unica patetica scusa che ho trovato a me stesso è che, alla fine, con i soldi di Sua Maestà potrò crescere dei figli pacifisti. Comunque sempre se il governo britannico, rovesciandomi come un calzino, non scoprirà certe cose del mio passato. Tu non le scoprirai di certo.

Quizzzzzz:

In palio il tuo nome scritto sui muri della metro.

Cos’è:

Acido di batteria – Senape – Shampo.

  1. Ciò che è stato ritrovato nello stomaco di Elvis.
  2. Il necessaire di Sophia Loren.
  3. Il mio primo esperimento per la ricrescita dei capelli.
  4. Il contenuto odierno del mio lavello.

People.

Il mio accento orribile attrae sulla ci-ub (la metro) l’attenzione di Mary, trascurata ultraquarantenne in tenuta da caccia alla lepre. Nei dieci minuti di viaggio assieme mi racconta in un italiano arrugginito di essere stata sposata con un architetto romano. Durante il suo soggiorno nella capitale è stata la au-pair (più o meno la baby sitter) di una certa Mara Venier, persona al tempo splendida ma dalla vita sentimentale burrascosa. Recentemente è tornata da Hong Kong, dove ha vissuto per 12 anni, e si sente ancora un po’ straniera a casa sua.

Sto diventando grande.

Noto con immenso dispiacere il manifesto di una band che ad un primo sguardo mi rassomiglia ai Pooh. Quattro nonnetti con il fondotinta e il sorriso in ceramica. Sono gli Spandau Ballet. Gli idoli delle ragazzine e gli ispiratori delle mie acconciature negli anni della preadolescenza. Come passa il tempo.

Solo un gioco.

Non sono più un ragazzino, né ne sono ancora padre, quindi non so quale sia l’attaccamento italico ai videogame. Non credo comunque si arrivi ai livelli britannici. Ogni interruzione pubblicitaria in TV, anche in prime time, contiene almeno uno spot dedicato ai prossimi titoli in uscita e i giochi più attesi vengono presentati in Leicester Square, al pari dei loro corrispettivi cinematografici. Una domenica in cui non avevo niente da fare, mi sono addirittura beccato una conferenza del tipo che ha programmato il caro Wolfenstein, sembrava di essere al motor-show, milioni di brufoli portati in giro da ragazzini senza il minimo rispetto per il loro aspetto. In occasione dell’uscita di un simulatore bellico, criticato dal parlamento per il suo violento realismo (gli Inglesi in Afghanistan stanno morendo come le mosche), si sono formate code, naturalmente ordinate e disciplinate, davanti ai negozi per accapararsi le prime copie. Carri armati posticci e comparse in tenuta mimetica hanno consegnato i bauli contenenti i dvd ai rivenditori. I primi tre acquirenti, intervistati e fotografati dai quotidiani nazionali, sono rimasti in attesa, conciati come dei rambo, per 23 ore. Naturalmente si sono pure procurati qualche giorno di ferie per fondere le proprie consolle con il loro nuovo giocattolo.

Le ferie, ah, l’avvicinarsi dell’Avvento, ah, l’avvicinarsi dell’avvicinarsi del Natale… In questi giorni star televisive in cerimonie solenni stanno accedendo gli addobbi natalizi per le vie della città. Sarà bello passare il Natale qui, anche se non è proprio proprio quello che ho pensato quando ho scoperto che avrei dovuto sborsare un’eresia per passare a casa solo il 30 e il 31. Niente più approdi quest’anno nella penisola, sniff, sniff,

a prestoooooooooo,

Davide.

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