Tutta mia la città – Issue Eight

Ciao bello/a,

mettiti comodo e spegni il cellulare che inizia lo spettacolo!

Alla fine la mia innata passione per la vela, che coltivo da quando, bambino, solcavo i mari della bassa veronese, mi ha fatto guadagnare un colloquio alla Alan Daves, azienda che da oltre 250 anni aiuta i naviganti con i suoi portentosi prodotti. Attento allo spelling: Alan Davies è un famoso comico, immagina la scena: “sarebbe per me la realizzazione di un sogno lavorare con Alan Davies…” “Sì Mr.Miozzi, ma con quella cravatta non la lascerebbero mai andare in onda! Comunque le faremo sapere.”

La sede designata per l’incontro è nell’Essèx, sternuto lussurioso e regione del sudest inglese in cui arrivano le propaggini urbane di Londra, cioè c’è una fermata della metro. Da quelle parti, la settimana scorsa, dieci adolescenti hanno letteralmente staccato la faccia a un negoziante a colpi di machete, dopo essere stati sorpresi a rubare un Mars. Amenità.

Passo un sabato e una domenica blindato in casa ad assorbire i princìpii della nautica, della cartografia e del radar, e finalmente arriva il grande giorno.

L’abbigliamento formale è una componente imprescindibile di ogni colloquio lavorativo a Londra e dintorni, anche se si tratta di consegna pizze a domicilio, e quindi mi tocca dismettere il calore dei miei maglioncini e del mio giubbetto, per avventurarmi nell’autunno inglese in maniche di camicia. Naturalmente, per uno scherzo del destino (l’essere nato coglione), giacca e pantaloni sono preoccupantemente di due tonalità di grigio differenti…

Sui mezzi pubblici, non c’è nulla che ti tenga compagnia come un uomo di colore sui 150 chili che discute al cellulare. Comunque, dopo un’ora di viaggio sotterraneo, spunto in zona 4. Alla mia destra un campo da golf, all’orizzonte i faggi secolari della foresta di Hainault. L’edificio della AD è un dado da brodo in mattoni, una di quelle fabbriche degli anni ‘40 in cui da un lato entravano mucche e latta, dall’altro usciva carne in scatola. Zero scarti di lavorazione. Sul tetto una decina di antenne rotanti scrutano la regione.

La cosa più stilosa dell’azienda è sicuramente il logo, very british, di certo non la reception, né il suo bagno ovviamente. In breve tempo vengo bollato col pass visitatori e prelevato dai miei intervistatori: si aprono le danze. Di fronte a me un biondino bofonchione delle risorse umane, il giovane e rampante responsabile della ricerca e sviluppo e il capoprogetto. Quest’ultimo mi si presenta come un signore di mezza età, il tipico atteggiamento del tecnico invecchiato, un po’ remissivo, un po’ (auto)ironico, un maglione verde e lo skullet.

Apro un excursus: skullet è un neologismo formato dall’unione di skull (teschio, cranio) e mullet (triglia). Esso rappresenta la variante calvo-stempiata del mullet, la tipica acconciatura dei pescatori del mare del nord. Essi, per evitare pericolose scottature e colpi d’aria alla nuca, erano usi tenere i capelli corti, lasciandoli però crescere indefinitamente dietro. In Italia tale taglio è meglio noto come capelli “alla tedesca” o “alla polacca”. Agghiacciante.

Tornando a me, un senso di sicurezza mi pervade quando capisco di capire quello che mi viene chiesto e sento la lingua girare fluida nei miei discorsi. Tutto fila liscio insomma, quando d’un tratto mi si dà la possibilità di mostrare le mie abilità nel C++ tramite un piccolo test. Non sarai mica stato così idiota da presentarti ad un colloquio senza prima ristudiarti tutto quello che hai dichiarato essere capace di fare, vero? Ebbene sì, sono stato così idiota. Alla mia povera performance segue un po’ di imbarazzo collettivo, poi mi si presenta, ormai per formalità, un altro test, riguardante le mie presunte capacità analitiche. Dopo cinque minuti tre mandibole rotolano sul pavimento e mi viene spiegato che altri candidati in mezz’ora non ne erano usciti vivi. No, non sono un genio, semplicemente, a ridurre tutto in banalità, le ingegnerie inglesi ti insegnano a fare le cose, quelle italiane ti insegna(va)no a pensare.

Il clima ritorna sereno e amichevole, mi viene mostrato il prodotto su cui dovrei lavorare: una cosa a metà tra un radar e un navigatore satellitare marino, fingo curiosità, sfoggio un po’ di cultura in materia. Mi si fa salutare via radio una nave spagnola sul Tamigi (“…massì, Italia, Spagna, sono uguali…”), mi si mostra la metro sui loro radar.

Dettagli su possibili tipologie di contratto che nemmeno ascolto, cordiali saluti, le faremo sapere la prossima settimana.

Ti farò sapere la prossima settimana,

anche tu fammi sapere,

Davide.

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