Ma come fanno i marinai – Chapter Two

Hei ho, vecchio/a lupo/a di mare/e,

ma come fanno i marinai a trovare il tempo di scrivere proprio non lo so. Eh sì, finiti i tempi dello sciallo, adesso mi toccano le mie belle ore di ufficio, più due di metro, cinque giorni la settimana. Come se non bastasse sto seguendo pure un corso che questo weekend mi  ha occupato sabato e domenica dalle 9am alle 5pm. Full immersion!

Comunque mi auguro che anche tu stia bene come me, che ancora attraverso la fase di entusiasmo iniziale caratterizzante ogni rapporto lavorativo o sentimentale. Come lamentarsi insomma: ho finalmente una grande scrivania tutta per me, un pc, le mani pulite tutto il giorno e dei compiti specifici e ben definiti. Tutte cose che non vedevo da anni.

E un sacco di cose nuove da scoprire: per esempio, lo sapevi che sebbene su un planisfero di Mercatore una rotta lossodromica sia la più breve in realtà non lo è a causa del fatto che la terra non è piatta? Tuttavia è molto più semplice da calcolare e da seguire, basta avere una bussola, e quindi viene spesso preferita per viaggi non troppo lunghi.

La quasi rotondità della terra crea un sacco di complicazioni per noi psiconauti, per cui sto pensando di istituire un comitato per abolirla tramite referendum e ritornare alla cara vecchia terra piatta. Se ci avessero pensato prima, l’atomica su Hiroshima non ci sarebbe mai potuta arrivare.

I miei colleghi e altri animali. Navigazione linguistica.

A farla breve i miei colleghi più stretti, il mio team si dice qui, si riducono a quattro inglesi in età generalmente avanzata, un neoassunto del Quebec, canadese francofono, e tre indiani. Non quelli con le penne purtroppo, sarebbe tutto più divertente. L’atmosfera è molto serena e rilassata, non ho ancora notato gli odi, le gelosie, i rancori che riempiono ogni buon ufficio che si rispetti. Forse è ancora presto. O forse la serenità è dovuta al fatto che ognuno rimane confinato nella sua isola di open space (le scrivanie sono beige e la moquette color del mare) e si fa i cazzi suoi.

Il mio inserimento ovviamente non è dei più semplici e, come al solito, è tutta colpa degli stranieri!

Il primo straniero da incolpare sono ovviamente io. Gli altri sono i “morettini”, come diceva mia mamma.

Le difficoltà linguistiche nascono da un fenomeno che si può ben descrivere con una metafora nautica. Diciamo che il mio accento, il mio lessico e il mio modo di costruire le frasi stanno a dieci miglia a nordest di quelli inglesi. E fin qui nessun problema, è un tiro di schioppo. Anche l’inglese degli indiani sta a una decina di miglia da quello ufficiale, ma a sudovest. E insomma, con Apu e compagnia bella è già tanto se ci si riesce a dire good morning, immagina imbastire un briefing tecnico. Ma sono ottimista, presto saprò distinguere persino l’odore del curry di prima mano da quello dei loro rutti. Ridiamoci sopra.

Humour inglese.

Gli scozzesi e le loro presunte abitudini rupestri sono spesso oggetto di affettuose battute. Quali sono le tre domande che uno scozzese fa di fronte ad una specie animale che non ha mai visto prima?

  1. Può mangiarmi?
  2. Posso mangiarlo?
  3. Posso scoparlo?

(4.   Eventualmente: Posso scoparlo mentre me lo mangio?)

Caggiafà peccampà.

Certa gente lavora proprio per la passione… Mi si dice infatti, purtroppo non ho ancora avuto modo di verificare, che un tizio ha scritto e si è fatto pubblicare qualcosa tipo England Adult Guide, o London Adult Guide, google it! Il concetto imprenditoriale è semplice: stanco di bidoni? Foto false? Soldi buttati? Ho recensito personalmente per te tutte le squillo, i bordelli, le saune, i massaggiatoi, il troiame vario del paese, e condensato la mia esperienza in un pratico libro tascabile. Mai più senza. Un genio, signori, un genio assoluto.

Sports:

Quando la realtà supera la fantasia, vieni a sapere che la tal sera si disputerà un incontro valido per il titolo mondiale pesi massimi di chess-boxing. Undici round, 6 di boxe inglese tradizionale, 5 di scacchi. Finalmente uno sport completo. E con un sacco di possibilità strategiche, mettere al tappeto l’avversario dopo avergli impedito l’arrocco, usare combinazioni gancio-montante-pedone in c4, dare il matto per non farsi gonfiare come una zampogna. In Italia siamo ancora fermi al biathlon parcheggio-accoltellamento.

E adesso, tutti sottocoperta!

Al prossimo porto,

Mozzo Miozzi.

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