Tutta mia la città – Issue Seven

Caro/a amico/a e/o conoscente,

mi manchi, sai? Sì sì, proprio tu (nome) (cognome)! Nelle lunghe giornate di completa solitudine la mia mente vola a quando si passavano le ore, io e te, a sparar cazzate. Poi plana sul fatto che non ho ancora uno straccio di lavoro. Infine atterra sulla visione salvifica ma immaginifica della gnocca. A peggiorare la situazione, problemi burocratici e fraintendimenti geografici. Ma non temere, non tornerò: persi per persi, tanto vale aspettare ancora un po’.

Pay attention.

La toponomastica inglese non è a prova di stupido. Generalmente il nome di una via è composto da “espressione generica” + “identificativo geografico”. Ma, vuoi che London è una città così grande, vuoi che i britannici non hanno gran fantasia in materia, resta il fatto che le espressioni generiche sono in numero così limitato che spesso vengono riciclate. Per esempio, nella mappa puoi trovare: Gloucester Court, Gloucester Meadows, Gloucester Place, Road, Square, Street, Terrace, Way, Walk. Tutti rappresentanti entità geografiche ben distinte. Se ti va bene sono nello stesso quartiere, addirittura adiacenti, ma non darlo così per scontato, come spesso faccio io. Chi ha avuto il piacere di lavorare con me ancora ricorda l’animo leggero nel trascurare quelli che ai miei occhi sono solo dettagli. E intanto saltavano i fusibili. Anyway, se ti capita di passare da queste parti, fa molta attenzione anche all’ortografia. Potresti confondere Malet Street, a 200 metri dal British Museum, con Mallet Street, a 2 ore e mezza di autobus da tutto. Certe facce in zona 6 e le risate della tua padrona di casa non le dimenticherai facilmente.

People.

Evito di fare la conoscenza di un giovane rasta pugliese che incontro in una copisteria. Inizia con il piede sbagliato, sciorinandomi una sequela di luoghi comuni e banalità. E il caffè qui non è come quello italiano, e il tempo non è come quello italiano, e il cibo non è quello italiano, cioè, chettelodicoaffà. Mentre mi estraneo dalla conversazione nella mia mente risuonano i versi di ben altri rasta, i Pitura Freska: “Domanda: perché non sei rimasto a casa tua?” Ovviamente ci avrà avuto i suoi motivi per essere qui. Ma non li scoprirò mai: quando è arrivato al “e non ci sono i bidet”, ho simulato un orgasmo di impegni urgenti e mi sono defilato.

What’s on TV tonight? (Ocio: potresti rimanere disgustato/a!)

Il pubblico inglese ha lo stomaco forte, e questo l’ho capito a mie spese frequentando i bagni pubblici e privati della capitale. Se poi eserciti un po’ di zapping durante il prime time (tra le 8pm e le 10pm) puoi vedere:

–          un documentario con un tipo che si riprende mentre si buca all’inguine, perché anni di tossicodipendenza gli hanno lasciato vene buone solo in quel posto, stramazzando poi su se stesso;

–          una quindicenne, per fortuna ripresa di lato, durante tutto il suo parto, compreso il taglio del cordone ombelicale, all’interno della trasmissione “Under-age and pregnant”;

–          il Fabio Volo locale, addirittura più antipatico e piacione del nostro, che si fuma un bong per mostrare al pubblico gli effetti di una delle nuove “droghe legali” degli smart shop;

–          una ragazza del Norffolk non doppiata (l’accento del Norffolk è il bergamasco inglese);

–          Hung (appeso): un telefilm americano che narra le vicende lavorative, familiari e sentimentali di un insegnante di educazione fisica divorziato. Con una nerchia mastodontica;

–          una serata dedicata a un bambino di 8 anni che vuole cambiare sesso;

–          immagini di un tipo che, nel tentativo di scavalcare una recinzione puntuta è rimasto non so come rettalmente impalato per una trentina di centimetri. Certe rivoli di sangue vorresti non vederli mai.

Humour inglese. Una raccolta di battute riciclate.

Ho perso la verginità con la migliore amicizia di mia madre: mio padre. E’ stata l’unica volta che mi ha detto ti voglio bene.

For your safety.

Per evitare spiacevoli inconvenienti in occasione del classico rito Ognissantesco dolcetto-scherzetto, si pensa di vietare temporaneamente la vendita di uova e farina ai minori di 16 anni (o 18? Non ricordo).

Save her soul,

ovvero: la setta segreta del frappuccino di Ishtar.

Me ne sto tranquillo tranquillo in uno dei 6 Starbucks di High Street Kensington, sorseggiando con fare esistenzialista uno dei loro drink diabetizzanti. Di fronte a me un tavolino occupato da tre ragazze di colore e una bella biondina in mini-mini. Le settimane qui passano e io sono solo come un cane… insomma, almeno l’occhio… mi sono sistemato la sedia e ho cominciato a godermi lo spettacolo chiappettoso. E così noto che le quattro in questione si tengono una mano sulla fronte, l’altra sulla spalla della vicina, in una sorta di catena spiritica. Confabulano a bassa voce e rapidamente. Poi una di loro toglie la mano dalla propria fronte, la piazza su quella della bionda e comincia a parlare concitatamente con gli occhi all’insù. Il resto dei clienti rimane indifferente al tentativo esorcistico, credo, di far diventare nera anche lei. In un paio di minuti il rito termina senza effetti visibili, le quattro raccolgono le loro borsine dello shopping e se ne vanno allegramente. Io sprofondo nella nostalgia per le eresie dei vecchi che giocano a tressette.

Come diceva il saggio: el mal de vivar el riva a la fine del mese (sotto forma di busta),

fatti coraggio,

sei nelle mie preghiere,

Davide.

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