Ma come fanno i marinai – Chapter One

What ho sailor(wo)man!

tutto a posto sottocoperta? Jolly good! Se la tua autostima ha un po’ sofferto di recente, sappi che sei uno/a dei sopravvissuti al vento di novità delle mie newsletter. Non tutti ce l’hanno fatta, purtroppo.

Se sei nuovo/a a bordo, benvenuto/a, d’ora innanzi ti porterò nel cuore in mezzo alle terribili tempeste del nord. Per te un breve riassunto delle puntate precedenti: questo settembre ho mollato casa e lavoro, lasciato una donna ad aspettarmi e mi sono imbarcato su un cargo battente bandiera liberiana. Giunto a Londra ho finto di pensare al mio futuro cercando un lavoro e mi sono goduto un paio di mesi a spasso. Adesso ho iniziato ad occuparmi con entusiasmo di cartografia nautica digitale. Finita la pacchia, finito il riassunto.

Qui si naviga ancora in acque internazionali, nel senso che ho iniziato a lavorare lunedì e ancora non ho raccolto le mie prime impressioni. Nei giorni precedenti invece, dopo una furtiva apparizione sul suolo italico, sono stato avvistato in innumerevoli uffici/enti/istituzioni, in cui ho dovuto costruirmi un’identità rispettabile nell’arco di tre giorni. La burocrazia italiana è rinomata persino nel Regno Unito, ma anche qui un pochino di sofferenza ti tocca. Soprattutto perché la lotteria dei documenti è un grande gioco all’incastro. Ti ci vuole un numero di previdenza sociale per lavorare, ti ci vuole un lavoro per ottenere un numero di previdenza sociale, per avere un medico devi aprire un conto in banca fornendo le generalità dettagliate di una persona da contattare in caso di emergenza, il tutto con due referenti con cognome diverso dal tuo. La soluzione al puzzle è data appunto dalla versione inglese della raccomandazione: la referenza. Sì perché senza un paio di persone di fiducia nel Regno Unito non vai nemmeno al, non sali nemmeno sull’autobus. Ma una volta ottenute quelle, tutte le porte si aprono, senza bolli né controfirme. D’altronde si sta parlando di un paese in cui si pagano le tasse, si lavora in regola e si costruisce solo ove possibile. Ho avuto il mio bel daffare a spiegare il concetto di condono, totalmente estraneo qui.

Ma non siamo certo nel mondo perfetto: anche qui accadono piccole e grandi tragedie nell’indifferenza totale…

Il triste destino di Tommy.

Tommy è un pezzettino di bacon in crosta di pane, grande poco meno di un tarallo. Se ne sta felice in mezzo ai suoi fratellini, in un sacchetto, in mano ad una signora asiatica sul 390 per King’s Cross. Ma mentre sta per compiere il suo dovere, ecco una brusca frenata e Tommy finisce sul sedile, accanto alla sua padrona. Lei lo guarda per un attimo, poi scende il gelo. Addirittura in un desiderio di comfort lei se lo lascia finire sotto le chiappe, a soffocare. Quando la signora scende, Tommy rimane lì, agonizzante. Un giovane ingegnere italiano lo immortala per consegnarlo alla storia. Ma il destino è beffardo: la foto è mossa. Oi lasso, feral spettacolo: il giovane anglosassone obeso del sedile accanto, nell’accingersi a scendere, trascina il suo lardo sul corpicino esanime di Tommy. Di lui non rimangono che briciole e una macchia di unto. Impossibile che il pirata non l’abbia visto, si aprirà un procedimento penale.

My best friend.

In una specie di farmacia-negozio di fotografia-alimentari ho incontrato il mio migliore amico, naturalmente dopo lo scoiattolo Gigio Bagigio: il Sanitaizer. Un fantastico gel, in pratico flaconcino, che non necessita di acqua, non fa schiuma, non lascia residui sulle mani e uccide, nominalmente, il 99.99% dei batteri che incontra. Una manna. Sono felice. Me lo voglio spalmare ovunque. Sì… Io sono il pane, tu la mia Nutella! Sììì… No!

A manager’s best friend.

Oltre a sconsigliarti di usare liquidi igienizzanti immediatamente prima di prendere in mano il tuo coso o quello di qualcun altro, volevo proporti l’innovativo prodotto 3 in 1 per il manager in viaggio. Si tratta di un pratico pastigliotto acquistabile nei bagni degli aeroporti inglesi dai distributori automatici di preservativi. La sua composizione è una fusione micidiale di acido acetilsalicilico, paracetamolo e una dose assurda di caffeina, credo perché un manager raffreddato non riesce a tirare di coca. La “bomba” ti permette di tenere botta per il meeting lavorativo in programma e poi farti collassare sul volo di ritorno. Vietata agli agonisti, può creare problemi ai controlli antidoping.

For your safety.

Le condizioni igieniche dei luoghi pubblici sono una manna per le pandemie di ogni tipo e bisogna correre ai ripari. In certi bagni sono stati affissi vistosi cartelli che invitano la popolazione a lavarsi le mani, sulla metro ti si spiega come usare fazzoletti di carta, gettandoli dopo il primo utilizzo per poi igienizzarsi all’istante. E semmai fosse troppo tardi chiuditi in casa per non contagiare gli altri e contatta il tuo medico telefonicamente. Il mercato offre e pubblicizza abbondantemente una vasta gamma di prodotti dopanti, coadiuvanti, antisintomatici, disinfettanti spray e “booster” (mi manca la parola italiana: immagina Supercar quando inseriva il turbo) per il sistema immunitario. Credo tutta questa fobia sia anche dovuta al fatto che la gente come me, oltre a non avere la tredicesima, non ha la malattia pagata.

Anche se sei un privilegiato, igienicamente e contrattualmente parlando, riguardati fra’.

Davide.

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