Tutta mia la città – Issue Six

Ehilà,

mi si dice che il tempo della penisola si sta guastando, vero? Qui ricorre l’anniversario del mio infortunio sciatalgico e i 4 gradi del mattino me lo ricordano quotidianamente. L’Evening Standard (il Corriere della Sera inglese, ora distribuito gratuitamente), parafrasando i Rigueira, titolava ieri: la crisi sta finendo. La borsa e la sterlina ricominciano a tirare, la disoccupazione non è più in crescita. E difatti in questo germogliare di opportunità, finalmente sono stato abbordato da un paio di “head hunters” per essere proposto a qualche azienda dei paraggi, nel raggio di 120 miglia da casa mia. Questi cacciatori di teste si beccano circa 4-5 mila pound se riescono a piazzare un ingegnere, ecco spiegato perché regolarmente mi si chiede di riscrivere il curriculum mettendo in risalto le caratteristiche di volta in volta più attinenti al ruolo. E sia, anche se queste aziende cercano gente in grado di progettare, costruire e programmare il sistema di pilotaggio automatico di un caccia, neolaureati si intende. Mac Giver. Comunque il calvario è lungo, se qualcuno mi riterrà all’altezza seguirà una sequela di colloqui, prove pratiche e contrattazioni economiche. Ci sarà da ridere…

Interviews.

Visto che le difficoltà linguistiche sono all’ordine del giorno qui, ho pensato di allenarmi un po’ nel caso mi si presenti davvero una qualche seria opportunità lavorativa.

Il mio primo colloquio di riscaldamento, per un posto da caffettiere da qualche parte giù a Chelsea, si rivela un rosario, anzi una litania, di “Sorry?”, che si conclude con un sagace scambio di battute:

“And tell me about your accent…”

“mmm… It’s ten o’ clock!”

“Yes, time to go for you now, Mr. Maiòsi…”

(questo me lo sono inventato, anche se davvero una volta una bibliotecaria mi ha chiesto: “How can I help you?” e le ho risposto candidamente “Fine, thanks, and you?”. E io che c’avevo delle mire.)

War on terrorism.

La tendenza a coinvolgere e responsabilizzare i cittadini inglesi tocca anche il delicato argomento del terrorismo. Donne girano liberamente in inquietanti burqa neri e nessuno solleva polemiche idiote, almeno che io sappia, però la paura delle bombe è ancora palpabile (gli attentati ci sono stati davvero). E così si invita la popolazione: “Noti qualcuno dall’aria sospetta? Segnalalo alla polizia.”, “La spazzatura del tuo vicino è piena di flaconi vuoti? Sappi che con alcuni composti di uso domestico si possono fabbricare ordigni mortali, chiama il 999.”, “Se vedi una persona con molti cellulari, potrebbe essere un terrorista che cerca di non farsi intercettare, aiutaci a fermarlo”. Dimenticavo: per avere una sim, ti basta entrare in un negozio e comprarla, così, come fosse un frappuccino.

Save my soul:

Alla fine sono riuscito ad andare ad uno degli incontri nella sede Adhyamananti Shantisadan di Chepstow Villas. Uno dei tre quarti d’ora più noiosi della mia vita. In uno degli stanzoni di questa casa signorile, una trentina di persone di età compresa tra i 25 e i 70 anni, di almeno 6 etnie diverse, ascoltano un tizio a mo’ di conferenza. La mia vicina di sedia ha il buon gusto di attaccarmi il raffreddore. Il maestro? relatore? passante? di turno legge un discorso prestampato citando passi del Bhaghavad Gita e dei commentari di Shakran e Delisticazz. La sua voce lenta e monocorde prude la mia aurea. Ogni tanto questo cassiere di banca, cinquantenne in golfino, parte con un

ommmmmmmmmmmmmmmmm,

tutti chiudono gli occhi, io no ovviamente (sono in missione e ho lasciato il portafogli nella giacca all’ingresso), per poi riaprirli dopo 5 minuti in concomitanza di un altro

ommmmmmmmmmmmmmmmm.

Raccolta di offerte, succo d’arancia del discount per tutti, accanto alla bacheca con i libri in vendita, e a casa. Me ne sono uscito più irritato di quando sono entrato, niente salatini, difficile per gli automuniti trovare parcheggio. Bocciati.

Davide l’impiccione.

In questo momento, nella biblioteca di Kensington-Chelsea, alla mia sinistra abbiamo: un uomo sui 40, capelli neri e ricciolini, palestrato con grinze, in maniche corte. Sbircio sul suo schermo e… cazzo, sta cercando lavoro come ingegnere elettronico, maledetto lui e la sua progenie. Alla mia destra invece ecco un altro signore magro e biondino, l’aspetto da intellettuale progressista e, udite udite, in pieno giorno in una biblioteca, fruga un sito di annunci locale (www.gumtree.com) alla ricerca di una squillo “black big booty” (nera e chiappona). Unbelievable. Ti farò avere qualche numero di telefono.

See ya brotha/sista! Yeah, yeah! Big booty biiiiig mama, yeah!

Davide.

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